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lunedì 18 novembre 2019
 
CRONACA E ARTE
 

Migranti, la mostra Exodus, una tragica Via Crucis moderna

22/02/2019  L'esposizione delle opere pittoriche dell'artista bosniaco Safet Zec, promossa dalla Fondazione Migrantes, con la Caritas italiana, è in programma fino al 31 luglio nella chiesa di San Francesco Saverio del Caravita a Roma.

C’è un filo rosso, una scia di sangue, che collega il collo rugoso dell’anziana, i corpi intrecciati dei due crocifissi senza volto, quello senza vita di un bambino su una spiaggia deserta, e le mille mani che stringono, indicano, abbracciano, giacciono inerti, nella composizione in cinque pannelli che si stende lungo un’intera navata dell’oratorio del Caravita: nello spazio barocco seicentesco, nel cuore della Roma dei palazzi della politica, è approdata “Exodus”, mostra di Safet Zec. L’artista bosniaco che ama i maestri dell’arte antica - «quella senza tempo» – e compone opere di una contemporaneità che ferisce l’osservatore,  scuotendo da torpori e indifferenze, dopo un lungo lavorio interiore qualche anno fa ha creato un ciclo di pannelli che rappresentano il dramma dell’esodo, della migrazione forzata. «È una via crucis contemporanea», ha commentato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, visitandola in privato prima della presentazione alla stampa. Esposti nel 2017 nella chiesa della Pietà in occasione della Biennale di Venezia, città dove oggi Zec abita e ha il suo atelier, i pannelli di Exodus, lavorati con tecnica mista,  raccontano il dramma dei disperati passeggeri delle zattere del mare o dei corpi di bambini, come Alan, sbattuti senza vita sulle spiagge del Mediterraneo.

 

La mostra è stata voluta a Roma dalla fondazione  Migrantes, da Caritas Italia e Caritas di Roma, dalle associazioni Amici di Milano e Agite di Roma, con il sostegno tra gli altri della Provincia Euromediterranea della Compagnia di Gesù.  Nello spazio del Caravita, dove Exodus sosterà fino al 31 luglio,  si terranno una serie di eventi culturali – concerti, proiezioni, conferenze - relative al tema delle migrazioni e dell’esodo. «Questo oratorio, dedicato a Francesco Saverio, nel 1600 vedeva giovani gesuiti che si preparavano a partire per le missioni in territori lontani. Oggi la missione riguarda tutta la Chiesa e oserei dire tutta l’umanità»,  ha detto il 20 febbraio, alla presentazione, nel suo saluto iniziale, il rettore del Caravita, padre Massimo Nevola. «Attraverso la sensibilità poetica l’opera di Zec tocca il cuore e fa appello alla nostra umanità».

«Le migrazioni sono un fenomeno epocale, non si può fermare la storia con un muro», ha aggiunto il presidente di Migrantes, monsignor Guerino Di Tora. «Con questa mostra affrontiamo il tema su un livello culturale, attraverso l’espressione visiva, con immagini che entrano dentro, affinché chi lo ha dimenticato riscopri il Vangelo dell’accoglienza». Nel ciclo sull’Esodo, ha aggiunto fratel Lino Breda, monaco di Bose, comunità amica della famiglia Zec «ritroviamo quello che Paul Ricouer chiama “il bene più profondo del male più profondo». Siamo davanti a una parola nel senso biblico, un evento che ti tocca e ti cambia».

 

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