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Il libro
 

Migranti, la tragedia si fa poesia: la Spoon river di chi non ce la fa

24/12/2019  Le liriche di “… e non riuscimmo a riveder le stelle” (Tau editrice nella collana Testimonianze e Esperienze delle Migrazioni curato dalla Fondazione Migrantes) con prefazione del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, corredato dalle foto di Romano Siciliani.

“Come possiamo non ascoltare il grido disperato di tanti fratelli e sorelle che preferiscono affrontare un mare in tempesta piuttosto che morire lentamente nei campi di detenzione libici, luoghi di tortura e schiavitù ignobile? Come possiamo rimanere indifferenti di fronte agli abusi e alle violenze di cui sono vittime innocenti, lasciandoli alle mercé di trafficanti senza scrupoli? Come possiamo ‘passare oltre’, come il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano facendoci così responsabili della loro morte? La nostra ignavia è peccato!”. Sono tanti gli interventi di papa Francesco per richiamare l’attenzione su coloro che oggi vivono il dramma della migrazione.  A ridosso del Natale ha di nuovo richiamato questi temi incontrando un gruppo di rifugiati arrivati da Lesbo. Già nel suo primo viaggio da pontefice, nel luglio 2013, a Lampedusa, il papa aveva parlato di “globalizzazione dell'indifferenza”  richiamando tutti alla solidarietà e chiedendo “perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle”, “perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore”, “perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”, affinché il mondo abbia “il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore”.

Ma tanti di loro non riusciranno a raggiungere i loro sogni. “Dagli anfratti d’una umanità sconfitta/privata d’ogni onore e dignità/in fuga da una terra altera distrutta/dal disprezzo dei potenti/un bimbo aleppino/salvato dai soccorritori/con gli occhi umidi di pianto/urla nella sua lingua/mama!/mentre corre a cercarla/e non la trova./Lei non può/non da risposta/ è lontana/ è rimasta lì/in quel mare azzurro/che tutti e due ammiravano/la sera prima del tramonto/sognando dall’altra parte il mondo”. E’ una delle poesie che regala Salvatore Martino, insegnante in un liceo calabrese, nel volumetto dal significativo titolo “… e non riuscimmo a riveder le stelle” (Tau editrice nella collana Testimonianze e Esperienze delle Migrazioni curato dalla Fondazione Migrantes) con prefazione del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Gualtiero Bassetti, e corredato da foto di Romano Siciliani,  dove emerge la sofferenza di uomini, donne e bambini che cercano una vita migliore e invece trovano la morte nelle acque fredde del Mediterraneo. Quel Mediterraneo, mare di civiltà dove – scrive ancora Martino - nelle “tue acque azzurre/condottieri filosofi e artisti/hanno dipinto storie magnifiche/di pace e di grandezza/per l’intera umanità/. Oggi mutato in mar della morte “sacrario di vittime innocenti/luogo di sofferenza/fallimento dell’umanità”.

“Non è ignota ai migranti l’esperienza del dover cercare la vita altrove, dove si pensa che ci possa essere ancora un futuro, una speranza, sapendo i rischi a cui si va incontro”,  scrive il card. Bassetti: “rischia invece di rimanere vaga e lontana, per chi non ne fa diretta esperienza, l’asprezza di perdere tutti i propri riferimenti, insieme alle persone care e magari a tanti innocenti”. Un volume questo che attraverso poesie e foto vuole “sensibilizzare al tema della mobilità”. La lettura politica delle migrazioni, nonostante il tema sia di estrema attualità e segno dei tempi, “sembra essere guidata – scrive il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis – con sempre più miopia: si respingono le persone in fuga da crisi e da conflitti che arrivano via mare permettendo di fatto, attraverso le leggi approvate, un ingresso solo irregolare in Italia”.
Per l’autore delle poesie “l’uomo contemporaneo non può avere perso la sua umanità, non può avere dimenticato la sua storia, non può, soprattutto, aver sostituito i valori del rispetto della vita, della fratellanza, dell’amicizia, della cooperazione, dell’aiuto ai più deboli e ai più poveri con l’egoismo, la difesa dei propri interessi, il disprezzo, l’odio”.

Una “umanità confusa” di “uomini, di donne incollate ai loro lattanti/ di giovani sconfitti dalla paura/ cercano con occhi sbarrati/oramai fuori dalle orbite/un miraggio che non affiora/”. È il “declino della speranza  che affoga nell’oscurità di un cuore/che non sa più battere al ritmo dell’amore”, si legge in una delle poesie. E Natale è un momento per fare sosta e pensare al dramma che hanno vissuto e vivono oggi in tanti…

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