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domenica 28 novembre 2021
 
Ricostruzione di Amatrice
 

Mons. Pompili sulla risata dell'imprenditore: «Inaccettabile e raccapricciante»

20/07/2017  È lapidario il vescovo di Rieti nel commentare la nuova inchiesta della Procura de L’Aquila con protagonista l’imprenditore Vito Giuseppe Giustino che, intercettato telefonicamente, si mostra assai allegro pensando alle commesse in arrivo ad Amatrice. E aggiunge: «Dobbiamo avere uno sguardo che guardi al bene comune e non a quello personale o particolare».

È ancora scandalo sulle ricostruzioni dopo il terremoto e ad Amatrice la storia si ripete  come all’Aquila. Ma la voce di monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, non si lascia attendere e si alza nitida e stentorea, onesta e profonda, come sempre. Come quando, durante l’omelia dei funerali per le vittime del terremoto di Amatrice nell’agosto scorso, ribadì senza esitazioni: «Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell'uomo».  

Ed ecco allora che davanti alla nuova inchiesta della Procura de L’Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica che vede protagonista l’imprenditore Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Ba), presidente del Cda della società cooperativa l’Internazionale che, intercettato telefonicamente, si diceva allegro pensando alle commesse in arrivo ad Amatrice, colpita dal terremoto nell’estate di un anno fa, il commento all’agenzia di stampa cattolica Sir è stato lapidario: «È inaccettabile e raccapricciante».

no allo sguardo miope che frena la ricostruzione

Giustino, ora agli arresti domiciliari – scrive il Gip nell’ordinanza -, “ride” mentre è al telefono con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari. Tuttavia, ammonisce il vescovo, «davanti a un episodio come questo non dobbiamo avere lo sguardo miope. Quello, cioè, che si ferma davanti a ciò che io posso ricavare da situazioni di questo tipo. Questa miopia è ciò che frena la ricostruzione che invece ha bisogno di gente disinteressata e che guardi al bene comune e non a quello personale o particolare».

Ed esorta: «Tutti siamo chiamati a fare ordine e non proiettiamo su altri quello che è un problema che riguarda tutti: come evitare il bene o l’interesse particolare per raggiungere il bene più ampio. Ciò vuol dire pensare alle cose che servono a tutti come le infrastrutture e tutto ciò che ha a che fare con il pubblico. Fare bene queste cose significa evitare che in futuro qualcuno possa perdere la vita».

Parlando del prossimo 24 agosto, quando verrà ricordato il primo anniversario del terremoto, mons. Pompili non ha dubbi: «Sarà un giorno di preghiera e di silenzio per ricordare le vittime. Solo questo e niente altro».  

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