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Minori e famiglie tra crisi e futuro

28/01/2014  Venerdì 31 gennaio presso l'auditorium san Fedele di Milano è stato promosso il primo convegno del master per la cura e la tutela del minore.

Come proteggerli e sostenerli senza rischiare che si spaventino e si ritirino inesorabilmente nella loro dimora infantile, rinunciando a crescere? Come accompagnare, invece, i giovani che, nel tentativo di gestire lo sforzo evolutivo, assumono comportamenti trasgressivi?  Come possiamo garantire ai nostri figli, proprio in un luogo troppo spesso agitato, uno sviluppo sereno? A questi e ad altri interrogativi prova a dare qualche risposta il primo convegno del master per la cura e la tutela dei minori, esaurito a poche ore dalla sua apertura e visibile in streaming (20 euro) seguendo una facile procedura. Ecco qualche anticipazione attraverso le parole del direttore comitato scientifico del master, il dottor Carlo Trionfi.

Ok il master, ma quali sono le ragioni di costruirci "sopra" un convegno?
Ci troviamo in un momento di profondo cambiamento e, accanto alla crisi economica di cui si sente parlare da tutti gli organi di stampa, ce n'è una di carattere culturale che investe la famiglia. Il modello famigliare tradizionale sta scomparendo sempre più velocemente e ci troviamo, tanto nella veste di genitori quanto in quella di operatori della tutela, a confrontarci e affrontare situazioni inaspettate. La famiglia non è più rappresentata da un unico modello: oggi, possiamo dire, esistono le famiglie, ciascuna caratterizzata da un proprio modo di essere famiglia e, di conseguenza, sono diversi anche i luoghi diversi in cui i figli crescono. Anche i ruoli, all'interno dello stesso nucleo, si sono profondamente modificati: non ne esiste più uno materno e uno paterno in modo univoco, ma, piuttosto, esistono funzioni che vengono esercitate, a seconda dei casi, ora da uno ora dall'altro genitore. Il Convegno nasce proprio da questa premessa: ci è sembrato, come operatori della tutela, l'unico modo efficace per affrontare questa situazione in un contesto lontano dalle urgenze da cui siamo schiacciati quotidianamente nella nostra professione. È come si avessimo voluto prenderci del tempo per parlare, parlarci, e individuare delle risposte concrete ai bisogni emergenti delle famiglie e dei minori.  

Che cosa si aspetta da questo Convegno? Quali sono gli obiettivi se degli obiettivi ci sono?
L'idea è che emergano proposte operative e non solo teoriche: per esempio vorrei che si andasse nella direzione di formalizzare come figura professionale l'operatore esperto nella tutela minorile, una competenza che non riguarda tanto il tipo di professione (ne farebbero infatti parte avvocati, psicologi, assistenti sociali ecc) quanto un approccio e un linguaggio comune. Mi piacerebbe trovare un punto d'incontro che coinvolga anche gli operatori rispetto alla nascita di luoghi di accoglienza in cui le famiglie possano, sulla linea del welfare orizzontale, sostenersi vicendevolmente ed essere supportate in questo percorso da personale esperto. In sostanza, un modello simile ai centri per le famiglie già attivi in Emilia Romagna. Mi aspetto che emergano altri modi di accogliere i minori allontanati dalle famiglie perché, nonostante siano stati fatti degli enormi passi avanti dalla chiusura nel 2006 degli Istituti, le comunità devono sempre di più qualificare la loro offerta affinché diventino luoghi di crescita dei minori dove questi possano esercitarsi alla nascita sociale, vedendo potenziate le loro competenze. Bisogna superare la logica delle comunità come luoghi di transito in attesa che i contesti familiari si ricompongano o che i giudici prendano le loro decisioni.

A che punto è l'Italia nella tutela dei minori?
Noi abbiamo un sistema giuridico per la tutela minori da sempre tra i più avanzati al mondo che, così com'è scritto, permetterebbe di fare passi avanti nella corretta direzione: non prevede infatti una giustizia truce, che separa e rompe i legami, ma propone in una logica non solo di riconoscimento dei diritti ma anche dei bisogni. Economicamente è uno sforzo che va sostenuto perché sia effettuato nella sua completezza ma le vere risorse vanno spese nel sistema dei servizi. Sempre di più, per citare un esempio, nelle separazioni conflittuali (fenomeno in aumento), si arriva ad affidare i figli minori agli assistenti sociali che avrebbero buona facoltà di intervento se ne avessero le forze, intese come le risorse per svolgere quotidianamente questo delicato compito. Se parliamo di risorse, poi, bisogna investire di più sulla qualità e dunque sulla formazione di professionalità specifiche come da indicazioni europee.  

In generale si ha le sensazione che i minori siano un tema molto caro alla politica fino a quando non arriva la prova dei tagli che regolarmente investono questa sfera. Cosa ne pensa?
Fanno indubbiamente comodo a livello mediatico per ingraziarsi gli elettori e dare la sensazione di essere dei bravi amministratori: d'altra parte non sono soggetti che votano e i loro diritti devono essere tutelati da altri e questo li espone.

Come si pone Milano in questo contesto?
È sicuramente uno dei luoghi, così come tutta la Lombardia, in cui si effettua maggiore sperimentazione nelle procedure di intervento sulla tutela dei minori: basti pensare che nel capoluogo lombardo operano i tre centri Caf, CBM Milano e Ctf, vere eccellenze non solo nel campo dell'accoglienza ma anche proprio nella cura dei minori e delle famiglie. È sempre a Milano che opera GEA, Genitori Ancora, che rimane il primo centro in Italia sulla mediazione familiare. E ancora, penso ai progetti di psicologia sostenibile che a realtà come quella del Minotauro hanno dato la possibilità di offrire a molte persone (minori e famiglie) che ne avevano bisogno interventi psicologici a basso costo. 

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