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sabato 18 settembre 2021
 
Arte
 

Migrazioni, boxe e integrazione: la Bibbia a teatro del Pentateuco #5

17/10/2017  Deuteronomio è l'ultimo atto del progetto internazionale "Pentateuco #5", ideato da una compagnia di giovani attori e drammaturghi per raccontare il tema delle migrazioni utilizzando come fonte i primi cinque libri della Bibbia: dai migranti verso la Terra Promessa all'Esodo degli Italiani da Pola durante la guerra alla disciplina del Levitico vista attraverso lo sport, un risultato sorprendente.

Deuteronomio è la quinta e ultima parte del progetto internazionale pentateuco #5, ideato da una compagnia di giovani attori e drammaturghi, la Confraternita del Chianti (Chiara Boscaro, Valeria Sara Costantin, Marco Di Stefano, Giovanni Gioia, Marco Pezza, Diego Runko e Giulia Versari). I sette “confratelli” sono uniti dal desiderio di creare una nuova drammaturgia popolare, cioè facilmente fruibile da un pubblico eterogeneo.

Volendo trattare il tema delle migrazioni, hanno composto cinque monologhi ispirati alla lettura di Pentateuco, di cui fanno parte i primi cinque libri della Bibbia, utilizzandola come fonte letteraria e trasformandola in uno spunto per scrivere nuovi testi ad essa però attinenti.  Affascinati dal racconto di un popolo e del suo continuo migrare fino all’arrivo nella Terra Promessa, hanno messo in scena il tema sempre attuale dei migranti, ma secondo differenti prospettive: in Genesi la difficoltà di comunicare a causa delle differenze linguistiche, in Esodo l’esodo degli italiani dall’Istria, in Levitico la disciplina come modello di vita, in Numeri la clandestinità, e, infine, in Deuteronomio - ultima parte che debutta il 18 ottobre al Tetro Verdi di Milano - i pregiudizi verso lo “straniero”. Ogni monologo della Confraternita è stato rappresentato autonomamente o in sequenza, come nella recente stagione estiva all’interno del Festival “Il Giardino delle Esperidi” in Brianza.

Il regista della Confraternita, Marco Di Stefano, presenta il quinto spettacolo,  Deuteronomio di cui è anche autore: «abbiamo indagato su cosa accade a un uomo che, arrivato in un paese anglofono di cui non specifichiamo il nome, si integra in quella che poteva essere per lui una Terra Promessa, si costruisce un lavoro, una posizione, ma, quando viene commesso un terribile delitto infamante, la comunità incolpa subito lo “straniero” poiché cerca la responsabilità all’esterno. Per il protagonista, interpretato da Giovanni Gioia, è una lenta discesa agli inferi in mezzo alle accuse, alla diffidenza e ai pregiudizi della gente, anche se noi trattiamo il tema con i toni della tragicommedia, in una storia quasi kafkiana che raggiunge anche livelli assurdi.»

(Nella foto: la compagnia della Confraternita del Chianti)

L’idea della Confraternita di dedicarsi alla Bibbia è nata tempo fa, poiché volendo lavorare sull’accoglienza, è stato naturale ispirarsi all’Antico Testamento mantenendone la scansione in cinque parti, come sono i cinque libri, come precisa Marco Di Stefano: «noi cerchiamo di progettare a lungo termine, non con il respiro di un singolo spettacolo, ma avendo un progetto più complesso sia come artisti sia come cittadini,  volevamo costruire cinque monologhi per le specificità dei nostri  cinque attori. Il Pentateuco, titolo che incuriosisce e affascina gli spettatori, è stato un ottimo appoggio per cominciare la nostra ricerca, poi, quando abbiamo iniziato a studiarlo più a fondo, abbiamo visto che era perfetto per dare voce alle nostre idee: per uno dei nostri attori, Diego Runko, istriano, originario  di Pola, abbiamo pensato a Esodo, mentre Levitico, un libro duro in cui si parla di regole e disciplina, si adattava a Marco Pezza che voleva parlare di uno sport che richiede rigore come la boxe; in Numeri, sul censimento di un popolo da cui rimangono tagliati fuori i clandestini, Giulia Versari racconta la storia di esclusione di una donna di origine calabrese, come la nostra attrice, che si ricongiunge al marito in Argentina e lo trova con un’altra famiglia. Il nostro Pentateuco ha riscosso molto successo, anche all’estero, poiché per noi era importante partecipare a coproduzioni internazionali, visitare altri paesi, così da poter anche noi diventare stranieri e mettersi in relazione con altre culture e altri sguardi.»

Il successo della messinscena di pentateuco #5 dimostra come il pubblico accolga i monologhi e ritrovi  collegamenti con i libri dell’Antico Testamento: «abbiamo un pubblico trasversale, ci sono molti nostri coetanei che ci seguono, ma anche adulti e poi molti ragazzi delle scuole ci hanno dato un buon feedback, per esempio una ragazza dell’Africa è andata commossa da Valeria Sara Costantin - che ha interpretato  Genesi - dicendole “tu hai raccontato la mia storia”; infatti avevamo raccontato l’esperienza di una migrante al suo arrivo in una città “cosmopolita”, in cui, se non si parla una lingua comune a tutti, è molto facile restare ai margini. Il nostro desiderio è creare un teatro di ricerca popolare che sia accessibile a tutti. Per noi Pentateuco è stato uno spunto letterario, importante anche perché è un testo fondamentale per le religioni monoteiste, così abbiamo visto che molte persone si sono incuriosite del nostro progetto e magari poi sono tornate a leggere la Bibbia.»  

DOVE E QUANDO

DEUTERONOMIO  pentateuco #5, testo e regia di Marco Di Stefano. Drammaturgia di Chiara Boscaro. Con Giovanni Gioia. Musiche originali di Lorenzo Brufatto e Giovanni Gioia. Canzoni di Giovanni Gioia. Assistente alla regia Cristina Campochiaro. Progetto grafico e visivo di Mara Boscaro. Un progetto La Confraternita del Chianti. Produzione Associazione K., SUQ Festival Genova in collaborazione con Teatro Verdi – Teatro del Buratto e Infallible Productions/Draper Hall (Londra). Progetto finalista E45 Napoli Fringe Festival 2014.  Dal 18 al 21 ottobre 2017 al Teatro Verdi di Milano, Esodo pentateuco #5 dal 19 gennaio al 21 gennaio 2018 alla Sala Ichòs di Napoli.

Info: Teatro Verdi, Via Pastrengo 16, Milano – tel. 02.27002476, www.teatrodelburatto.itwww.confraternitadelchianti.eu

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