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lunedì 13 luglio 2020
 
Emergenza ebola
 

Msf, «Aiutateci a fermare l’epidemia»

25/09/2014  «L’impegno a livello mondiale per combattere ebola è pericolosamente inadeguato», dice Medici senza frontiere. «Serve una massiccia mobilitazione internazionale e l’aiuto di tutti». Per questo l’Ong lancia una speciale campagna di raccolta fondi: mandando un sms o chiamando da rete fissa il numero 45507 – fino al 4 ottobre – si può sostenere la sua battaglia contro il virus in Sierra Leone e Liberia.

«A sei mesi dall’inizio della peggiore epidemia di ebola della storia, il tempo stringe e stiamo perdendo troppe vite». È l’allarme di Medici Senza Frontiere, impegnata con 2.000 operatori umanitari contro l’epidemia in Africa Occidentale.

Perciò, Msf lancia una speciale campagna di raccolta fondi: fino al 4 ottobre si possono donare 2 euro al numero 45507 (mandando un sms o chiamando da rete fissa) per sostenere i progetti della Ong internazionale in Sierra Leone e Liberia.

Da quando l’epidemia di ebola è stata ufficialmente dichiarata, il 22 marzo in Guinea, ha mietuto 2.500 vittime. Oggi il virus continua la sua corsa senza sosta e continua a diffondersi in Guinea, Liberia, Nigeria, Sierra Leone e Senegal. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia un’«emergenza di salute pubblica internazionale» ma, sostiene Msf, l’impegno a livello mondiale per combatterla è pericolosamente inadeguato. Il numero delle persone contagiate aumenta a ritmi mai registrati prima, mentre «i leader del mondo stanno fallendo nell’affrontare questa minaccia transnazionale».

«L’ulteriore diffusione del virus», aggiunge l’organismo umanitario, «non potrà essere evitata senza un massiccio invio di unità mediche specializzate per sostenere gli sforzi per il controllo dell’epidemia nei Paesi colpiti».

Le equipe mediche di Msf stanno lottando contro l’epidemia fin dai primi giorni, ma sono al limite delle proprie forze. I centri di trattamento in Liberia e Sierra Leone sono sovraffollati di pazienti e casi sospetti. Le persone si ammalano ogni giorno e muoiono nei loro villaggi e comunità. In Sierra Leone, cadaveri altamente contagiosi giacciono lungo le strade.

«Ogni giorno di inazione significa più morti e il collasso delle società colpite. Occorre ingrandire gli ospedali da campo dotati di reparti di isolamento, inviare personale formato, creare laboratori mobili per migliorare la diagnostica, stabilire ponti aerei per trasportare personale e materiale, istruire le comunità sulle modalità del contagio e della cura», spiega Loris De Filippi, presidente di Msf. «La nostra priorità è salvare le vite delle persone infette. Siamo in azione giorno e notte, ma le nostre forze sono al limite. Per vincere questa battaglia serve una massiccia mobilitazione internazionale e l’aiuto di tutti noi».

«Dobbiamo fermare ciò che è più grande di noi, paura compresa»

L’Ong ha avviato il suo intervento contro in Africa occidentale nel marzo 2014 e al momento lavora in Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria. In questi Paesi l’organizzazione gestisce cinque centri per ebola con una capacità totale di 480 letti.

Da marzo, ha ricoverato 2.077 persone, di cui 1.038 sono risultate positive alla malattia. Ne sono guarite 241. Msf è impegnata con 156 operatori internazionali, tra cui decine di italiani, oltre a 1.700 operatori locali. Ha aperto diversi centri di isolamento e assistenza ai pazienti affetti dal virus, supporta gli ospedali locali, crea zone di isolamento e fornisce kit necessari per la sterilizzazione e l’assistenza ai malati.

Inoltre, un gran numero di personale sanitario viene impiegato per attuare le misure di controllo del contagio, per seguire e tracciare i casi e i loro contatti, e per creare una rete di sorveglianza epidemiologica e promuovere messaggi di salute pubblica.

I fondi raccolti con la speciale campagna di questi giorni contribuiranno alla distribuzione di kit medici e igienici su vasta scala, l’invio sul campo di personale specializzato e alla realizzazione di nuovi ospedali da campo, strutture d’isolamento e laboratori mobili per la diagnostica. Inoltre, Msf potrà stabilire ponti aerei per trasportare personale e materiale in Africa occidentale e tra le località colpite, creare una rete regionale di ospedali da campo per curare il personale medico con infezioni sospette o conclamate e implementare campagne di sensibilizzazione sulle misure sanitarie e igieniche, sia tra la popolazione che all’interno delle strutture sanitarie.

«Il sostegno di tutti è fondamentale per vincere l’epidemia e salvare la vita dei pazienti», aggiunge De Filippi, «con 490 euro forniamo 500 litri di trattamento di reidratazione endovenosa e con 1.000 euro possiamo acquistare 66 tute protettive di isolamento».

«Nelle settimane trascorse sul campo», conclude Grazia Caleo, epidemiologa Msf in Sierra Leone, «ho visto la paura diffondersi come l‘infezione, ma ho anche visto il serio e dedicato lavoro di Msf, villaggi e pazienti ringraziarci per quello che facciamo per fermare ciò che è più grande noi, paura compresa».

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