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domenica 07 agosto 2022
 
Musica
 

Miloš, il bello della chitarra

28/04/2014  Il giovane musicista del Montenegro ha dato popolarità allo strumento in ambito classico, ritagliandosi un posto nelle classifiche dei Cd più venduti. Qui ci racconta la sua storia: da quando sognava di diventare una rock star e ascoltava Toto Cotugno, ai successi di oggi.

Nessuno può dire se sia il migliore chitarrista del mondo. Certamente è il più popolare, il più richiesto, il più inseguito dai media e dalle ammiratrici. Ed anche uno dei pochi interpreti di musica classica capace di dare scossoni alle classifiche di vendita dei dischi e di entrare con merito in quelle della musica rock: e questo è successo in questi giorni anche in Italia con l’ultimo Cd.

Lui è Miloš (“come Forman, il famoso regista del film Amadeus”, specifica). E di cognome fa Karadaglić, che significa Montenegro, proprio come il Paese dove è nato 31 anni fa: “per questo mio padre è così orgoglioso del nostro nome di famiglia!”, aggiunge ridendo. Il padre, la famiglia, l’infanzia ricorrono spesso quando racconta la sua storia. Perché Miloš è nato nell’unico Paese che non ha vissuto il trauma della diaspora della ex Jugoslavia e delle guerre, ma che certamente “quando ero piccolo aveva ben altri problemi da risolvere, rispetto a quelli dell’organizzazione di concerti. Ora tutto è diverso”.

Sentiamo la sua storia. “Ho sempre amato la musica. Per me la musica era la musica popolare. Mia nonna aveva una bellissima voce, ed io amavo ascoltarla. Per cui all’età di 8 anni sono andato alla scuola di musica. Perché la chitarra? Perché non avevamo una cultura classica ed era lo strumento più diretto e più accessibile per la mia famiglia. Naturalmente quando ho cominciato non pensavo che avrei dovuto imparare a leggere la musica, il solfeggio e così via. Pensavo che sarei diventato una rock star e che così avrei conquistato tante ragazze. Poi mio padre mi diede un disco di Segovia (il più grande chitarrista del ‘900, ndr): e lì capii quanto la musica classica fosse bella. In Montenegro ascoltavamo la radio italiana, e seguivamo la Tv. Anche ora è così. Per via dei molti show, personaggi come Toto Cutugno o Anna Oxa erano molto popolari. Certo un tempo su Rai  1 e Rai 2 c’era anche l’opera lirica ed io l’amavo. Quando poi venne la pace (nei Balcani, ndr) i miei prendevano la nave per Bari, e facevano un sacco di acquisti. Ed io chiedevo di comprarmi i Cd. Quando sono entrato alla scuola di musica ero solo io con due miei amici. Non c’era nemmeno un insegnante che fosse qualificato per insegnare la chitarra. Devo dire però che allo stesso tempo mi sentivo circondato dall’affetto degli insegnanti, dei miei genitori, insomma ero realmente felice. Sentivo tutti vicini: e la famiglia è tutto secondo me”.

Al giovane talento il Montenegro non poteva però bastare. E la famiglia lo mandò a Londra: “Quando sono arrivato a Londra era come se passassi da qui alla luna. Lì tutti avevano avuto i migliori insegnanti, i migliori strumenti, ed avevano frequentato le migliori scuole. Io a stento avevo le corde per la chitarra. All’inizio la cosa mi faceva sentire in imbarazzo. Poi è diventata la mia forza. Perché io in Montenegro avevo già suonato per un mio pubblico. Mi ero abituato a pensare a loro, alla gente che ascolta. E questo volevo rimanesse il mio atteggiamento da artista. Ed il fatto di cominciare senza condizionamenti, senza provenire da un ambiente mi lasciava più libero”.

Da poche settimane Miloš ha pubblicato per la Dgg un nuovo Cd col più famoso capolavoro di Rodrigo Il Concerto di Aranjuez, affiancato da un’altra pagina straordinaria, La fantasia para un gentilhombre. Lo accompagna la London Philarmonic Orchestra diretta da Yannick Nézet-Séguin (“col quale siamo diventati amici”). Ed è già un successo mondiale. “Suonare il Concerto di Aranjuez non è diverso che suonare le Quattro stagioni di Vivaldi. La grande musica è grande musica. Ogni pezzo del Cd è una sfida. Ed il mio modo di interpretare è semplice: essere me stesso. Non ascolto gli altri, mi disturba: voglio far sentire la mia voce e seguire il mio istinto. Quel che rende Aranjuez tanto grande è il secondo movimento, l’immortale Andante. Ma il primo e il terzo sono una sorta di tour de force. E’ un concerto estremamente pesante da suonare, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello emozionale. La Fantasia non è più bella di Aranjuez: è un’estetica differente. Perché La Fantasia è come una bella vacanza”.

Il 7 e 9 novembre verrà in Italia alla Verdi, e poi tornerà nel 2015 a Santa Cecilia.
Fan ed ammiratrici sono avvisati in anticipo.

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