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sabato 08 agosto 2020
 
Teatro
 

Moby Dick, l'odissea dei migranti secondo Melville

14/11/2017  Al Teatro Menotti di Milano debutta oggi uno spettacolo di Michele Losi, nato dall'incontro con i rifugiati nei campi profughi del Mediterraneo. «È il primo romanzo che parla di globalizzazione, con forti richiami all'Antico Testamento».

Il celebre romanzo Moby Dick di Herman Melville diviene occasione per raccontare le tante odissee contemporanee dei migranti, grazie all’idea del regista Michele Losi che, dal 2015 con l’ideazione del progetto Itaca, viaggia con la sua compagnia tra campi profughi del Mediterraneo, scoprendo come le esperienze vissute e raccontate dai migranti di oggi siano simili a quelle dell’equipaggio multietnico del capitano Achab a caccia della bianca balena che dà il titolo al romanzo.

Da tale esperienza è nato uno spettacolo evocativo, rappresentato in anteprima estiva al Festival Giardino delle Esperidi, e che dal 14 novembre debutta al teatro Menotti di Milano. «Noi siamo partiti con un progetto di lavoro internazionale – spiega Losi - abbiamo viaggiato, con la nostra compagnia, partendo dalla Russia fino alla Grecia, poi ci siamo diretti verso Lampedusa, Malta e la Sardegna, proponendo performance teatrali e attività laboratoriali, con la realizzazione finale di uno spettacolo ispirato all’Odissea. Poi dal 2016, incontrando molti immigrati nei centri di accoglienza e, ascoltando i loro racconti, abbiamo pensato a una odissea contemporanea, Moby Dick.

Infatti il romanzo che racconta il viaggio della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, in cerca di balene e capodogli, e in particolare per uccidere e vendicarsi dell’enorme balena bianca che gli ha divorato una gamba, ha anche risvolti religiosi, poiché il capitano e il primo ufficiale sono quaqqueri, mentre i marinai, sono nativi della Polinesia e dell’Africa e vengono considerati come “buoni selvaggi” dagli esponenti del comando. Moby Dick si può considerare il primo romanzo che parla di globalizzazione, infatti i marinai girano in tutti i mari del mondo e sono uomini di varie provenienze. Le tematiche spaziano dalla relazione tra persone costrette a convivere sulla nave per lungo tempo, al desiderio di vendetta che anima Achab alla ricerca ossessiva della balena bianca, simbolo dello scontro tra l’uomo e la natura che si ribella a chi in modo consapevole ha deciso di annientarla.

Il romanzo si presta ad essere interpretato e ridotto, pur rispettando l’originale, a seconda del nucleo narrativo che si decide di evidenziare: gli episodi raccontati sono ancora attuali, infatti il romanzo è una miniera d’oro di spunti, intriso di riferimenti al Vecchio Testamento come appare anche dal nome dei personaggi, per esempio il narratore, cioè il marinaio Ismaele, che si presenta nel toccante monologo “Chiamatemi Ismaele.” È come se gli archetipi venissero ripresi e portati nel romanzo che diviene contenitore di storie universali, infatti non è stato necessario inserire nello spettacolo i racconti dei migranti che abbiamo incontrato perché storie simili erano già state scritte da Melville. Per rendere scenicamente il viaggio del Pequod, abbiamo utilizzato diversi cambi di scena, partendo dalla terra ferma, alla costruzione della nave, con tutti gli attori che restano sempre in scena, poiché le azioni sono collettive; inoltre, abbiamo costruito coreografie molto fisiche, su suoni finalizzati alla creazione di un “paesaggio sonoro”, efficace per riprodurre il viaggio per mare.

Nel nostro spettacolo, Ismaele è interpretato da Mariasofia Alleva, un’attrice, perché rappresenta l’umanità in senso assoluto, quella dei marinai, mentre il capitano Achab appare solo tramite un video dell’attore Joseph Scicluna perché è scomparso l’anno scorso e a lui dedichiamo il nostro lavoro. Con il progetto Itaca, poiché ho incontrato tanti migranti, ho scoperto che sono persone positive, con voglia di vivere e costruire un futuro migliore, mentre noi spesso abbiamo di loro una visione tragica, invece, nonostante le drammatiche esperienze vissute, non sono personaggi tragici, ma eccezionalmente propositivi, ed è quello che vorrei trasmettere con il nostro allestimento di Moby Dick.».

MOBY DICK AL TEATRO MENOTTI: INFORMAZIONI

MOBY DICK, ispirato al testo di Herman Melville. Regia di Michele Losi. Drammaturgia di Riccardo Calabrò, Mariasofia Alleva, Michele Losi. Cura del movimento scenico Caterina Poggesi. Con Mariasofia Alleva, Andreapietro Anselmi, Lucia Donadio, Lucio de Francesco, Carolina Leporatti, Joseph Scicluna. Musiche originali di Cristina Abati, Chiara Codetta, Tobia Galimberti. Scene di Marialuisa Bafunno, Michele Losi, Anna Turina. Costumi Stefania Coretti, Maria Barbara De Marco. Sound design Diego Dioguardi. Light design Andrea Violato. Proiezioni video Alberto Sansone. Produzione Pleiadi Art Productions, Campsirago Residenza teatrale. Dal 14 al 19 novembre al Teatro Menotti di Milano, dal 14 al 16 dicembre al Teatro Libero di Palermo e in tournée nel 2018. Info: Teatro Menotti, in via Ciro Menotti 11, Milano, tel. 02 36592544, biglietteria@tieffeteatro.it, http://teatromenotti.org/

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