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lunedì 29 novembre 2021
 
 

Musei, due storie esemplari

01/08/2013  A Trento è appena stato inaugurato il Museo delle scienza, frutto di un grande investimento. A Cefalù, in piena stagione turistica, chiude il museo-gioiello che custodisce un capolavoro di Antonello da Messina. Eccezioni a parte, l'Italia non punta sulla cultura.

Oggi vi vogliamo raccontare due storie, a loro modo esemplari, che dicono quale idea di cultura regni nel nostro Paese.

La prima storia è quella del Muse, il nuovo Museo delle scienze di Trento, inaugurato con una festa popolare di grande successo qualche giorno fa, il 27 luglio. Il Muse è il risultato di un progetto, di un investimento, di un'idea di cultura, basata sulla convinzione che un museo possa essere un punto di forza per una città e una Regione, possa attirare turisti, possa dare lavoro, possa sviluppare ricerca e incentivare l'innovazione. La conseguenza di questa filosofia è un forte investimento, prima culturale e poi economico.

La seconmda, di segno opposto, riguarda il museo Mandralisca di Cefalù. In assenza di miracoli, chiuderà a breve. Così, in piena stagione turistica, la Sicilia si preverà di una delle sue più interessanti istituzione culturali, dimora, ad esempio del Ritratto dell'ignoto marinaio di Antonello da Messina. A mancare, qui, è quello che invece è stato fatto a Trento: l'investimento. E se sono mancati i soldi, è perché manca una strategia, un'idea del valore del nostro patrimonio culturale.

Se si dà uno sguardo alle cifre, il confronto fra le due vicende è paradossale. La Provincia autonoma di Trento per il Muse ha stanziato 80 milioni di euro. La regione Sicilia e il Comune di Cefalù hanno invece sottratto al Mandralisca poco più di 140 mila euro. Il museo, infatti, costa 277 mila euro l'anno e 60 mila arrivano dai biglietti. Il problema è che è finito nella "tabella h" che, in tempi di vacche grasse, garantiva comunque risorse alle istituzione che rientrano nella categoria, mentre oggi sono colpite dalla scure del commisario dello Stato. Trattandosi di due Regioni a Statute speciale, non si può invocare una differenza dell'afflusso delle risorse (casomai l'attenzione va sulle loro gestione).

Non ignoriamo che, in generale, non sono mancati sperperi e clientelismi. La soluzione, però, non è chiudere un fiore all'occhiello dell'offerta culturale di un territorio, bensì razionalizzare le spese, affidare i centri a persone competenti, migliorare l'offerta in modo da attrarre visitatori e turisti, dare visibilità ai nostri capolavori, investire pretendendo l'assoluta trasparenza di ogni euro speso.

Per raggiungere tali obiettivi, serve, appunto, anzitutto una strategia, la consapevolezza che la cultura è un patrimonio vitale che va valorizzato, anche sul piano economico. Come è accaduto a Trento.

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