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Migranti, il Papa: il futuro delle nostre società è "a colori"

06/05/2021  Nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato Francesco sottolinea che «i nazionalismi chiusi e aggressivi e l’individualismo radicale sgretolano o dividono il “noi”, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa»

«Il futuro delle nostre società è un futuro “a colori”, arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali»: lo scrive Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (26 settembre), sottolineando che se, specie nei momenti di crisi come la pandemia, «i nazionalismi chiusi e aggressivi e l’individualismo radicale sgretolano o dividono il “noi”, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa», è necessario impegnarsi perché «non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un “noi”, grande come l’intera umanità».

«Nella lettera enciclica Fratelli tutti ho espresso una preoccupazione e un desiderio, che ancora occupano un posto importante nel mio cuore: «Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di autoprotezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”», scrive Jorge Mario Bergoglio nel messaggio intitolato «Verso un noi sempre più grande» che viene pubblicato oggi in vista della giornata giunta quest’anno alla sua 107esima edizione.

Il tempo presente, nota Francesco, «ci mostra che il noi voluto da Dio è rotto e frammentato, ferito e sfigurato. E questo si verifica specialmente nei momenti di maggiore crisi, come ora per la pandemia. I nazionalismi chiusi e aggressivi e l’individualismo radicale sgretolano o dividono il noi, tanto nel mondo quanto all’interno della Chiesa. E il prezzo più alto lo pagano coloro che più facilmente possono diventare gli altri: gli stranieri, i migranti, gli emarginati, che abitano le periferie esistenziali».

Ma «siamo tutti sulla stessa barca e siamo chiamati a impegnarci perché non ci siano più muri che ci separano, non ci siano più gli altri, ma solo un noi, grande come l’intera umanità», sottolinea il pontefice argentino, che rivolte un duplice invito, «anzitutto ai fedeli cattolici e poi a tutti gli uomini e le donne del mondo».

Lo Spirito santo «ci rende capaci di abbracciare tutti per fare comunione nella diversità, armonizzando le differenze senza mai imporre una uniformità che spersonalizza. Nell’incontro con la diversità degli stranieri, dei migranti, dei rifugiati, e nel dialogo interculturale che ne può scaturire – sottolinea il Papa – ci è data l’opportunità di crescere come Chiesa, di arricchirci mutuamente. In effetti, dovunque si trovi, ogni battezzato è a pieno diritto membro della comunità ecclesiale locale, membro dell’unica Chiesa, abitante nell’unica casa, componente dell’unica famiglia. I fedeli cattolici sono chiamati a impegnarsi, ciascuno a partire dalla comunità in cui vive, affinché la Chiesa diventi sempre più inclusiva». Oggi, in particolare, la Chiesa «è chiamata a uscire per le strade delle periferie esistenziali per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito, senza pregiudizi o paure, senza proselitismo, ma pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti. Tra gli abitanti delle periferie troveremo tanti migranti e rifugiati, sfollati e vittime di tratta, ai quali il Signore vuole sia manifestato il suo amore e annunciata la sua salvezza».

Francesco rivolge poi «a tutti gli uomini e le donne del mondo» un appello «a camminare insieme verso un noi sempre più grande, a ricomporre la famiglia umana, per costruire assieme il nostro futuro di giustizia e di pace, assicurando che nessuno rimanga escluso. Il futuro delle nostre società – afferma il Papa – è un futuro “a colori”, arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Per questo dobbiamo imparare oggi a vivere insieme, in armonia e pace». Nella nuova Gerusalemme «tutti i popoli si ritrovano uniti, in pace e concordia, celebrando la bontà di Dio e le meraviglie del creato. Ma per raggiungere questo ideale dobbiamo impegnarci tutti per abbattere i muri che ci separano e costruire ponti che favoriscano la cultura dell’incontro, consapevoli dell’intima interconnessione che esiste tra noi. In questa prospettiva, le migrazioni contemporanee ci offrono l’opportunità di superare le nostre paure per lasciarci arricchire dalla diversità del dono di ciascuno. Allora, se lo vogliamo, possiamo trasformare le frontiere in luoghi privilegiati di incontro, dove può fiorire – scrive Francesco – il miracolo di un noi sempre più grande».

«Il Signore ci chiederà conto del nostro operato!», avverte Papa Bergoglio, «ma perché alla nostra Casa comune sia assicurata la giusta cura, dobbiamo costituirci in un noi sempre più grande, sempre più corresponsabile, nella forte convinzione che ogni bene fatto al mondo è fatto alle generazioni presenti e a quelle future. Si tratta di un impegno personale e collettivo, che si fa carico di tutti i fratelli e le sorelle che continueranno a soffrire mentre cerchiamo di realizzare uno sviluppo più sostenibile, equilibrato e inclusivo. Un impegno che non fa distinzione tra autoctoni e stranieri, tra residenti e ospiti, perché si tratta di un tesoro comune, dalla cui cura come pure dai cui benefici nessuno dev’essere escluso».

Papa Francesco ha compiuto il suo primo viaggio a Lampedusa e da allora «non è mai sceso dalla barca», ha ricordato nel corso di una conferenza stampa di presentazione del messaggio padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione migranti e rifugiati della Santa Sede, commentando le recenti stragi di migranti morti nel Mediterraneo. Il cardinale Michael Czerny, sottosegretario della stessa sezione, ha sottolineato che non spetta al Papa indicare concretamente come essere vicini ai migranti presenti nei diversi paesi del mondo ma alle Chiese locali, ma di certo «c’è sempre posto a tavola per uno straniero». Alla conferenza stampa, a cui sono intervenuti in remoto anche mons. Paul McAleenan, vescovo ausiliare di Westminster, e Sarah Teather, direttrice del Jesuit Refugee Service del Regno Unito, suor Alessandra Smerilli, sotto-segretario del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha allargato lo sguardo alla questione della pandemia, sottolineando che «se i vaccini non arrivano a tutto il mondo non ci salveremo. E’ inutile quindi pensare prima ai propri cittadini e poi agli altri, e questo vale per la salute ma anche per l’economia e tanto altro. Gli economisti direbbero che è saggio pensare a tutti. Vogliamo uscire da questa situazione, vogliamo uscirne fuori insieme e vogliamo uscirne fuori migliori». Alla conferenza stampa è stato presentato il primo video della campagna di sensibilizzazione organizzata dalla sezione migranti e rifugiati: oltre alla testimonianza del vescovo statunitense di El Paso, mons. Mark Seitz, al confine con il Messico, Papa Francesco illustra sinteticamente i contenuti del suo messaggio: «Siamo come tanti granelli di sabbia, tutti diversi e unici ma che insieme possono formare una spiaggia bellissima, una vera opera d’arte».

(Nell'immagine in alto: papa Francesco all'inaugurazione del monumento dedicato a migranti e rifugiati, la maxi scultura "Angeli inconsapevoli", realizzata dall’artista canadese Timothy Schmalz, il 29 settembre 2019 in piazza San Pietro. Foto Reuters)

 
 
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