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Minori stranieri, la Figc non li fa giocare

07/03/2016  La Federazione calcistica nazionale nega il tesseramento ai ragazzi immigrati non accompagnati. Nel loro interesse, dice, per non esporli a manovre speculative delle società. Ma in questo modo, come ha sentenziato il Tribunale di Palermo su un ricorso dell’Asgi, li discrimina. Ecco una storia finita bene – per decisione dei giudici – e un’altra che attende la soluzione. O meglio, tutte le altre…

Immaginate di essere un bambino di undici anni del Mali che parte da solo per l’Europa. Dopo l’inferno in Libia, salite su una barca e approdate in Sicilia. Sulla carta siete un “minore non accompagnato”, nella pratica un ragazzino senza genitori in un posto in cui tutto è nuovo e sconosciuto. Avete però la fortuna di essere dato in affido a una coppia di palermitani, di imparare l’italiano, andare alla scuola media e dopo due anni – siamo arrivati alla fine del 2015 – ottenere degli ottimi voti. Le buone notizie, quasi da modello per l’integrazione, continuano: frequentate la squadra di calcio vicino a casa, magari sognate di diventare come Mohammed Sissoko, anche lui nato in Mali, o Seydou Keita della Roma.

Quando è il vostro momento di scendere in campo, però, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) nega di tesserarvi, dicendo che non potete giocare nella squadra dilettantistica con cui vi allenate. E per motivare il “cartellino rosso” – anzi, il cartellino negato – la Figc chiama in causa addirittura la Fifa, che voi conoscete soltanto perché di solito assegna il Pallone d’oro.

Tutto vero. È quello che è successo ad A.T. a Palermo. L’11 gennaio 2016, però, il ragazzino, che oggi ha 13 anni, ha potuto indossare “regolarmente” la maglia e giocare la sua prima partita, diventata una festa per tutti i compagni di squadra e le loro famiglie, alla presenza anche del sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando.

Per decretare il lieto fine, è stato necessario l’intervento del Tribunale di Palermo, che ha condannato la Figc per comportamento discriminatorio. È stata la vittoria dei genitori affidatari e dell’assessora alla Cittadinanza sociale Agnese Ciulla, a cui è affidata la tutela del minore. Con la sentenza di fine dicembre, il giudice ha decretato l’immediata iscrizione di A.T. per il campionato “Giovanissimi Regionali e Sperimentali” in corso, rendendolo “uguale” ai suoi compagni di squadra. Ha smentito quindi la Figc, che, invocando il regolamento Fifa, sosteneva che l’iscrizione dei minorenni stranieri non accompagnati li esporrebbe a manovre speculative delle società per assicurarsi futuri campioni. In buona sostanza, l’esclusione sarebbe nel loro interesse. Sebbene il problema esista, il Tribunale ha detto che nel caso di A.T., tutelato dal Comune ed inserito in un contesto familiare, è evidente che non vi è questo rischio.

Purtroppo, se il ragazzino maliano-palermitano potrà giocare come i suoi coetanei, molti altri continueranno invece a essere discriminati. La Figc, infatti, già nella stagione sportiva 2014/2015, aveva rigettato tutte le pratiche di tesseramento dei minori stranieri in affido o tutela. «Nel loro interesse», ovviamente…

Il sindaco di Palermo con il ragazzo maliano che ha ottenuto il tesseramento per sentenza dei giudici.
Il sindaco di Palermo con il ragazzo maliano che ha ottenuto il tesseramento per sentenza dei giudici.

In una nota del 23 giugno 2015, il vicepresidente della Figc Antonio Cosentino scriveva chiaramente ai Comitati Regionali e Provinciali che non vi è spazio (neanche quello del buon senso!) per «eccezioni o interventi elastici, né possibilità di deroga alle normative». Appendete le scarpe al chiodo, insomma.

«Basta discriminazioni», commenta l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), secondo cui la Figc sta violando la Convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo, che prevede, oltre al diritto al gioco, che gli affidatari siano chiamati a svolgere per legge le funzioni dei genitori, quindi anche iscrivere i minori in una squadra sportiva. Per gli avvocati dell’associazione è necessario rivedere subito la nota di giugno e modificare il regolamento. Tra l’altro, il 14 gennaio 2016, il Senato ha approvato il disegno di legge “Disposizioni per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l’ammissione nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva”.

Introduce un principio molto semplice: a partire dai dieci anni, per i minori stranieri residenti in Italia (con o senza genitori) valgono le stesse regole per giocare a calcio dei coetanei italiani. Tanti bambini e adolescenti aspettano che la Figc si adegui al nuovo provvedimento. Tra di loro, c’è S.B. di sedici anni, anche lui come A.T. un minore non accompagnato del Mali. Da un anno non viene tesserato dall’ASD Ravanusa, in provincia di Agrigento, per la ferma opposizione della Federazione nazionale.

Intanto, aspettando il prossimo dibattito sul “razzismo sugli spalti”, chissà che la Figc si decida a rimuovere una pratica discriminatoria che fa particolarmente male perché è attuata da un’istituzione.

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