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lunedì 20 settembre 2021
 
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Caso Moro, ci aspettiamo che la Commissione aggiunga i tasselli mancanti

10/03/2017  Il nostro articolo del 3 marzo intitolato "Se la Commissione parlamentare guarda altrove" ha procurato la reazione «sconcertata», dell'on Gero Grassi, componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moro. Pubblichiamo la lettera integrale che ci ha mandato. E la nostra risposta: «A chi giova far finta che nulla si sappia, ignorare i riscontri, le indagini, le perizie, le testimonianze?»

Ecco la lettera che ci ha inviato l'onorevole Gero Grassi:

 

Ho letto sconcertato un articolo sulla testata on line di Famiglia Cristiana secondo il quale cambia poco sapere se il presidente della Dc sia stato ucciso da seduto o da sdraiato. Non volevo credere ai miei occhi. La questione nasce dalla perizia sulla dinamica dell’uccisione di Aldo Moro chiesta dalla Commissione guidata da Giuseppe Fioroni al Reparto investigativo dei Carabinieri. Durante una lunga audizione il colonnello Luigi Ripani e il tenente colonnello Paolo Fratini hanno esposto gli esiti del loro lavoro – non sono stati ‘tirati di qua e di là dalle domande dei membri della Commissione’, come si scrive nell’articolo, semplicemente gli abbiamo chiesto chiarimenti – mostrando le evidenze scientifiche fin qui, paradossalmente, mai notate, in base alle quali Aldo Moro fu colpito da davanti: la versione brigatista delle ultime ore di vita di Moro è dunque fatta a pezzi.

 

Il Ris non dice, come di nuovo sostiene l’articolo, evidentemente scritto senza aver seguito con attenzione i nostri lavori, che la «scena del crimine» è “certamente” la Renault 4 dove il corpo di Aldo Moro fu ritrovato la mattina del 9 maggio. Niente affatto. Il colonnello Ripani ha anzi detto il contrario, cioè che in base alla loro perizia l’ipotesi che tutto sia avvenuto in un garage è alquanto improbabile. Proprio a tal fine svolgeremo un incidente probatorio in via Montalcini, per escludere definitivamente che quello sia stato il luogo dell’uccisione.

 

Se il principale settimanale italiano, uno tra i pochissimi ormai autorevoli, propone ai propri lettori una versione così superficiale e falsa dei nostri lavori, dobbiamo preoccuparci oltre che rammaricarci. Noi, infatti, pensiamo che la verità del caso Moro sia un dovere, oltre che un contributo alla buona politica dell’oggi. Per questo siamo impegnati a capire: perché l’allora capo della Digos Spinella arrivò troppo presto in via Fani, chi sparò da destra, visto che i membri noti del commando stavano tutti su un lato, se i trafficanti d’armi e gli ‘ndranghitisti che si incontravano nel bar Olivetti, proprio di fronte al luogo dell’agguato, hanno contribuito all’operazione, chi fossero coloro che hanno ospitato un covo brigatista nell’elegante palazzina dello Ior di via Licinio Calvo, perché i brigatisti hanno detto così tante bugie e perché gli investigatori se le sono bevute … e tanti altri nodi critici.

 

Riusciremo a ricomporre il puzzle? E’ molto difficile, noi ci proviamo, auspicando che proprio Famiglia Cristiana non si sottragga all’esigenza di un impegno per la verità e non si unisca al coro del qualunquisti.      

 

Gero Grassi, componente della Commissione parlamentare di inchiesta

 

 

LA RISPOSTA DI FAMIGLIA CRISTIANA

Gentile onorevole Grassi,

 

l’articolo pubblicato ha avuto, come ben potrà comprendere, i più ampi riscontri prima di essere messo online. In particolare sono state attentamente ascoltate le audizioni ed è stata attentamente vagliata la perizia presentata dal Ris. Non riscontriamo invece la stessa precisione nelle sue affermazioni. In particolare sottolineiamo tre affermazioni quantomeno superficiali della sua lettera. Laddove afferma che «Il Ris non dice, come di nuovo sostiene l’articolo, evidentemente scritto senza aver seguito con attenzione i nostri lavori, che la «scena del crimine» è “certamente” la Renault 4 dove il corpo di Aldo Moro fu ritrovato la mattina del 9 maggio», rileviamo, invece che dall’audizione del colonnello Ripani del 23 marzo (il cui resoconto stenografico è stato pubblicato nel sito della Camera, si desume proprio quanto da noi pubblicato.

 

Dice il colonnello dei Ris:  «…Questa attività è stata svolta per ricercare elementi oggettivi desumibili: dal sopralluogo e dal repertamento sia sulla scena del crimine (sicuramente la Renault 4) sia anche dagli atti a disposizione della Commissione (parlo dei verbali di sopralluogo della Polizia scientifica all'epoca dei fatti); dalle analisi scientifiche delle tracce e dei reperti disponibili, che abbiamo svolto in laboratorio; dagli esami medico-legali eseguiti sul corpo e accertamenti balistici...». Su un’altra delle sue affermazioni, quella in base alla quale il garage di via Montalcini non sarebbe stato il luogo in cui l’onorevole Moro è stato ucciso, rileviamo che nella stessa audizione del 23 marzo il colonnello Ripani si limita a illustrare i dati della perizia e non dice mai che sia improbabile che il luogo dell’omicidio sia il garage di via Montalcini. Tra l’altro - questo del luogo dell’omicidio - non era neppure tra i quesiti posti al Ris.

 

È il presidente Fioroni che, alla fine della seduta, esprime il suo personale punto di vista, non suffragato dalle parole del colonnello Ripani che anzi dichiara: «…I primi 3 colpi potrebbero essere stati esplosi in un luogo magari non tanto distante (adesso poi vi dico perché), ma in un locale, un garage, e la macchina fuori o la macchina dentro, ma non ne ho la più pallida idea e non voglio avanzare ipotesi». È invece il presidente Fioroni che, al termine della audizione e senza che ci sia alcuna prova a sostegno del suo pensiero, dice: «Credo che non sfugga a nessuno che, silenziatore o non silenziatore, nel garage di via Montalcini è difficile ipotizzare questa sicurezza di movimenti. Poi il bossolo fa rumore, fa rumore sulla porta chiusa, fa rumore sul soffitto, fa rumore dappertutto, e con gragnuola di dieci colpi magari non fa rumore il silenziatore, ma fa rumore tutto il resto. Il bossolo da qualche parte ha battuto e stiamo parlando di 12 colpi, non di uno o di due». Opinioni, fin qui, del tutto personali che non hanno trovato riscontro in prove scientificamente inoppugnabili. Ci chiediamo inoltre perché, di fronte a chiare dichiarazioni, per esempio la polizia scientifica (dottor Boffi) che nell’audizione del 10 giugno 2015 dichiara «Non c’è alcuna possibilità, per l'assenza totale di impatti di proiettili provenienti dalla destra, che il maresciallo sia stato colpito da colpi esplosi da destra. …. Di nuovo, noi non abbiamo alcuna evidenza di colpi esplosi dalla destra, perché non abbiamo alcun impatto all'interno e all'esterno dell'autovettura. Abbiamo impatti provenienti da sinistra che hanno certamente attinto il maresciallo», la Commissione continua a ritenere che in via Fani si sia sparato immediatamente anche da destra. Ci fermiamo qui per non alimentare ulteriormente la polemica.

 

Le chiediamo però perché la Commissione non riesce ad andare oltre una sistematica volontà di demolire quanto già ampiamente accertato dalla magistratura. Perché non aggiunge i tasselli mancanti, piuttosto che cercare di contestare gli elementi che sono già stati accertati e collocati al loro posto? A chi giova far finta che nulla si sappia, ignorare i riscontri, le indagini, le perizie, le testimonianze? A chi giova dare interpretazioni distorte di perizie e audizioni? Cercare di far chiarezza alzando polveroni piuttosto che analizzando con oggettività i fatti non è certo un buon metodo per cercare la verità.

 

Cordiali saluti

 

Annachiara Valle

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