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lunedì 22 aprile 2024
 
Recensioni
 

Muriel Barbery, il riccio era decisamente più elegante degli elfi

10/03/2016  Dato lo straordinario successo di "L'eleganza del riccio", l'aspettativa per il nuovo romanzo di Muriel Barbery non poteva che essere altissima. Dieci anni dopo, ecco "La vita degli elfi" (e/o): una mezza delusione...

Dato lo straordinario successo di L'eleganza del riccio, l'aspettativa per il nuovo romanzo di Muriel Barbery non poteva che essere altissima. Dieci anni dopo, ecco La vita degli elfi (e/0): una mezza delusione...

Protagoniste del romanzo sono due bambine, Maria e Clara, entrambe senza genitori e adottate. Maria vive in Francia, in una comunità di contadini dai valori autentici e saldi, che presto diventeranno consapevoli di un suo straordinario potere: la bambina "comunica" con la natura e riesce anche a orientarla. Anche Clara, che vive in Italia, ha un dono speciale: possiede un talento eccezionale per la musica e diventa in fretta un'enfant prodige del pianoforte, tanto che viene portata a Roma affinché venga seguita da un maestro famoso. 

Le loro esistenze si stagliano su uno sfondo misterioso e minaccioso, che vede il contrapporsi delle forze del male con le forze del bene, di una volontà distruttrice con la ricerca di armonia. In questa epica battaglia, agiscono a sostegno del Bene creatura arcane, gli elfi, che si riuniscono in consiglio per deliberare le loro strategie.

I destini di Maria, di Clara e degli elfi  si incroceranno quando la battaglia si farà estrema e si avvierà verso l'incerto finale. Attraverso la musica Clara riesce a "vedere" Maria e il suo sforzo nel contrastare il male e dovrà darle sostegno.

Muriel Burbery lascia dunque il registro della commedia che tanto le aveva portato fortuna per un racconto fantastico, nel quale mostra di trovarsi meno a suo agio. Si intuisce lo sforzo dell'autrice di battere strade nuove, di sperimentare, di immaginare una storia potente e inedita. Il risultato purtroppo lascia a desiderare. Le caratterizzazione delle due protagoniste è inadeguata e l'intera vicenda sembra sempre sul punto di giungere a una svolta, a un centro che gli dia senso e intensità, senza che ciò mai accada. Anche sugli elfi verremo alla fine a sapere ben poco, il loro universo resterà vago e indeterminato. Lo stile è fortemente metaforico, allusivo, onirico: persino troppo, con la conseguenza di risultare di maniera e a tratti stucchevole senza ottenere l'effetto evocativo desiderato. 

Anche l'esaltazione della natura e della sua magia, come pure dei valori autentici della gente semplice, della musica e dell'arte, in queste pagine è un ritornello che suona un po' a vuoto.

Insomma, La vita degli elfi (a cui seguirà un altro volume con le stesse protagoniste) è un progetto narrativo che resta sospeso, incompiuto e che non ha la forza di emozionare il lettore, come seppe fare in maniera sorprendente L'eleganza del riccio

 
 
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