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mercoledì 26 gennaio 2022
 
il ricordo
 

Modesta Valenti e la preghiera per chi vive e muore in strada

01/02/2020  La Comunità di sant’Egidio ricorda con una celebrazione eucaristica nella basilica di Santa Maria in Trastevere la donna senza fissa dimora che nel 1983 morì perché un’autoambulanza rifiutò di caricarla a bordo

Trentasette anni fa moriva presso la stazione Termini di Roma Modesta Valenti, una donna senza fissa dimora che l’ambulanza si rifiuta di portare in ospedale perché sporca. Era il 31 gennaio 1983. Quella data oggi è ricordata da tanti volontari che in tanti modi aiutano chi vive per strada. La Comunità di Sant’Egidio, che conosceva bene Modesta, ne fa memoria domenica 2 febbraio, insieme a tanti senza fissa dimora e volontari.

Nella Basilica di Santa Maria in Trastevere una celebrazione durante la quale, insieme al suo, saranno letti i nomi delle persone morte per strada a Roma, da dicembre a oggi, e di tanti altri che, in questi anni, hanno perso la vita. In ricordo di ognuno di loro verrà accesa una candela davanti all’icona dipinta in onore di Modesta Valenti che i giovani di Sant’Egidio avevano conosciuto negli ultimi mesi del 1982 nei pressi della basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Chiedeva l’elemosina, un po’ timidamente, quasi di nascosto. «Ha mica qualcosa da darmi?» diceva cortesemente, in dialetto friulano. L’amicizia nata in quei mesi di freddo – fatta più di gesti che di parole: un cappuccino caldo, un pranzo insieme - aveva svelato però pian piano alcuni dettagli della sua vita: veniva da Trieste, dove era nata nel 1912. Aveva vissuto fino a qualche anno prima in un appartamento, un bel “quartin”, come lo chiamava, di cui parlava con nostalgia. Ma la sua vita «era stata segnata – si legge sul sito della comunità - anche dall’esperienza dolorosa del ricovero in ospedale psichiatrico. Un ricordo che emergeva a tratti, in maniera frammentata, nei suoi racconti in cui accennava anche a trattamenti traumatizzanti, forse elettroshock».

Non si sa perchè aveva abbandonato Trieste per venire a Roma, dove non conosceva nessuno e dove aveva iniziato a vivere per la strada. A chi glielo chiedeva, diceva che «il vero motivo era stato che qui c’era il papa e avrebbe voluto incontrarlo. Infatti le piaceva camminare fino a San Pietro. Una volta, aveva anche visitato la basilica con un amico della Comunità: un raro momento di gioia e di serenità. Con i suoi modi dolci, velati di tristezza, parlava spesso di un viaggio in treno che voleva fare, forse per tornare a Trieste».

La dignità infatti viene dall'amore e Gesù riveste di dignità anche quelli a cui la dignità ė sottratta

Il 28 dicembre dell’anno successivo i funerali si svolsero proprio nella basilica trasteverina: undici mesi dopo la sua morte quando il suo corpo venne consegnato alla Comunità. Ecco perché ogni anno a Roma una liturgia ricorda lei insieme a tanti. «Gesù non dimentica nessuno e ci aiuta a serbare nel cuore e la vita e la morte dei nostri fratelli e delle nostre sorelle e, dove lui è presente, c'è la resurrezione. Questa nostra Santa Messa – ha detto lo scorso anno nell’omelia il parroco della Basilica, mons. Marco Gnavi - ci vede insieme mentre rivestiamo di dignità, con il nostro amore la nostra preghiera, una donna, Modesta, che ci accompagna da tanti anni quando celebriamo la sua vita e anche dolorosamente la sua morte, per abbandono. La dignità infatti viene dall'amore e Gesù riveste di dignità anche quelli a cui la dignità ė sottratta. E per fare onore a Modesta noi siamo qui in un'assemblea luminosa. Le nostre vite sono intrecciate alla sua e l'uno per l'altro siamo fratelli e sorelle».

Ogni nome di coloro che sono morti e che «abbiamo conosciuto in vita e che hanno sofferto oggi sarà circondato del calore della fiamma della carità che non si estingue ma si moltiplica benevola, che non si arrende e che illumina i nostri volti. È il nostro futuro». Oggi in Italia vivono più di 50mila persone senza dimora. Un popolo spesso di invisibili. Tra le tante iniziative la comunità di Sant’Egidio lo scorso mese di dicembre ha presentato l’edizione 2020 della guida dove mangiare, dormire, lavarsi a Roma chiamata “Guida Michelin dei poveri” dedicato proprio a Modesta Valenti. Un libretto che rappresenta una bussola da tenere in tasca per orientarsi nella città. In 260 pagine indirizzi, orari e servizi delle strutture di accoglienza presenti sul territorio. «Si può soccorrere anche al di fuori delle emergenze, offrendo qualcosa di stabile, che abbia il sapore di una famiglia», ha detto mons. Gnavi presentando la Guida. Oggi, proprio attorno alla memoria di Modesta e di altri, è cresciuto negli anni, in tutta Italia, un largo movimento di solidarietà, con numerose persone di ogni età, che la sera visitano le stazioni e gli altri luoghi dove vivono i senza dimora, portando cibo, bevande calde, sacchi a pelo e coperte. Ma anche soluzioni alternative alla strada che hanno permesso ad alcuni di abbandonarla. Su proposta della Comunità di Sant’Egidio, il Comune di Roma ha anche intestato a Modesta una via virtuale, Via Modesta Valenti, per l’iscrizione anagrafica delle persone senza dimora.

 
 
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