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Mons. Bettazzi: "Frutto di fede e umiltà"

11/02/2013  Così monsignor Bettazzi giudica le dimissioni di Benedetto XVI. "Avevo immaginato che potesse prendere una decisione così, perché è stato un Papa dai gesti rivoluzionari".

Monsignor Bettazzi (Ansa).
Monsignor Bettazzi (Ansa).

Esattamente un anno fa, nel febbraio del 2012, monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, sorprendeva tutti dichiarando in un’intervista di ritenere possibili le dimissioni di Papa Benedetto XVI.

- Come ha fatto a preconizzarle?

«Mi ero fatto questa convinzione per la conoscenza che ho di lui. Il cardinale Ratzinger aveva visto gli ultimi tempi del papato di Wojtyla, che non era più in grado di fare il Papa e al suo posto subentravano i collaboratori, che però non possiedono il carisma del Papa. Anche Giovanni Paolo II voleva dimettersi (lo ha scritto Wanda Poltawska, sua amica da decenni), ma non glielo hanno permesso. Così, io ho detto che quando Benedetto XVI si fosse accorto di non poter più svolgere il suo compito, era il tipo d’uomo che poteva decidere le dimissioni. L’ho detto per la stima che nutro per la sua fede e per la sua umiltà, e anche per il suo sentimento che il Papato non è un potere ma un servizio. Così come, quando aveva accettato di essere Papa, avevo manifestato la convinzione che lo avesse deciso per fede e pulizia. Non dimentichiamo il suo intervento alla Via crucis, quando parlò del fango che esiste anche nei nostri ambienti: lui ha aperto la porta sullo scandalo della pedofilia, che prima si teneva nascosto. D’altronde, se un vescovo a 75 anni non è più in grado di fare il vescovo, e un cardinale a 80, si può capire che anche un Papa, nella rapidità di cambiamenti moderna, si accorga del venir meno delle proprie forze e lasci il posto a un altro. Vede, Benedetto XVI è anche un uomo di studio, che veniva portato in giro e anche esposto a gaffe, come quando lo convinsero a togliere la scomunica ai lefebvriani e il giorno dopo costoro negarono l’esistenza della Shoah, o dissero che non si sentivano obbligati a seguire il Concilio Vaticano II perché si trattava di un concilio pastorale. Qualcuno avrà pensato: “Questo Papa è anziano, lascerà fare”. La sua attuale decisione conferma in me la stima per la fede e il coraggio di Benedetto XVI».

- Ecco, cosa pensa delle dimissioni?

«Penso che, nell’Anno della Fede, sia un’occasione per rilanciare non solo il papato, ma anche il Concilio Vaticano II. Negli ultimi tempi c’è un po’ una tendenza a sminuirne il valore, diffusa anche in ambienti alti. Una tendenza a svuotarlo dall’interno, a interpretarlo alla stregua di un codice giuridico, a vederlo dal punto di vista della minoranza che non lo voleva. Invece si tratta di un Concilio pastorale che ha voluto allargare le decisioni ai fedeli; fare della liturgia la forza della vita cristiana; riconoscere i laici come collaboratori, non sostituti, nella gestione; aprirci al bello e al buono che c’è anche fuori dalla Chiesa cattolica. Forse la scossa data da un Papa nuovo può agire anche da rilancio del Concilio Vaticano II».

- Come valuta il papato di Benedetto XVI?

«È stato un Papa che si è preoccupato molto circa la chiarezza della fede. Accusato di essere un conservatore, ha compiuto gesti rivoluzionari. Per esempio, prima ha sollecitato e poi accolto il parere della Commissione teologica internazionale, sul fatto che il Limbo non c’è nella Bibbia, e che quindi gli appena nati che muoiono non battezzati vanno in Paradiso. E anche quando ha voluto di nuovo l’Incontro di Assisi (osteggiato dagli ambienti conservatori), ha aggiunto a testimonianze religiose anche la voce dei non credenti, a significare che anche loro sono alla ricerca. È stata una grande rivoluzione pastorale».

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