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Mezzo mondo in caserma, i tanti volti della Nato

04/11/2014  Nel Comando di Solbiate Olona (Varese), operano 1.600 militari provenienti da 15 Paesi diversi. Dall'asilo per i bimbi alle feste in comune, ecco alcune storie di ordinaria integrazione.

Quando il maresciallo Spinelli, in tuta mimetica, entra nell’asilo i bambini istintivamente gridano entusiasti: «Papà!». A ingannarli è la divisa militare perché qui sono tutti figli di militari e per loro ogni persona in divisa che entra è il loro papà. Il caporalmaggiore capo Simona Di Silvestro è venuta a prendere il figlio Matteo. È un asilo un po’ particolare. Siamo nella caserma Ugo Mara di Solbiate Olona, nel Varesotto, dove ha sede il quartier generale del Comando del Corpo d’armata di reazione rapida della Nato, l’unico in Italia.
«È un vero e proprio villaggio multietnico», spiega il comandante, il generale Giorgio Battisti, che fino a gennaio scorso ha guidato un contingente di circa 300 militari, uomini e donne, provenienti tutti da questo Comando, nell’ambito della missione Isaf in Afghanistan. «Non era la prima volta», racconta, «avevamo già partecipato nel 2005 e nel 2009. Nell’ultima missione laggiù c’erano militari provenienti da 49 Paesi del mondo. E questo ci ha permesso di fare un’esperienza veramente multiculturale».

Le tute dei militari si fondono con i colori dei giocattoli. Una parte dei posti dell’asilo è riservata ai bimbi di Solbiate come previsto dalla convenzione firmata con il Comune nel 2009. «Questo », chiosa Battisti, «è il segno che siamo ben integrati con la popolazione locale. Spesso, nei Comuni vicini, da Milano a Varese, siamo coinvolti in molte operazioni: da “Strade sicure” agli interventi sull’emergenza maltempo. E i cittadini apprezzano molto. Nel 2012, il Comune di Solbiate Olona ci ha concesso la cittadinanza onoraria».

In questo villaggio globale convivono quotidianamente circa 1.600 militari provenienti da 15 nazioni diverse: dalla Turchia agli Stati Uniti d’America, dalla Germania alla Grecia, dalla Spagna all’Inghilterra. A loro si aggiungono le famiglie che vivono sparse nelle città limitrofe. La lingua ufficiale è l’inglese ma molti conoscono benissimo l’italiano. Come la signora Baiba, lettone, che nel vertice Nato del 2006 a Riga ha conosciuto il marito Mario Sechi che lavora nell’esercito. Si sono sposati e ora vivono qui. Baiba insieme con la signora Giancarla, moglie di un altro militare, sta preparando la festa di Halloween. Ad aiutarle c’è John Bulley, un soldato americano sposato con una donna tedesca che in questo modo ritrova un po’ l’aria di casa.

Il generale Giorgio Battisti nel suo studio: 61 anni, dal 2011 è il Comandante del Corpo d'armata Nato di Solbiate Olona (Varese)
Il generale Giorgio Battisti nel suo studio: 61 anni, dal 2011 è il Comandante del Corpo d'armata Nato di Solbiate Olona (Varese)

Il club delle mogli

  

Le mogli dei militari hanno creato un vero e proprio club con varie attività, dal mercatino di Natale, il cui ricavato viene devoluto in beneficenza alla Caritas di Solbiate e per aiutare le famiglie dei soldati feriti in missione, ai corsi di inglese e italiano fino alle lezioni di fitness in palestra e le gite culturali. «È un modo per socializzare e aiutare le famiglie dei militari a integrarsi nella nostra comunità», spiega Giancarla.

Un’altra meta preferita dal “club delle mogli” è quella della palestra. Per i loro mariti una necessità, prima ancora che svago. «Tutti i militari», spiegano, «devono allenarsi obbligatoriamente almeno sette ore a settimana in vista delle esercitazioni e delle prove annuali di efficienza operativa come la corsa dei tremila metri».

Nella cappella del Comando alcuni militari si fermano qualche istante per pregare. C’è un cappellano a disposizione, ogni domenica si celebra la Messa. E la convivenza con i militari di altre religioni? «È buona», spiega Battisti, «i turchi di fede musulmana partecipano alle nostre feste di Natale con grande entusiasmo. C’è un reciproco rispetto delle fedi e delle tradizioni culturali di ognuno che è fondamentale anche per lavorare bene».
Un’esperienza quotidiana che a Battisti ricorda quella già vissuta in Afghanistan: «Lì la gran parte di alleati con cui abbiamo operato erano musulmani, noi partecipavamo alla loro preghiera del venerdì, e loro facevano lo stesso con noi», spiega il comandante. «Ogni domenica c’era una preghiera comune con il nostro cappellano e gli imam afghani per ricordare tutti i caduti».

Al primo piano del reparto operativo c’è una riunione interforze. Al tavolo, attorno a una cartina dell’Afghanistan, siedono militari turchi, inglesi, italiani, americani e greci. Chiediamo a Battisti com’è, visto da qui, lo spettro dell’Isis. «Combattere questi terroristi », chiarisce il generale, «non è un attacco all’islam ma a un’organizzazione criminale ed estremista che non ha alcun rispetto della vita e della libertà umane». A breve arriveranno nel Comando militari albanesi e croati. «Le sfide sono tante», chiosa Battisti, «occorre essere preparati». Ubique celere, recita, non a caso, il motto del Comando

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Dalla sala operativa all'asilo, così la Nato alle porte di Milano
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