logo san paolo
sabato 04 dicembre 2021
 
 

Simoncelli, morire di sport

23/10/2011  Perché la tragedia di Marco Simoncelli sotto i riflettori non sia vana, dovremo ricordarci di lui e non rassegnarci ogni volta che vedremo un Marco sconosciuto morire di lavoro.

Marco Simoncelli e la sequenza del suo incidente.
Marco Simoncelli e la sequenza del suo incidente.

Adesso sarebbe il caso di bandire definitivamente un accostamento aggettivo-sostantivo consueto tra i cronisti di sport motoristici: "spettacolare incidente", a meno di non ammettere che il pubblico che  ne fruisce sia assetato di sangue. Perché a volte succede, oggi è successo, che lo spettacolo diventi tragedia.


Per rispetto di Marco Simoncelli caduto stamani sulla pista di Sepang, per rispetto di Fabio Casartelli, vittima di un antico Tour de France, per rispetto di Ulrike Meier, partita e mai arrivata alla fine di una tragica discesa libera 17 anni fa, per rispetto del lungo elenco che li ha seguiti e preceduti sarebbe ora di darsi come regola morale l'impegno a non abbinare più quell'aggettivo e quel sostantivo. 

Al di là di questo resta la fatica di trovare le parole del dopo. Lo sport è, a seconda dell'occhio di chi lo guarda: una straordinaria metafora del mondo e della società, un costoso e rutilante spettacolo, un lavoro ambito e ben pagato, una potente e simbolica scala su cui misurare le proprie capacità, un nonsense inutile.  Può darsi che sia un misto di tutte questi punti di vista. 

E' un dato di fatto che di sport si vive e, qualche volta, purtroppo, si muore. E per chi ne vive e ne muore lo sport è un lavoro. Un lavoro particolare, vissuto fino alla fine sotto i riflettori, simbolo del privilegio del successo e insieme del voyeurismo che la visibilità comporta: ne sarà domani esempio distorto il numero di click che calcolerà il tragico successo mediatico del video dell'incidente di oggi, meta di una quantità di cybercuriosi. 

Si fa una fatica terribile ad accettare razionalmente che si possa morire a 24 anni per una gara, per un lavoro che a tanti sembra futile.  Seguiranno fiumi di retorica, ma se vogliamo ricordare degnamente Marco Simoncelli, dobbiamo far in modo che le domande che oggi sorgono a proposito della sua tragedia platealmente pubblica, tornino a interrogarci ogni volta che in questo paese un Marco sconosciuto, altrettanto ragazzo, muore di lavoro, senza riflettori per pochi soldi. 

Se sapremo fare questo, se sapremo, turbati dalle immagini di oggi, farne tesoro ciascuno nel proprio ambito: ricordando il casco al nostro amico in moto, imponendo l'imbragatura all'operaio alle nostre dipendenze, avendo un occhio di riguardo sulla sicurezza dei nostri sottoposti, pretendendo il rispetto delle norme di sicurezza sul nostro lavoro, la visibilità che oggi ci pare sconcia – almeno quella - avrà avuto un senso.

I vostri commenti
1

Stai visualizzando  dei 1 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo