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martedì 22 giugno 2021
 
 

Mirko Casadei: «La mia famiglia è la più bella del mondo»

31/07/2016  L’erede del grande Raoul canta i valori dell’accoglienza e l'importanza dei legami familiari. E non è un caso se a 43 anni è già nonno e adora la sua nipotina Noa di due anni.

Accompagnato dall’inseparabile sorella Carolina, Mirko Casadei è venuto a trovarci nella redazione di Famiglia Cristiana. Fa un certo effetto vederli solo in due. Tre anni fa li avevamo lasciati nel loro “Recinto” di Gatteo a Mare, come lo chiama il patriarca Raoul, con il resto della “tribù”.
Sì, perché i Casadei vivono tutti insieme in un bellissimo spazio immerso nel verde in cui ciascuna delle famiglie ha un proprio appartamento, ma poi ci si ritrova tutti insieme attorno alla tavola a gustare le prelibatezze preparate da mamma Pina, sopraffina cuoca napoletana. Da allora, un po’ di cose sono cambiate.

La più importante è avvenuta due anni fa, quando la figlia di Mirko, Asia, ha reso lui nonno (e quindi Raoul bisnonno) di una bambina, Noa, ad appena 41 anni. A livello professionale, invece, Mirko, che da molti anni ha raccolto dal padre l’eredità dell’Orchestra Casadei, è tornato a incidere un album, SociaLiscio, anticipato da un singolo molto particolare, scritto da lui: Ad chi sit è ol?. «In dialetto romagnolo significa “Di chi sei figlio?” ed è un modo di dire dei nostri nonni quando incontravano qualcuno non del posto e volevano sapere chi era e che cosa era venuto a fare», spiega Mirko. «Una domanda che esprime bene la diffidenza che oggi noi italiani proviamo verso i migranti». Nel testo si descrive l’arrivo in un paesino di un giovane immigrato che alla domanda risponde: «Sono figlio della mia terra, vengo dall’Africa. Fratello della fame e mia sorella è la povertà». La gente gli apre le porte: «Non so di chi sei figlio, ma sei mio fratello. Balla, riballa, riballa che il mondo è bello. Entra in casa mia. Qui c’è il vino buono».

 Puro stile Casadei, insomma, fatto di allegria, ottimismo e speranza.
Ma nella realtà come vanno le cose? «Da noi la gente è abituata a essere ospitale. In un paese dell’entroterra a cui sono stati assegnati alcuni profughi ho visto grandi esempi di accoglienza. Ovviamente, non tutti i migranti che arrivano sono dei santi e quindi accanto all’ospitalità c’è anche l’irritazione verso chi non si comporta bene».
Proprio nelle spiagge romagnole negli anni Ottanta fu coniato il termine vu cumprà per nominare i primi venditori ambulanti che arrivavano dall’Africa. «Ci sono ancora, anche se sono diminuiti perché ora ci sono più controlli per tutelare giustamente i commercianti che lavorano in regola, mentre loro sono sfruttati dal racket. Quasi sempre sono bravi ragazzi che in genere in estate vengono nelle nostre spiagge per pagarsi gli studi, anche in altri Paesi d’Europa».
L’apertura verso chi arriva da lontano Mirko non si limita a cantarla. Uno dei pilastri della sua orchestra è infatti il trombettista brasiliano Gil. «È arrivato in Germania giovanissimo da clandestino. Ha girovagato un po’ finché l’abbiamo preso noi. Da poco ha avuto una bambina da una ragazza italiana».
Con la sua orchestra, Mirko gira tutto il mondo, dall’America all’Australia: «Ricordo un concerto all’Avana insieme a un gruppo cubano. Dopo pochi minuti, sotto il palco vedevo la gente che faceva alla perfezione il “cavallina” e la “saltata”, i passi tipici del liscio». Chissà se questo ballo potrebbe piacere anche a papa Francesco, grande estimatore del tango. «Credo proprio di sì, perché il liscio, come il tango nasce per esprimere i sentimenti e unire le persone. Tra l’altro, abbiamo suonato anche in Argentina, a Mendoza. Ma Bergoglio ancora non era Papa».

Quest’estate, però, l’Orchestra Casadei si limiterà a fare su e giù per l’Italia («il liscio ormai unisce tutto il nostro Paese, tanto che abbiamo più successo in Sicilia che in Romagna», rivela Mirko) anche se il momento clou si vivrà a due passi da casa, a Cervia e a Rimini, dove il 21 e il 23 luglio ci sarà “La notte del liscio”: una festa che riunirà artisti da tutto il mondo, anche di provenienze diverse, dal rapper Frankie Hi-Nrg Mc a Goran Bregovic. Ma soprattutto sarà l’occasione per rivedere sul palco dopo 36 anni Raoul Casadei con i membri storici della sua mitica Orchestra Spettacolo. «Papà a quasi 79 anni è sempre carico come una molla. Oltre a badare all’orto, ai polli e alle galline, corre regolarmente e fa sempre delle lunghe nuotate da solo, al largo. Quando andiamo a suonare, anche nei paesini più sperduti, spessissimo mi sento dire dalla gente del posto: “Qui c’è stato pure tuo padre con la sua Orchestra tanti anni fa”».

I due figli di Mirko si chiamano Asia e Kim, due nomi esotici, da romanzi d’avventura. «No, la spiegazione è molto più semplice. Kim è il nome di un bambino italo-svizzero che ho conosciuto all’asilo e che è diventato il mio migliore amico durante l’infanzia; Asia invece è legato al periodo in cui facevo l’animatore sulle navi con mia sorella Carolina. Ogni anno ritrovavo due nonni con una nipotina meravigliosa che, appena mi vedeva, si attaccava alle mie gambe. Ho scoperto poi che erano i genitori del cantante Paolo Belli, con cui poi sono diventato amico e che la bambina era sua figlia Asia. L’ho rivista di recente ed è diventata una ragazza bellissima».

Anche la nipotina di Mirko, Noa, ha un nome non proprio comune. «La verità è che ci piacciono i nomi brevi. Lei mi chiama già “nonno”, ma questo mi fa sentire più giovane perché in realtà è come se fossi diventato padre un’altra volta. Sono perdutamente innamorato di lei: quando arrivo a casa, a qualsiasi ora della notte, la prima cosa che faccio è andare a vedere se dorme, come facevo con i miei figli».
In queste parole sembra di sentire l’eco di una vecchia canzone scritta da papà Raoul, Tavola grande: «Sapessi com’è bello verso sera, tornare dopo una giornata dura... Spio nella finestra illuminata, c’è tutta la famiglia riunita. Tavola grande, tavola grande, la mia famiglia è la più bella del mondo». «È proprio così», conferma Mirko. «Noi abbiamo sempre cantato la famiglia perché è ciò che ci dà più gioia». Quando ci salutiamo, si vede che non vede l’ora di salire in macchina per tornare presto nel “recinto” e riunirsi al resto della “tribù” Casadei.

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