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Moratoria sui temi etici: opportuna o perditempo?

22/07/2013  I temi economici hanno un'urgenza maggiore. L'Italia ha bisogno di puntare al risanamento, prima di ogni altra cosa. Lo sostengono diversi deputati del pdl e di Scelta Civica. Non mancano, tuttavia, coloro che ritengono anche i temi etici uno fra gli interesse prioritari del Paese.

È più opportuno e urgente occuparsi dei problemi economici dell’Italia, piuttosto che intrattenersi sui temi squisitamente etici, come i matrimoni gay, le coppie di fatto e la legge sull’omofobia. A sostenerlo, ieri, quattro deputati del Pdl Maurizio Lupi, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini e Maurizio Sacconi al termine della Summer School di formazione politica Sorrento 2013, organizzata dalla fondazione Costruiamo il Futuro. La proposta è stata subito contrastata da un altro esponente del Pdl, il presidente della commissione cultura della Camera dei deputati, Giancarlo Galan, che dichiara di non vedere di buon occhio l’ipotesi della moratoria. Soprattutto, crede sia il momento meno adatto per formularla: «È nostro dovere trovare soluzioni, dare risposte, predisporre misure in grado di abbattere le barriere che quotidianamente incontrano i cittadini. Questo vale tanto in termini economici che civili. La nostra gente ci chiede passi avanti per il Paese, ci chiede condizioni di vita migliori: ripresa economica, maggiori diritti. Dobbiamo riportare i nostri cittadini ad avere riconosciuti più diritti civili e personali nel proprio paese così che non debbano cercarli altrove. Non è tempo di moratorie, è tempo di riprendere un cammino di sviluppo».  

Come era già accaduto nei giorni scorsi per gli oltre 350 emendamenti trasversali alla discussa proposta di legge contro l’omofobia, le polemiche non sono mancate. «La proposta di una moratoria sui temi etici è quanto mai opportuna. L'Italia non ha bisogno di dividersi su questioni spinose, ma di unirsi per agganciare la ripresa, far crescere l'occupazione, sostenere le famiglie», spiega il deputato di Scelta Civica, Gian Luigi Gigli. E aggiunge puntualizzando: «Il Governo Letta deve poter lavorare con tranquillità, evitando imboscate sul tema ambiguo e marginale dell'omofobia. Dietro il giusto rifiuto della discriminazione omofobica si cela il reato di opinione per quanti non accettano l'ideologia del gender, cavallo di Troia per lo scardinamento della famiglia, che la Costituzione vuole fondata sul matrimonio tra uomo e donna».

Sulla stessa scia si muove anche il senatore pdl Lucio Malan: «Il testo in discussione alla Camera, oltre a introdurre l’aggravante per reati motivati dall’orientamento sessuale, cosa discutibile ma accettabile, punisce con la reclusione chiunque affermi che un certo orientamento sessuale è preferibile ad altri, spingendosi a punire la mera appartenenza a qualsiasi organizzazione che affermi la peccaminosità dei rapporti sessuali con persone dello stesso sesso. Una legge meno aggressiva di questa ha già portato in Inghilterra all’arresto di diversi attivisti cristiani, anche se hanno sempre sottolineato il rispetto per le persone accanto alla condanna della pratica. Sarebbe assai meglio accogliere l’appello al buon senso fatto da Carfagna Gelmini Lupi e Sacconi».

Altrettanto sonora la dichiarazione del vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri: «I temi etici non vanno elusi. Abbiamo il dovere di esprimerci con chiarezza su questioni come la vita, la famiglia. Contrari ad ogni discriminazione, ma coerenti con il nostro percorso. Per questo ribadisco che è indispensabile rivedere la legge contro l’omofobia in discussione alla Camera che, come è stata formulata, è contro i principi del diritto naturale. E contro la Costituzione. E rischia di introdurre reati di opinione a fronte di posizioni che non c'entrano nulla con le discriminazioni, che invece vanno combattute».  

Mentre le diverse opinioni politiche si affastellano nel quadro istituzionale, il Comitato “Uominidonnebambini”, organizza venerdì 26 luglio a Piazza Montecitorio a Roma, contro ogni strumentalizzazione, un «flashmob per fermare il progetto di legge che punisce con il carcere e i “campi di rieducazione” chi non segue l’ideologia gender». Un’opportunità per ricordare la possibilità di manifestare sempre e comunque la propria opinione.

Un aspetto che evidentemente il ddl pare aver completamente dimenticato.

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