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giovedì 30 maggio 2024
 
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Il Patriarca di Venezia: "Non si può strumentalizzare il dolore"

02/03/2017  Sul suicidio assistito di dj Fabo e Gianni Trez interviene monsignor Francesco Moraglia: "La vera sfida è rendere la vita dignitosa"

Dj Fabo
Dj Fabo

Rendere vivibile e dignitosa la vita umana, in ogni fase, è la sfida di cui dobbiamo farci carico”;  “mai strumentalizzare il dolore e la disperazione di queste persone e dei loro familiari”. Il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia,  interviene sul dibattito  scatenato dal suicidio assistito a cui ha fatto ricorso Fabiano Antoniani,  dj Fabo,  alcuni giorni fa nella clinica "Dignitas", di Zurigo.  Nello stesso modo e nello stesso centro  è morto,  solo 24 dopo, anche il sessantaquattrenne veneziano  Gianni Trez, malato terminale di tumore. 

 “Di fronte a chi ritiene di non aver più futuro e si dibatte in gravissime sofferenze fisiche, psicologiche e spirituali c’è innanzitutto il senso di un profondo rispetto, di una grande vicinanza e solidarietà”. Così inizia l’intervento del vescovo.

“Questi drammi e sofferenze interpellano l’uomo in quanto tale, sia esso credente sia non credente. Chi segue e accompagna questi malati e i loro familiari constata come vi possano essere  risposte  fra loro differenti se non, addirittura, opposte”. Da qui l’impegno a cui la società non dovrebbe sottrarsi: “Rendere vivibile e dignitosa la vita umana anche in questi frangenti e nelle fasi di maggiore sofferenza: è questa la grande sfida di fronte alla quale tutti siamo doverosamente e appassionatamente impegnati e a cui sono chiamate a rispondere una scienza medica e una società che pongano l’uomo e la sua vita al centro di tutto, senza mai darsi per vinte”.

E ancora, a ribadire l’imperativo categorico di considerare in primis la dignità umana: “Sì, ritengo sia questa la sfida di cui deve farsi carico una collettività che si vuole prender cura dell’uomo, mai considerato - come sempre più spesso dice Papa Francesco - prodotto di scarto”.

Quindi il presule conclude: “I limiti che accompagnano l’uomo e che l’uomo sperimenta costantemente lungo la sua esistenza - al di la dei diversi convincimenti culturali - portano a considerare l’esistenza di soglie, demarcazioni e delimitazioni che dicono qualcosa di significativo per l’uomo e il suo agire; ebbene, la vita è la più rilevante di queste soglie che identificano l’uomo.  

In alcun modo, poi, possiamo strumentalizzare il dolore e la disperazione di queste persone e dei loro familiari”. 

 

 

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