logo san paolo
mercoledì 22 settembre 2021
 
 

Tv, con le multe paga il più debole

24/05/2011  Impossibile chiedere ai direttori dei Tg o ai loro redattori di fare gli eroi. Ma un'intervista in cui parla solo Berlusconi non è giornalismo, è propaganda.

E così, per il pacchetto di interviste benevolmente concesso a Berlusconi, cinque telegiornali si sono beccati un bel pacchetto di multe. Dice l’AgCom che hanno violato i regolamenti elettorali, ed è vero. Non senza, tuttavia, una parziale ingiustizia. Certo non convince la reazione dei cinque direttori televisivi, “non ci lasciano fare il nostro lavoro”. Uno per uno, Mediaset e Rai, sapevano tutti che il loro era un servizio reso a Berlusconi.    Cerchiamo però di essere realisti. Quando  il premier convoca d’autorità una testata Tv, da lui stipendiata o condizionata, non è facilissimo rispondergli di no. Ovvio che l’AgCom non può multarlo, cosa che del resto lo lascerebbe del tutto indifferente. Ma non diciamo, per favore, che la colpa è esclusivamente dei Tg, pubblici o privati, incensurati o “recidivi”, e Berlusconi non c’entra. E’ stato lui a dirigere il balletto, “arroganza a reti unificate”.         

     Dopo questa sentenza, e dopo le sdegnose ma fin troppo prevedibili repliche dei penalizzati, c’è da chiedersi non già se il giornalismo televisivo sia libero – faremmo ridere gli spettatori - ma se esista ancora. Andiamo subito al concreto, parlando appunto del lavoro di intervistatore e di come si usa svolgerlo, per esempio, sulla carta stampata.  L’intervista si fonda sul più lineare dei criteri: da una parte c’è uno che fa domande, dall’altra uno che risponde. Niente di ciò si ravvisa nei  comizietti del premier. I cinque emissari sono andati da lui col cappello in mano, limitandosi a un “dica pure”. E Berlusconi ha detto, parlando da solo. Il giornalista, che dovrebbe essere tenuto a incalzare, cercare delucidazioni, passare dalla sostanza ai dettagli, eventualmente ribattere o contestare, non ha mai aperto bocca. Se questo è “fare il nostro lavoro”...    

     Si dirà: ma c’erano solo tre o quattro minuti, mancava il tempo per un minimo di dialogo. Inoppugnabile. Senonché, per i cinque direttori chiamati dall’alto, questa non è una attenuante. E’ un’aggravante. Un direttore di Tg ha esperienza quanto basta per sapere che in tre o quattro minuti parla solo il politico. Se poi è il politico a dettare modi e tempi, e il direttore si inchina, non si può più parlare di giornalismo. E’ solo una mano data al padrone, mandando allo sbaraglio i redattori e obbligandoli ad una inevitabile figuraccia.       

     Assai più dei loro direttori, questi cinque dipendenti non avevano scelta. Il nostro è un mestiere gerarchico. In redazione c’è chi comanda, sperabilmente con larghezza di idee, e chi esegue, sperabilmente conservando la propria dignità. Ora immaginiamo un doppio rifiuto redazionale, opposto insieme al premier autoritario e all’ossequiente direttore di testata. Con l’aria che tira, e con i media brutalmente politicizzati – si legga la secca denuncia del cardinale Bagnasco – sarebbe stato un gesto inutilmente eroico. In casi del genere, o cambi mestiere o resti emarginato. I capi non hanno problemi: fuori il reprobo e dentro uno più disponibile, soprattutto meno ingenuo.        

     Si usa dire che una società libera non ha bisogno di eroi, e lo stesso vale per l’informazione tv. Oggi siamo al punto che l’unica isola non clientelare è il Tg di Mentana, in compagnia di Sky. Negli altri, rubriche di sinistra comprese, vigono dipendenza e preconcetto. Desolante. Se per essere liberi, addirittura “un po’ ” liberi, si è costretti a gettare il cuore oltre l’ostacolo, rischiando punizioni o isolamento, non basta dire che una larga parte del giornalismo televisivo non è più libera. Semplicemente, non è più giornalismo.

I vostri commenti
6
scrivi

Stai visualizzando  dei 6 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo
    Collection precedente Collection successiva
    FAMIGLIA CRISTIANA
    € 104,00 € 0,00 - 11%
    CREDERE
    € 88,40 € 57,80 - 35%
    MARIA CON TE
    € 52,00 € 39,90 - 23%
    CUCITO CREATIVO
    € 64,90 € 43,80 - 33%
    FELTRO CREATIVO
    € 23,60 € 18,00 - 24%
    AMEN, LA PAROLA CHE SALVA
    € 46,80 € 38,90 - 17%
    IL GIORNALINO
    € 117,30 € 91,90 - 22%
    BENESSERE
    € 34,80 € 29,90 - 14%
    JESUS
    € 70,80 € 60,80 - 14%
    GBABY
    € 34,80 € 28,80 - 17%
    I LOVE ENGLISH JUNIOR
    € 69,00 € 49,90 - 28%