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Micaela Ramazzotti, "Nel film vedrete il parto della mia Anna"

09/02/2015  Parla l'attrice protagonista di "Il nome del figlio", in onda stasera su Rai 1. Nel 2013 ha partorito sul set e le immagini sono finite nel film: "Magari tra vent'anni mia figlia mi rimprovererà, però per me è stato naturale girare quella scena".

Non si svela mai il finale di un film, ma nel caso di Il nome del figlio, in onda stasera alle 21.25 su Rai 1, non si può non partire dalle emozionanti immagini di Simona, la scrittrice interpretata da Micaela Ramazzotti. Perché quelle immagini mostrano il vero parto dell’attrice che nel 2013 ha dato alla luce Anna. È stata un’idea di Francesca Archibugi, la regista del film, e Micaela ha subito accettato «perché il cinema è la mia vita. La nostra unica paura è stata: chi glielo dice a Paolo? (Virzì, regista e marito dell’attrice, ndr). E infatti quando l’ha saputo ha scosso la testa e ha detto: siete due pazze, fate voi…». In quei momenti, Micaela è riuscita persino a recitare: «È stato un parto molto tranquillo, un cesareo programmato e così sono riuscita a dire: “È femmina!”. Già che c’ero, non era una battuta così difficile... Quando poi ho rivisto la scena nel film ho pianto. Dopo aver partorito ti fanno baciare il bambino, ma poi non lo vedi più. Quindi è stato emozionante vedere come li prendono, li lavano, li misurano. Magari mia figlia fra vent’anni mi dirà: “Mamma, cosa mi hai fatto?”. Però per me è stato naturale girare questa scena in un film per me molto bello».

È una commedia amara che si svolge quasi tutta in una serata e in una casa dove si riunisce la famiglia Pontecorvo. Da una parte ci sono Paolo (Alessandro Gassmann), rampante agente immobiliare con il gusto per la battuta cinica, e la moglie Simona, scrittrice dalle origini proletarie; dall’altra ci sono Sandro (Luigi Lo Cascio), Betta (Valeria Golino) e Claudio (Rocco Papaleo), tre intellettuali di sinistra snob. Due mondi opposti che si scontrano quando Paolo annuncia che con Simona hanno deciso di chiamare il loro primo figlio Benito. La cena degenera in un susseguirsi di accuse, insulti, segreti rivelati e bugie nascoste che si stemperano solo sulle note nostalgiche di Telefonami tra vent’anni di Lucio Dalla, che tutti si ritrovano a cantare. Rispetto al film francese da cui è tratto, Cena tra amici, il personaggio più originale di Il nome del figlio è proprio Simona: «All’inizio sembra una povera ingenua, all’improvviso si trasforma nella tigre di Casal Palocco, la borgata romana dove è cresciuta e poi... Non posso rivelare tutto, ma mi piace perché è una donna con più strati da scoprire». L’inizio con i fotoromanzi. Ora che ha 36 anni, due figli, e una carriera avviatissima, Micaela guarda con tenerezza alla sua gavetta iniziata da adolescente con i fotoromanzi: «Di solito facevo la fidanzatina che veniva messa da parte quando il ragazzo incontrava una più sveglia. Da allora, ho quasi sempre interpretato donne che prendono più schiaffi rispetto a quelli che danno. Ma è bello prendere schiaffi al cinema: lo spettatore ti ama subito».

 Durante questa gavetta le è capitato più volte di trovarsi di fronte a persone che l’hanno guardata dall’alto in basso come succede nel film a Simona con i suoi parenti radical chic. «Non facevo neanche in tempo a entrare e subito mi dicevano che non andavo bene. Ce l’avevano in particolare con la mia voce. Poi, anni dopo, quando ho incontrato Carlo Verdone e Pupi Avati, ho chiesto loro un consiglio per frequentare qualche corso, ma me lo hanno impedito. Ricordo le loro parole: “La tua forza sta nella tua naturalezza. Fatti una tua cultura, cresci studiando la vita, ma cerca di non perderla mai”».  

Per ora c’è riuscita e si è presa una bella rivincita anche nei confronti dei detrattori della sua voce, dal momento che è stata usata pure per doppiare quella di Scarlett Johansson nel film Lei. Micaela non si è montata la testa, come dimostra quando le chiediamo se le sarebbe piaciuto interpretare il personaggio di Valeria Golino in Il nome del figlio: «Credo di non possedere ancora quello spessore, quell’esperienza di vita e di attrice che ha lei». Nel film i figli della Golino hanno nomi stravaganti, Pin e Scintilla: una scelta opposta a quella fatta da Micaela e dal marito che hanno chiamato i loro bambini Jacopo e Anna. «Jacopo è un nome antico, toscano, e stava bene con il cognome. Come Anna, che però esiste in tutto il mondo ed è un nome da santa e da principessa, ma che puoi trovare anche dal parrucchiere. E poi è il nome del mio personaggio nel film La prima cosa bella, che era una vera donna del popolo».

Quel film era firmato da suo marito, che presto tornerà a dirigerla in una nuova commedia.
Si sa che sarà ambientata in Toscana e che accanto a lei ci sarà Valeria Bruni Tedeschi, che  torna a lavorare con Virzì dopo la felice esperienza di Il capitale umano. «Di più non voglio dire», dice Micaela. Le chiediamo allora solo come mai sei anni fa ha deciso di sposarsi nel giorno del suo compleanno, il 17 gennaio. «Perché non ho mai amato i compleanni. Ma quando ho compiuto 30 anni, ho pensato che forse era arrivato il momento di fare una bella festa. E così ho sposato Paolo».

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