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domenica 19 maggio 2024
 
Miss Italia
 

Miss italia: Alice nel paese delle meraviglie

22/09/2015  La Rete si scatena nelle beffe sulla ragazza che avrebbe voluto dare un'occhiata alla Seconda guerra mondiale. Ma siamo sicuri che i nostri figli...

Alice Sabatini, miss Italia (Ansa).
Alice Sabatini, miss Italia (Ansa).

Fedele alla sua missione più appariscente che è quella di fungere da pubblica gogna (ehhh, Umberto Eco...), la Rete è impazzita di goduria per la gaffe di Alice Sabatini, nuova miss Italia (ammesso che si possano far stare nella stessa frase il concetto di "nuovo" con quello di "miss Italia"). La quale, alla domanda "in quale altra epoca avresti voluto vivere?", non si è accontentata di dire, per esempio, "nella prima metà del Novecento" ma ha specificato l'anno (il 1942), il perché (sulla Seconda guerra mondiale ci sono pagine e pagine dei libri di Storia, e quindi avrebbe voluto vederla di persona) e pure il come: sono donna, quindi il militare non me l'avrebbero fatto fare.

Risposta terribile nella sua ingenuità. Il 1942 comincia con la pianificazione della "soluzione finale" da parte dei gerarchi nazisti (conferenza di Wannsee, il 20 gennaio) e l'avvio dell'Olocausto degli ebrei e finisce con la tragica ritirata in Russia dell'VIII armata italiana, passando per una serie di atroci battaglie e distruzioni in mezzo mondo. E quanto a essere donna... Se la povera Alice fosse capitata in Russia o in tante parti dell'Asia in quell'anno, avrebbe forse rimpianto di non essere uomo. Ma tant'è: ce l'ha detto lei stessa che sulla Seconda guerra mondiale ha visto pagine e pagine, ammettendo forse così di averle viste senza averle anche lette.

D'altra parte... Ho sott'occhio i quotidiani mentre scrivo queste righe. La Barbie che parla, pensose riflessioni sull'ultimo cartone animato, i dolori del giovane Beckham che non è bravo come il padre a giocare a pallone. C'è il filosofo che filosofeggia con Twitter e la cronista che (mamma mia!) ha dato del tu al re di Spagna. E mi chiedo, in questa gran corsa dei giornali a diventare social e a fare il verso a Facebook, se non stiamo preparando un mondo pieno di Alici nel paese delle meraviglie, quasi tutte tra l'altro meno carine di quella che è diventata miss.

Tra le meravigliose caratteristiche dei cosiddetti new media (nuovi mezzi di comunicazione di massa, quelli elettronici soprattutto) ce n'è una che dovremmo considerare con qualche cautela (volevo dire preoccupazione, ma è poco social): e cioè la spiccata tendenza a favorire la conoscenza "verticale" rispetto a quella "orizzontale". In altre parole: con il computer e i suoi strumenti di ricerca puoi arrivare  sapere assolutamente tutto di una cosa, restando totalmente ignorante di tutto il resto. Puoi approfondire la vita dei pesci del Rio delle Amazzoni anche senza mai occuparti della geografia dell'America Latina, ignorando quindi quali Paesi attraversi il Rio.
  
Con i vecchi media come giornali e Tv, succedeva invece il contrario: un quotidiano, un settimanale, un telegiornale offrivano e offrono uno sguardo complessivo sulla realtà. Meno approfondito argomento per argomento, ovvio. Ma tale da fornire comunque almeno uno schizzo dell'insieme. E' del tutto possibile, quindi, che miss Alice sia profonda conoscitrice di un argomento qualunque, sul quale potrebbe dare lezione a tutti quelli che ora la sfottono, e nello stesso tempo non abbia idea di quale anno tremendo sia stato il 1942, e quindi riesca a parlarne con una leggerezza che fa un po' scandalo.

Lo dico per esperienza. Qualche tempo fa, avendo a cena una delle mie figlie con una sua amica, ho fatto una scoperta: né l'una né l'altra (laureate, oggi alle soglie dei trent'anni, tutt'altro che priva di interessi culturali e impiegate in settori "brillanti" come la moda e il teatro) avevano la minima idea di chi sia stato e di cosa abbia fatto l'ayatollah Khomeini. Eppure, ripeto, una sa tutto della moda, l'altra sa tutto del teatro. Ma sono native digitali, quindi hanno approfondito molto ciò che le interessa in esclusiva. A quelli della mia generazione, abituati a sfogliare il giornale, non poteva succedere: perché prima o poi un titolo o un articolo su Khomeini ti capitava. E se non lo leggevi, almeno il nome e un'idea (Iran, rivoluzione...) ti restava in testa.

Quello a cui stiamo assistendo è la morte della cosiddetta "cultura generale". L'unica cosa che non si può cercare su Google.


 

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