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sabato 28 maggio 2022
 
 

Allegri milanisti, ormai è fatta

30/04/2011  Al primo anno di Milan e senza alcuna gloria alle spalle, Allegri ha domato i talenti irascibili e rivitalizzato i vecchietti. Uno scudetto meritato sul campo.

 Il Milan aggancia il suo diciottesimo scudetto con un allenatore al primo anno sulla panchina rossonera: Massimiliano Allegri, livornese, 44 anni, nessun precedente glorioso, un po’ di fama acquisita con il Cagliari (ma il feeling si è rotto bruscamente, non ben chiaro il perché), un bel po’ di diffidenza al suo arrivo.

     Ma allora il mestiere di allenatore è così facile che non occorre esperienza intensa, conoscenza profonda dei giocatori, quelli propri prima ancora che quelli avversari? Oppure è così difficile che il successo premia chi – creatura rarissima – riesce a lavorare senza pregiudizi magari travestiti da esperienza, senza soggezione verso i grandi nomi? La risposta è sì alla prima domanda, sì alla seconda: nel senso che le due tesi possono convivere, ora se ne afferma una, ora l’altra… 

     Allegri ha potuto gestire nel Milan grandi giocatori, si dice, in primis Ibrahimovic, poi anche Cassano e Van Bommel arrivati col mercato di gennaio, qualcuno sussurra in concomitanza con i calcoli pre-elettorali del presidente Berlusconi, così scoprendo l’acqua bollente. Ma si dimenticano i dubbi, avanzati da grossi esperti di uomini, cose e palloni,  sul caratteraccio proprio di Ibrahimovic e Cassano, e soprattutto le perplessità sul centrocampo rossonero e sulla difesa, con giocatori vecchi e con Nesta pieno di acciacchi e con un portiere “da decidere”. E si dimentica che il forcing più produttivo del Milan è stato messo in atto proprio in assenza (per squalifiche) dello svedese, e con l’handicap supplementare di un inquietante infortunio a Pato, intanto che il centrocampo è andato positivamente al di là dell’ineluttabile occaso quanto meno fisico di Gattuso e Ambrosini, e la difesa ha sempre tenuto, fra l’altro riscoprendo in Abbiati il grande portiere che l’estroso ma anche buffo e strano ed incostante Dida aveva fatto mettere da parte. 

 

      Un verdetto credibile sul campo   

     Insomma, come sempre nel calcio parlato - e persino pensato, ragionato - funziona tutto ed il contrario di tutto, tanto la palla è rotonda e rotola spesso a casaccio. Una cosa chiara e confortante è che il Milan ha vinto con merito, la svolta il derby di ritorno in cui ha umiliato l’Inter: ha vinto bene nel e anche per il nostro calcio che non ce la fa a chiudere, attraverso sentenze chiare della giustizia sportiva e non, con il passato dei Moggi e succedanei.

     Un verdetto forte e credibile, sul campo, dovrebbe essere la norma, qui da noi è una manna. Il Milan dunque ha diritto alla soddisfazione piena, intanto che deve coltivare con forza critica il suo rimpianto che si chiama Champions League, con eliminazione ad opera del Tottenham ingigantito dalle paure dei rossoneri capaci di trasformare in mostro di bravura un giocatore britannico, Bale, la cui sola arma, importante ma controbattibile con i famosi schemi (di marcatura, questa volta), è la velocità da recordman dello sprint, nonché imbarazzati dalla ribadita allergia di Ibrahimovic per le grandi manifestazioni europee di club. 

     Milan dunque, legittimamente, proprio mentre si pensava che ormai il ciclo dell’Inter fosse destinato a durare. Milan che ha persino superato lo scoglio chiamato Leonardo: nel senso che il brasiliano, lanciato come allenatore di stampo nuovo ma dopo una stagione fatto fuori dal club rossonero, per qualche settimana d’inizio del 2011 è apparso, trasferitosi sulla panchina dell’Inter, un supervendicatore di grosso torto subito: e se l’”ex” fosse andato avanti sarebbe stata, per il Milan, un’umiliazione pesante.

     Milan da “sottoscrivere” con, per quel che riguarda alcuni suoi uomini,  scadenze anagrafiche che non appaiono ancora come decadenze: ma il mercato estivo dovrà essere almeno un pochino rivoluzionario. Milan da applaudire ma intanto da aspettare alla prova europea della prossima stagione: necessari alcuni acquisti mirati, speciali, che non siano soltanto ritocchi sapienti ma di routine.

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