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venerdì 24 maggio 2024
 
LA TRAGEDIA
 

Migranti, l'indifferenza uccide

20/06/2023  Il 20 giugno la Giornata del rifugiato: la bimba morta al largo della Tunisia interpella le coscienze e i Governi. La riflessione di Cristina Molfetta, antropologa culturale, Fondazione Migrantes, pubblicata sul numero 25 di Famiglia Cristiana

 

di Cristina Molfetta

Di lei si sa che solo che è morta annegata. Il 2 giugno, dopo l’affondamento di due barche piene di migranti nel Mediterraneo, la Guardia costiera tunisina ha recuperato il cadavere di una bimba. Non se ne conoscono nome, età e storia. Si presume che stesse scappando dal Camerun (visto che oltre 200 migranti camerunensi sono stati soccorsi al largo di Sfax all’inizio di giugno) e che la mamma fosse una delle persone disperse dopo il naufragio. Una cosa è certa. La sua tragica fine è stata dimenticata in poche ore, ulteriore prova della «globalizzazione dell’indifferenza» più volte denunciata da papa Francesco. Anche le statistiche devono ancora registrarne la fine. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) parla di 1.155 migranti scomparsi nel Mediterraneo, da gennaio. Ma la piccola morta al largo della Tunisia non risulta ancora esserci: l’ultimo aggiornamento risultava fatto il 31 maggio. Il 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato. È l’occasione per invitare una volta di più l’Italia a cambiare passo.

Da anni il nostro Paese aumenta le spese per armarsi e taglia le cifre destinate ai Paesi in via di sviluppo.La politica estera di Roma e in generale dell’Europa sembra orientata unicamente a tener lontani i barconi con il loro dolente carico umano. È questo lo spirito che anima accordi discutibilissimi firmati con autocrati in Libia, Tunisia, Mali, Turchia. Sottoscritti senza curarsi del rispetto dei diritti umani. E senza considerare il fatto che chi parte non lo fa per scelta, ma per necessità, per scappare da guerre, fame, sete, povertà, desertificazione. L’Ue deve migliorare quanto abbozzato dai suoi ministri dell’Interno in Lussemburgo, l’8 giugno, perché finora ha rinunciato al dovere di monitorare il mare, soccorrere chi è in difficoltà, salvare vite. Occorre, infine, che si promuova la risposta giusta: quella dei corridoi umanitari, che dal 2017 hanno garantito l’arrivo in Europa, in piena sicurezza, di circa 6 mila migranti. Dovrebbero essere molti di più. Solo canali legali di ingresso possono evitare tragedie.

 

 

 
 
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