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martedì 25 gennaio 2022
 
Marocco
 

"Ampliare i canali migratori regolari per non dare spazio ai mercanti di carne umana"

30/03/2019  Papa Francesco incontra i migranti e ricorda che "in gioco è il volto che vogliamo darci come società e il valore di ogni vita". Accogliere, proteggere, promuovere e integrare è imprescindibile. Non si può essere indifferenti di frotne a questa "ferita grande e grave che grida al cielo". No a respingimenti collettivi.

Un porto sicuro di accoglienza gli uni per gli altri. Papa Francesco chiede ai migranti, che sanno cosa significa lasciare le proprie terre, le proprie case, i propri affetti, di essere sostegno gli uni per gli altri, di non scoraggiarsi, di ricordare che anche il Signore ha vissuto la sofferenza dell’esilio. Loro, che sono segnati da «una ferita grande e grave», «ferita che grida al cielo» e per la quale la nostra parola non può essere «l’indifferenza e il silenzio».

Francesco arriva nel centro della Caritas diocesana di Rabat, un piccolo immobile dove gli operatori danno aiuto alle popolazioni locali attraverso il programma Pasc (sostegno alla società civile marocchina), che promuove l’agricoltura familiare e migliori condizioni di vita per le persone con handicap, e il programma Qantara (ponte) che favorisce gli scambi tra immigrati e società marocchina e dà assistenza medica, psicosociale ed educativa.

Qui ricorda la Conferenza intergovernativa di Marrakech dello scorso dicembre che ha ratificato l’adozione del “Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare. Sono «molti milioni i rifugiati e gli altri migranti forzati che chiedono la protezione internazionale, senza contare le vittime della tratta e delle nuove forme di schiavitù in mano ad organizzazioni criminali», sottolinea il Papa e «nessuno può essere indifferente davanti a questo dolore». Per questo è importante il Patto mondiale che, «nell’ambito delle Nazioni Unite, affronta per la prima volta a livello multilaterale il tema in un documento di rilievo».

Questo Patto, prosegue il Papa, «permette di riconoscere e di prendere coscienza» che «in gioco è il volto che vogliamo darci come società e il valore di ogni vita. Si sono fatti molti e positivi passi avanti in diversi ambiti, specialmente nelle società sviluppate, ma non possiamo dimenticare che il progresso dei nostri popoli non si può misurare solo dallo sviluppo tecnologico o economico. Esso dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri».

E poi esclama: «Come diventa deserta e inospitale una città quando perde la capacità della compassione! Una società senza cuore… una madre sterile».

Rassicurando gli ospiti della Caritas - «voi non siete emarginati, siete al centro del cuore della Chiesa» riprende i quattro verbi che aveva usato nel Messaggio per la Giornata del migrante 2018: «accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Verbi che «formano come un quadro di riferimento per tutti».

Sull’accogliere sottolinea che «non si possono pensare strategie di grande portata, capaci di dare dignità, limitandosi ad azioni assistenzialistiche verso il migrante. Cosa imprescindibile, ma insufficiente».

Accogliere, invece, significa «innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione. L’ampliamento dei canali migratori regolari è di fatto uno degli obiettivi principali del Patto mondiale. Questo impegno comune è necessario per non accordare nuovi spazi ai “mercanti di carne umana” che speculano sui sogni e sui bisogni dei migranti».

Finché però non saranno allargati i canali di ingresso legale bisogna affrontare la realtà dei «flussi irregolari con giustizia, solidarietà e misericordia». Il Papa condanna «le forme di espulsione collettiva, che non permettono una corretta gestione dei casi particolari» e chiede invece di incoraggiare e semplificare «i percorsi di regolarizzazione straordinari, soprattutto nei casi di famiglie e di minori».

Proteggere, invece, significa «assicurare la difesa dei diritti e della dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio». Proteggere soprattutto durante i tragitti sulle vie migratorie dove i più vulnerabili – minori non accompagnati e donne – sono soggetti a «sfruttamento e abusi di ogni genere». Francesco chiede per «tutti un’assistenza medica, psicologica e sociale adeguata per ridare dignità a chi l’ha perduta lungo il cammino, come fanno con dedizione gli operatori di questa struttura».

E, ancora, promuovere, per «assicurare a tutti, migranti e locali, la possibilità di trovare un ambiente sicuro dove realizzarsi integralmente. Tale promozione comincia col riconoscimento che nessuno è uno scarto umano, ma è portatore di una ricchezza personale, culturale e professionale che può recare molto valore là dove si trova. Le società di accoglienza ne saranno arricchite se sanno valorizzare al meglio il contributo dei migranti, prevenendo ogni tipo di discriminazione e ogni sentimento xenofobo». Francesco sottolinea anche, oltre al diritto di emigrare anche quello di «non essere costretti a emigrare, cioè il diritto di trovare in patria condizioni che permettano una vita degna» per questo vanno potenziati «gli sforzi dei programmi di cooperazione internazionale e di sviluppo transnazionale svincolati da interessi di parte, in cui i migranti sono coinvolti come i principali protagonisti».

Infine integrare , che significa, «impegnarsi in un processo che valorizzi al tempo stesso il patrimonio culturale della comunità che accoglie e quello dei migranti, costruendo così una società interculturale e aperta». Ma integrare «richiede di non lasciarsi condizionare dalle paure e dall’ignoranza.

Qui c’è un cammino da fare insieme, come veri compagni di viaggio, un viaggio che impegna tutti, migranti e locali, nell’edificazione di città accoglienti, plurali e attente ai processi interculturali, città capaci di valorizzare la ricchezza delle differenze nell’incontro con l’altro».

La Chiesa «riconosce le sofferenze che segnano il vostro cammino e ne soffre con voi. Raggiungendovi nelle vostre situazioni così diverse, essa tiene a ricordare che Dio vuole fare di tutti noi dei viventi. Essa desidera stare al vostro fianco, sapendo che «per il cristiano non si tratta solo di migranti, ma è Cristo stesso che bussa alle nostre porte»,  per costruire con voi ciò che è il meglio per la vostra vita. Perché ogni uomo ha diritto alla vita, ogni uomo ha il diritto di avere dei sogni e di poter trovare il suo giusto posto nella nostra “casa comune”! Ogni persona ha diritto al futuro».

Prima di trasferirsi presso il centro Caritas per l’incontro con i migranti, papa Francesco ha visitato l’istituto Mohammed VI per la formazione degli imam, predicatori e predicatrici (che sono circa 50mila). Inaugurato il 27 marzo 2015 dallo stesso re del Marocco l’Istituto vuole promuovere un islam tollerante e moderno, in dialogo con le altre religioni e con il mondo. Pensato da Mohammed VI in seguito all’attacco terroristico di Casablanca del 2003, fa parte di quella  catena di scuole, istituti di formazione, uffici religiosi e centri di ricerca islamici rafforzati proprio per stemperare le tendenze radicali di alcuni gruppi islamici. L’istituto ha anche promosso la lotta all’esclusione e all’emarginazione dei giovani per togliere terreno a chi cerca adepti tra le persone più disperate. Il Papa ha potuto vedere un video sugli obiettivi dell'istituto e ascoltare la testimonianza di due ragazzi, una studentessa nigeriana che ha ricordato come l'istruzione tiene lontani dai fondamentalismi e che è importante ricordare che le donne sono uguali agli uomini, e uno studente francese tra i numerosi europei che lo frequentano che ha sottolineato che «la comunità musulmana in Francia ha un grande bisogno di imam e di predicatrici religiose affinché i valori religiosi contribuiscano alla convivenza e al benessere spirituale all’interno della società. Nel 2015 il mio paese è stato vittima di atti orribili commessi da criminali che sostenevano di agire in nome dell’Islam. Ovviamente sapevo che questi atti erano contrari alla religione, ma ho preso coscienza che bisognava alzare la voce, che era necessario che degli uomini e delle donne s’impegnassero, si unissero e agissero contro questa ideologia della morte».

Dopo l’esecuzione di brani musicali della tradizione ebraica, cristiana e musulmana il Papa si è congedato da Mohammed VI e ha raggiunto la sede della Caritas diocesana di Rabat.

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