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sabato 31 ottobre 2020
 
 

Mettiamo il Bambinello al centro del presepe e della nostra vita

24/12/2014  Il Natale è dei bambini, così come i bambini appartengono al Natale. Essi hanno ancora la capacità di meravigliarsi e capire la vera essenza della festa.

Natale e i bambini: è un connubio scontato, ma anche imprevedibile per la capacità che essi hanno di meravigliarsi e capire l’essenza della festa che noi adulti abbiamo banalizzato. Resto colpito quando, dinanzi al presepe della parrocchia, li scorgo con il naso e il muso spiaccicato contro il vetro che separa la grotta della natività con il muoversi di eventi, storie e personaggi attorno a essa, da chi la guarda. Spingono con le mani contro il vetro nel tentativo di penetrare la storia e renderla feconda anche con la propria presenza. Vogliono scoprire il mistero e svelarlo. Non si lasciano distrarre, puntano all’essenziale, che è il Bambinello nella mangiatoia.

Per loro tutti gli altri sono personaggi sconosciuti, per certi aspetti estranei, appartengono a un’altra collocazione anagrafica e storica. E hanno bisogno di qualcuno che spieghi loro che ci fanno lì, nel presepe, il macellaio, il fruttivendolo, il pizzaiolo. Ma Lui lo conoscono, ci si riflettono come in uno specchio. E lo scrutano con la furba curiosità di chi dice: «Ma quello sono io!». Un bambino sa cos’è il Bambino, anzi il Bambinello come amiamo chiamarlo. E attende di scoprire chi è, in una ricerca affascinante che nel Natale ha il suo inizio, ma dura tutta una vita.

Ecco perché il Natale è dei bambini, come i bambini appartengono al Natale. E di noi adulti, che presumiamo di sapere tutto, che ne è? Ci vengono in mente le parole di Gesù che, chiamato a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «Se non vi convertirete e non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli. Perciò, chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli» (Matteo 18, 2-4). Sono parole nette, quelle di Gesù, che piombano nel cuore di una discussione tra i suoi discepoli su chi fosse il più “grande” tra di loro. Sono una rottura scandalosa per le consuetudini culturali e religiose del tempo. Allora come oggi.
Se è vero che, dopo duemila anni, non conserviamo retaggi di discriminazioni insopportabili nei confronti dei bambini, è pur vero che non sono al centro delle nostre attenzioni. I “piccoli” del Vangelo non sono solo i bambini, ma anche i poveri, gli anziani soli, gli immigrati, i rom, i carcerati reclusi in condizioni disumane, i clochard che “disturbano” la quiete dei nostri territori, i giovani senza lavoro e quelli senza orientamenti né certezze...
Tutti lasciati ai margini delle nostre premure. No, decisamente non sono al centro! Non ancora.

Capita sovente di vedere il bambinello gesù “sfrattato” dalla sua collocazione naturale, non più al centro in qualche presepe. la scena viene rubata da altri personaggi. Lo stesso accade nella vita delle nostre città, pur così radicate nella tradizione cristiana: Gesù non è più al centro! E' pericolosamente emarginato, non di rado, anche dalle prassi religiose delle nostre comunità, con troppa disinvoltura sbilanciate nella ricerca di nuove suggestioni devozionali, così poco toccate dalla freschezza dello spirito.
Non ci resta che affidare il timone della storia ai più piccoli che, con innocente incoscienza, sopportano le nostre contraddizioni e resistenze. alle famiglie vorrei raccomandare di riscoprire l’arte nobilissima di fare il presepe nelle loro case, ma ricordarsi di mettere il bambinello al centro della scena… E della loro vita.

Don Carmine - Sorrento

E' Natale. le città si riempiono di luminarie, corone di luci adornano le finestre delle case, si respira aria di festa. anche in momenti di crisi, i negozi sono affollati, file di persone si accalcano davanti alle vetrine, c’è la frenesia degli ultimi acquisti, si organizza il cenone, si fanno gli inviti, si sceglie dove trascorrere le vacanze.
A tutto si pensa, meno che al “festeggiato”, cioè al Bambinello Gesù che nasce povero in una grotta, si fa “bambino” con i “piccoli” della terra. E viene a portarci luce e salvezza per i nostri giorni.

La tua lettera, caro don Carmine, ci invita a riscoprire lo stupore e la meraviglia dei bambini di fronte al mistero della salvezza. e a mettere gesù non solo al centro del presepe, ma soprattutto al centro della nostra vita. Il Natale non è la festa del “buonismo” o del “sentimentalismo”. Tanto meno del consumismo, ammantato di qualche struggente nenia natalizia. E' il cuore del messaggio cristiano, l’inizio della storia di redenzione. E' una “festa scomoda”, che deve “disturbarci” e scuoterci dall’apatia e dall’indifferenza.
Per aprirci all’altro e accogliere i “piccoli” e gli “ultimi” delle “periferie esistenziali”, come ci invita a fare papa francesco. Nel periodo dell’Avvento, abbiamo allegato alla rivista degli agili volumetti di don tonino bello.
Fanno sempre riflettere i suoi “auguri scomodi” («
vi voglio infastidire per Natale»): «Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda e senza spinte verticali... Se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi»

Don Antonio

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