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sabato 28 maggio 2022
 
MIGRANTI
 

«Quel bimbo scuote le nostre coscienze, quale futuro vuoi costruire Europa?»

21/05/2021  Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, dalla quarantena alla quale l'ha costretto il Covid, scrive dopo gli episodi di Ceuta (Spagna) e il salvataggio in mare del piccolo migrante: «Non possiamo dimenticare che siamo stati salvati dalle acque di morte. Custoditi, custodiamo; salvati, salviamo!».

Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, 58 anni. Foto Ansa. Sopra e in copertina: il salvataggio del piccolo migrante al largo di Ceuta, in Spagna. Foto Ansa.
Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, 58 anni. Foto Ansa. Sopra e in copertina: il salvataggio del piccolo migrante al largo di Ceuta, in Spagna. Foto Ansa.

«Ancora una volta ritornano i bambini, il nostro futuro, a richiamarci alle scelte che vogliamo compiere per il futuro dell’Europa». Dopo il naufragio di Ceuta, l’Arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice torna a ribadire il suo monito nei confronti delle istituzioni europee e chiama a raccolta la comunità cristiana affinché non venga dimenticato il destino di così tanti uomini e donne: «La commozione che proviamo oggi, dinanzi all’occasionale miracolo del piccolo strappato al naufragio  – sottolinea Lorefice - ci ricorda ancora una volta i volti di tutti i suoi fratelli che non hanno trovato braccia pronte a salvarli. E ci chiama ancora una volta a pretendere dall’Europa un radicale cambio di prospettiva sul fronte delle migrazioni».

Un messaggio duro, affidato alla stampa dalla stanza dove vive in quarantena da 18 giorni dopo essere risultato positivo al Covid-19. «Oggi la nostra coscienza –scrive Lorefice - è chiamata a ricordare il nome di tutti i bambini, le madri, i fratelli che hanno perduto il loro destino tra le onde, e a conoscere i nomi di tutti i bambini, le madri, i fratelli che sperano ancora in un approdo di dignità». Ma questo da solo non può essere sufficiente, ribadisce Lorefice. «Nelle stesse ore in cui ci siamo tutti idealmente presi cura di questo neonato – scrive - abbiamo visto l’esercito spagnolo muoversi verso Ceuta e altre imbarcazioni disperdersi o naufragare al largo della Tunisia e nella zona SAR di Malta. Ecco perché le donne e gli uomini di buona volontà hanno il compito di spingere il Governo italiano e, tramite esso, le istituzioni europee, verso l’assunzione definitiva di scelte che vadano nella direzione di una responsabilità chiara sui compiti di vigilanza, sui compiti di salvataggio e soprattutto sulle politiche di accoglienza».

 

Ceuta (Spagna). Foto Reuters.
Ceuta (Spagna). Foto Reuters.

Ricorda gli altri piccoli strappati alla vita, Lorefice: il grido disperato della mamma di Joseph annegato a pochi mesi nelle acque libiche; Alan Kurdi, 3 anni, trovato senza più vita sulle rive del Mar Egeo, annegato mentre insieme alla famiglia provava a fuggire qualche anno fa dalla Siria e dall’Isis. E cita alcuni passi del Vangelo per sottolineare il dovere dei cristiani, la strada obbligata di chi crede in Dio: “Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico?” (Lc6,46).

«Il futuro – scrive ancora Lorefice nel suo appassionato messaggio - non verrà da una gretta chiusura nelle mura di una fortezza, ma dall’ascolto dell’insegnamento che ci è venuto dalla pandemia: un mondo di pochi ricchi e di tanti poveri, un mondo squilibrato e offeso dal dolore e dalla povertà, è un mondo infelice e insensato, un mondo privo di speranza. Noi battezzati, noi immersi nella Pasqua di Cristo – conclude - non possiamo dimenticare che siamo stati salvati dalle acque di morte e siamo riemersi alla vita perché Cristo ha donato la sua vita per amore: dal suo amore siamo stati salvati, dal suo amore siamo custoditi. Egli è il custode di noi suoi fratelli. È questo ciò che rende messianici i cristiani: custoditi, custodiamo; salvati, salviamo!». 

La chiusura, Lorefice la affida alle parole di Papa Francesco in Fratelli Tutti, parole piene di fede e speranza che mostrano la strada da seguire: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa terra che ospita tutti noi”.

 
 
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