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sabato 04 dicembre 2021
 
Teatro
 

Così muore una Rivoluzione

15/02/2016  "Con Morte di Danton", un autentico kolossal al Carignano di Torino, Mario Martone torna ancora una volta a interrogare la storia. Con una ricostruzione minuziosa, indaga l'ultima fase della Rivoluzione francese, in cui la visione tollerante di Danton (Giuseppe Battiston) si contrappose a quella fanatica di Robespierre (Paolo Pierobon).

È un kolossal la nuova produzione del Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, Morte di Danton, con la regia e le scene di Mario Martone che dirige trenta attori, tra i quali anche una bimba di poco più di un anno, avvalendosi di un’équipe di venti tecnici per i cambi di scena, realizzati attraverso l’apertura in successione di cinque sipari che svelano le diverse ambientazioni (salotto, piazza, club, tribunale, carcere), creando anche un gioco di teatro nel teatro.

Martone dedica una cura minuziosa alla ricostruzione dei costumi, dell’arredo, persino dei fucili dei soldati e dei forconi utilizzati dal popolo in rivolta, con un’attenzione ai dettagli, come le coccarde tricolori e i berretti frigi, simboli della rivoluzione francese.

Morte di Danton
, raramente rappresentato in Italia, scritto nel 1835 dal drammaturgo tedesco Georg Büchner - che aveva subito persecuzioni politiche, scomparso a soli 24 anni, noto soprattutto per Woyzeck e Leonce e Lena - viene allestito nella nuova traduzione di Anita Raja. Il testo indaga l’ultima fase della Rivoluzione francese, il periodo del Terrore con l’antagonismo tra le due differenti idee di rivoluzione di Danton (Giuseppe Battiston) e di Robespierre (Paolo Pierobon), prima solidali e poi nemici: Danton, in contrasto al fanatismo di Robespierre, sostiene una “dittatura patriottica”, finalizzata alla libertà dell’uomo in una visione liberale e tollerante, Robespierre, invece, mantiene l’intransigente linea giacobina del Terrore, teso a dominare il popolo, che lo aveva portato al potere, e afferma “il governo della rivoluzione è il dispotismo della libertà contro la tirannia”; entrambi verranno condannati a morte con la ghigliottina.

La vicenda si svolge attraverso dense e complesse riflessioni sulle modalità di guidare il popolo alla rivolta, ma emerge anche come esso cambi rapidamente idea, manipolato dal fanatismo in un periodo di scontro culturale e religioso, anche oggi così attuale.

Martone, non nuovo agli allestimenti storici sia teatrali (Operette Morali) che cinematografici (Noi credevamo, Il giovane favoloso) attribuisce profondità, umanità, sfaccettatura ai suoi personaggi che si mostrano ora agguerriti come Pierobon-Robespierre nella veemenza dei discorsi pubblici, con cui aizza e coinvolge la folla, ora fragili come Danton-Battiston che passa dalla leggerezza con cui intrattiene rapporti amorosi con le donne, alla paura per la morte imminente, cercando un dialogo intenso con Julie, personaggio di fantasia, interpretata da Iaia Forte, che lo sostiene e lo conforta nel momento più drammatico prima della condanna capitale.

Toccante Denis Fasolo quando mostra Camille Desmoulins, deputato degli Stati Generali, che si separa dal figlio e dalla moglie Lucille caratterizzata con determinazione da Irene Petris. Durante la riunione dei deputati nella Convenzione Nazionale, nella quale Robespierre tiene un discorso, Pierobon offre un’ennesima prova d’attore nel sostenere, con fermezza e abilità retorica, le idee del suo personaggio.

Con un’efficace trovata registica il pubblico diventa parte integrante dello spettacolo: alcune battute dello schieramento a favore di Danton o dei giacobini di Robespierre sono state registrate e provengono dalle casse messe nei palchi, così che le opinioni sembrano pronunciate dalla gente comune che affolla il teatro. In altri momenti gli attori girano in platea per coinvolgere il pubblico: mendicanti chiedono l’elemosina, soldati controllano, popolani, caratterizzati da una parlata napoletana, parlano fra loro.

Altri momenti toccanti dello spettacolo riguardano la condizione delle carceri in cui i prigionieri politici sono ammassati su pochi materassi così da non poter avere neppure lo spazio necessario per dormire, tra loro compare anche il costituzionalista Thomas Payne interpretato con sensibilità da Paolo Graziosi. Una grata illuminata simboleggia la finestra da cui entra la luce e dalla quale Danton e Camille salutano le loro donne accorse per riuscire a scambiare le ultime parole con loro.

E quando anche la processione dei condannati a morte passa in mezzo agli spettatori e si sente il rumore netto della lama della ghigliottina, mentre il popolo acclama osservando il patibolo come fosse uno spettacolo, non si può che riflettere su come, dopo secoli, si sia costretti ad assistere ancora a tali barbare esecuzioni. 

DOVE & QUANDO

 MORTE DI DANTON, di Georg Büchner. Traduzione di Anita Raja. Regia e scene di Mario Martone. Costumi di Ursula Patzak. Luci di Pasquale Mari. Con (in ordine alfabetico) Giuseppe Battiston, Fausto Cabra, Giovanni Calcagno, Michelangelo Dalisi, Roberto De Francesco, Francesco Di Leva, Pietro Faiella, Denis Fasolo, Gianluigi Fogacci, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Carmine Paternoster, Irene Petris, Paolo Pierobon, Mario Pirrello, Alfonso Santagata, Massimiliano Speziani, Luciana Zazzera, Roberto Zibetti e con Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian Di Filippo, Claudia Gambino, Giusy Emanuela Iannone, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta, Beatrice Vecchione.

Produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale. Fino al 28 febbraio al Teatro Carignano di Torino, dal 1° al 13 marzo 2016 al Teatro Strehler di Milano e il 15 e il 16 marzo 2016 al Teatro Lac di Lugano (Svizzera). Info: Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, tel. 011 5169555, numero verde 800235333, www.teatrostabiletorino.it, www.piccoloteatro.org

 
 
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