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sabato 16 gennaio 2021
 
Posta del cuore
 

«Mia nonna mi ripeteva: “Se hai fede non puoi sentirti angosciata”. È così?»

13/01/2021 

Cara “Posta del cuore”, questa lettera è solo un grazie per il libro L’arte di consolare che tu e don Patrizio Rota Scalabrini avete edito con Porziuncola. Don Patrizio scrive: “Il credente è esortato a non affannarsi, ma a riversare nel Signore il proprio affanno”. Ho passato una vita a sentirmi criticare – specie da mia nonna – perché mi affanno per ogni cosa: “Se hai fede, non puoi sentirti angosciata, ansiosa”. Allora, non sono “sbagliata”?

ERIKA

Grazie, cara Erika, perché vai cercando consolazione ai tuoi affanni e grazie perché hai letto con meraviglia e intelligenza quanto scrive il biblista. A me chiedi se il tuo sentirti in affanno sia un essere sbagliata, oppure, nel linguaggio di tua nonna, sentirti donna di poca fede. Siamo in clima natalizio, e forse è ora di dare dignità a quel Natale che ci riempie di buonismi, di frasi fatte, e di pacchetti di regali. È nato per voi un Bambino, un “salvatore” dicono gli angeli che invitano i pastori a rallegrarsi. E dunque ogni affanno sparisce? Si dilegua ogni lotta contro tutti i nostri fantasmi e le nostre paure? Il Bambino è un consolatore che come una spugna assorbe tutti i tuoi affanni, ti consegna una vita serena, piana, senza dif­coltà? Questo “sogno” (in cui tanti trasformano la loro religione “magica”) non è un dono del Bambino: sarebbe un furto di umanità. Prova a immaginarti, cara Erika, senza una preoccupazione, un dolore, una paura, una domanda (nella tua lettera scrivi che tu eri piena di domande e per questo venivi giudicata, zittita, considerata disturbante): saresti tu? Proprio tu? Oppure ti ridurresti a un bel burattino, cui tirano i ­li della contentezza e della felicità? Tu dici che ti sei sempre sentita in colpa per i tuoi affanni e che anzi sono quelli che hanno allontanato da te le persone che amavi… ma nella tua ricerca ora scopri che non ti è chiesto di non averne, bensì di “riversarli nel Signore”, cioè gettarli in Lui, sapere che Lui li conosce (e non li fa sparire), che si china sulle tue sofferenze, le ama. In questo senso, puoi guardare il Bambino consolatore: in quale condizione semplice, umile e inerme si è presentato a noi? Si è fatto sconti, si è scelto una reggia e miriadi di servitori? Egli è il Dio con noi, come ha detto l’Angelo. Non cancella i tuoi affanni, ma sa che puoi guardarLo come colui che accoglie i tuoi affanni, senza sottovalutarli o cancellarli. Questo bisognerebbe dire alle nonne. E non solo a loro!

Il libro di Mariateresa Zattoni e don Patrizio Rota che ha colpito la lettrice

  

L'arte di consolare (ed essere consolati). Per attraversare insieme ombre, paure e delusion

Tutti noi abbiamo sperimentato nella vita il desiderio di consolare o di essere consolati in momenti particolarmente difficili.

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