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venerdì 03 dicembre 2021
 
BANGLADESH
 

Missionario ferito, il Pime: «Solidarietà anche dai musulmani»

19/11/2015  Il giorno dopo l’attentato a padre Piero Parolari, 64 anni, originario di Lecco, parla il suo confratello, padre Franco Cagnasso, fino a poche settimane fa suo superiore. I missionari del Pime sono presenti nel Paese dal lontano 1855. Attualmente sono 29, attivi in tre diocesi, al servizio dei più poveri e bisognosi, soprattutto in ambito sanitario ed educativo.

Padre Piero Parolari.
Padre Piero Parolari.

«La prima partecipazione di dispiacere e promessa di preghiere, dopo l’agguato a padre Parolari, mi è venuta con la telefonata di una donna musulmana, la cui figlia era stata aiutata da lui e da un altro missionario». Il giorno dopo l’attentato a padre Piero Parolari, missionario del Pime, 64 anni, originario di Lecco, parla il suo confratello, padre Franco Cagnasso, fino a  poche settimane fa superiore del Pime in Bangladesh. A Famiglia Cristiana racconta, nei dettagli, la dinamica dell’incidente e i sentimenti che albergano nel cuore dei missionari in queste ore. Facendo capire che sarebbe sbagliato leggere quanto accaduto a padre Piero – ferito al collo con un colpo d’arma da fuoco e ora ricoverato in ospedale, ma fortunatamente fuori pericolo – nell’ottica della “guerra tra religioni”. Anzi, sottolinea padre Cagnasso: «Non lasciateci soli nel desiderio di amare questa gente, che (musulmani inclusi) ci sta dando molte dimostrazioni di simpatia e solidarietà».  

Ma ecco il racconto degli eventi. «Ieri mattina – dopo la Messa – padre Piero stava andando, come sempre in bicicletta, verso il “Medical College” di Dinajpur per trovare un malato e per alcuni esami clinici. Poco lontano dalla missione, in una strada poco frequentata che usava percorrere, è stato ferito da un colpo di pistola al collo, sotto la nuca; la pallottola è entrata a destra e uscita a sinistra. A sparare pare sia stato il passeggero di una motocicletta che lo aveva affiancato. Padre Piero, da ex corridore dilettante, viaggia sempre molto spedito, quindi la caduta dalla bicicletta dopo il colpo è stata rovinosa».

Continua padre Franco: «Soccorso dalla gente, è stato portato al “Medical College” su un triciclo elettrico. Padre Piero dava segno di essere cosciente e capire, ma mormorava solo qualche parola a fatica. Sommariamente medicato in sala operatoria, gli è stata poi effettuata una Tac; quindi si è deciso di trasportarlo a Dhaka (la capitale, ndr.) in elicottero, per evitargli 8 o 9 ore di viaggio su strade piene di traffico e spesso sconnesse». Nel frattempo, padre Piero si riprendeva lentamente, nonostante i medici non fossero riusciti a fermare del tutto l’emorragia al collo. Parlava, riusciva a muovere gambe e braccia. «Alle 15.45, finalmente, l’elicottero partiva per Dhaka. Padre Piero è stato ricoverato al “Combined Military Hospital”, ritenuto il migliore ospedale della capitale». Dagli esami medici è emerso che aveva anche tre costole rotte.

Bloccata l’emorragia, i sanitari lo hanno dichiarato fuori pericolo. «Ora ha molti dolori per i postumi della caduta, e non può mangiare cibo solido a causa della frattura mandibolare». Quanto alle motivazioni che hanno spinto il folle gesto, dal Bangladesh i missionari fanno sapere che «le indagini della polizia sono in corso ed è prematuro individuare responsabili». Tutti gli altri missionari del Pime stanno bene. La polizia insiste che prendano misure di sicurezza nelle due missioni di Dinajpur, per controllare chi entra ed esce; davanti all’unico cancello che permette di lasciare aperto ci sarà un presidio giorno e notte. I missionari sono liberi di andare dove e quando vogliono, ma devono essere accompagnati da un poliziotto.

I missionari del Pime sono presenti nel Paese dal lontano 1855. Attualmente sono 29, attivi nelle diocesi di Dhaka, Dinajpur e Rajshahi, al servizio dei più poveri e bisognosi, soprattutto in ambito sanitario ed educativo,
ma anche accanto alle popolazioni tribali e per la promozione del dialogo con l’islam. Un legame forte, quello tra il Pime e il popolo del Bangladesh, che in queste ore si è ulteriormente rinsaldato, come spiega padre Cagnasso: «In alcune missioni, i cristiani si sono offerti di fare essi stessi turni di protezione al missionario, notte e giorno, e di accompagnarlo quando deve visitare i villaggi». Conclude padre Michele Brambilla, neo-superiore del Pime in loco: «Non ci sentivamo particolarmente in pericolo in questi ultimi tempi e non c’erano stati allarmi precisi. Ma quello che è successo a padre Piero ci inquieta. Non sappiamo se lo hanno aggredito in quanto straniero o in quanto esponente delle Chiesa. Sappiamo però che la polizia ci ha raccomandato di non uscire di casa. È quello che ho chiesto di fare a tutti i nostri missionari. In questo momento dobbiamo essere un po’ prudenti, anche se nessuno di noi ha intenzione di lasciare il Paese».

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