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venerdì 10 luglio 2020
 
Migranti
 

Migranti: anche l'Europa del Nord scopre la realtà

26/08/2015  L'Europa che snobbava l'Italia e la lasciava sola a gestire i migranti, ora è a sua volta investita dalle persone in fuga. E scopre quanto sia difficile gestire il fenomeno.

Una settimana. Ai Paesi del Nord-Est europeo è bastata una settimana di quelle che l'Italia vive da due anni per perdere tutta la sufficienza con cui , da anni appunto, respingevano gli appelli a considerare la questione dei flussi migratori come una questione europea, dandoci almeno una mano a gestirli. In questa settimana è una successa una cosa molto semplice: i profughi (chiamiamoli pure così, perché per la maggior parte vengono da Siria, Eritrea, Afghanistan e altri Paesi in guerra) hanno scoperto che in Europa si può arrivare anche passando per i Balcani, lungo la rotta ben esemplificata dalla cartina Ansa qui riprodotta.  

Una tendopoli di migranti in Serbia (Reuters).
Una tendopoli di migranti in Serbia (Reuters).

E così, hanno cominciato a batterla: 160 mila tra gennaio e agosto, altrettanti in arrivo entro la fine dell'anno. E' l'effetto a scoppio ritardato della crisi in Siria, perché le persone che scappano dalla guerra impiegano mesi e mesi per arrivare ai nostri confini.

Comunque sia, quelli che se la tiravano da furbi e organizzati sono andati nel panico. La Macedonia voleva tappare la frontiera con la Grecia, e in meno di un giorno ha ceduto: ora passano da lì 3 mila persone al giorno. La Serbia, che non è nella Ue, in qualche modo si tira da parte: sa che i migranti vogliono entrare nell'Unione, li tratta con umanità e li lascia passare, visto che si dirigono altrove. L'Ungheria ha avuto l'idea geniale del muro al confine con la Serbia, 175 chilometri di filo spinato e barriere varie che i migranti, laddove è già stato completato, riescono comunque a scavalcare. La Bulgaria, per non sbagliare, ha mobilitato i carri armati: spareranno sulle persone in fuga?

Migranti attraversano la barriera di filo spinato al confine con l'Ungheria (Reuters).
Migranti attraversano la barriera di filo spinato al confine con l'Ungheria (Reuters).

E' l'europettina dei nazionalismi di ritorno, dei populismi senza idee e senza progetto ma attaccati ai migranti come a una macchina da voti, incapace di capire un principio molto semplice: se sei un siriano, un eritreo, un afghano, un sudanese, hai visto così tanta violenza e miseria a casa che qualche doganiere e un po' di filo spinato ti sembrano proprio il meno. Non a caso molte famiglie fanno partire i figli appena adolescenti, quei "minori non accompagnati" che arrivano a migliaia: se una madre spinge il figlio a un viaggio che può portare alla morte, è chiaro che la sua quota di disperazione è enorme. E sperare di fermare quei flussi di persone in fuga con questi mezzi è come cercare di svuotare il mare con un secchio. 

Lo ha capito la Germania della cancelliera Merkel, che ha sospeso il Trattato di Dublino (quello che obbliga il primo Paese Ue toccato dai migranti a occuparsi di loro), anche se solo per i migranti provenienti dalla Siria. La Germania, cioè, non rimanderà indietro i siriani che arriveranno ai suoi confini. E i siriani sono la componente maggioritaria del flusso che attraversa i Balcani.

Tutti questi Paesi, investiti dallo stesso problema che da anni investe l'Italia, hanno fatto marcia indietro, hanno cambiato le loro politiche o hanno constatato che le soluzioni facili non esistono. Ora, più o meno tutti, chiedono un piano europeo, un intervento europeo, una reazione europea. Come sempre, tutti invocano l'Europa quando hanno una crisi da risolvere. Salvo immaginare di poter far da sé quando la crisi è risolta o sembra riguardare solo gli altri. Come noi italiani, soli per due anni a gestire l'emergenza profughi, sappiamo bene.

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