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sabato 25 settembre 2021
 
pandemia
 

Musei Vaticani, dal 6 agosto si entra solo con il Green pass

31/07/2021  La decisione in linea con la normativa italiana: «Il personale preposto ai controlli», spiega la nota, «potrà richiedere, oltre al certificato, il documento di identità della persona». Ma nel mondo il 60% dei musei sono ancora chiusi per la pandemia

Mentre in Italia si registrano episodi gravi come gli assalti social all'Egizio di Torino che ricorda ai suoi visitatori la prossima, imminente obbligatorietà del Green pass, i Musei vaticani si allineano alle disposizioni italiane e adottano la certificazione verde dal 6 agosto. «A partire da venerdì prossimo e sino a diversa disposizione - si legge sul sito degli stessi Musei, uno dei primi cinque al mondo per numero di visitatori-, l'accesso ai Musei Vaticani e a tutte le aree di loro pertinenza sarà consentito soltanto a quanti siano in possesso di una Certificazione verde Covid 19 (o equivalente)».

A vigilare che tutti i turisti in arrivo, molti anche da destinazioni extra Italia, ed extra Ue, siano effettivamente in possesso di un Green pass o del suo equivalente (ad esempio, la città di New York ha emesso uno specifico Pass, dal nome Excelsior pass) sarà lo steso personale vaticano che potrà chiedere di esibire contestualmente un documento d'identità.

I Musei del Papa, dunque, di cui fa parte ormai da diversi anni anche la residenza pontificia di Castel Gandolfo, sono in sintonia non solo con le norme italiane ma, evidentemente, anche con la linea pro vax dello stesso Bergoglio che è stato uno dei primi leader mondiali a vaccinarsi e che in una intervista Tv rilasciata nel corso della seconda ondata, ha definito «negazionismo suicida» l'atteggiamento di chi rifiuta l'inoculazione. I Musei, che rappresentano in qualche modo la vera “cassaforte” del Vaticano grazie ai ticket d'ingresso, hanno subito forti perdite durante i lunghi mesi della pandemia, nell'ordine di diverse decine di milioni di euro. Risorse certamente preziose per tutto il bilancio vaticano.

Prima della pandemia, il polo museale viaggiava su una media di 6 milioni di visitatori l'anno, cifra che lo collocava da anni in testa alle classifiche mondiali insieme a veri templi dell'arte come il Louvre e il Met. Addirittura, prima del Covid, ai Musei Vaticani si invocava spesso anche la «crescita zero», cioè il non aumento in numeri e ritmi dei visitatori in modo da preservare le opere d'arte, Cappella sistina in primis. La pandemia ha però stravolto ogni cosa, imponendo chiusure e restrizioni. Ed è chiaro ora, con questa nuova scelta che arriva tra l'avvio della quarta ondata e la speranza comune di un ritorno alla normalità, che, nonostante il calo degli introiti, la sicurezza sanitaria viene anteposta alle esigenze economiche.

La situazione dei Musei nel mondo è drammatica perché ancora molti sono chiusi. A lanciare l'allarme è Alberto Garlandini, presidente dell'Icom international Council of Museums, durante uo dei focus tematici del G20 della Cultura in corso a Roma: «Dalle nostre ultime indagini internazionali emerge una situazione drammatica: ad oggi oltre il 60% dei musei è ancora chiuso. In Italia la situazione è molto migliore, ma nel mondo è così». Lorenzo Casini, capo di Gabinetto del ministero della Cultura, conferma che in Italia la situazione delle aperture dei musei è ritornata ai livelli pre-Covid ma non per quanto riguarda i flussi di visitatori: «Il problema è ancora il numero di persone che riescono ad andare ma piano piano siamo riusciti ad riaprire». «L'impatto drammatico nei musei - specifica Garlandini - riguarda le persone, la conservazione dei materiali è stata garantita, la sicurezza nei musei è garantita sia per chi ci lavora sia per chi viene in visita. Il 10% dei musei ha ridotto il proprio personale, ma la cosa peggiore riguarda quelli che nel mondo chiamano »freelance«, quelli che anno contratti temporanei, consulenti, sono in gran parte giovani, motivati, competentissimi, entusiasti. Un terzo di loro ha perso il lavoro. Stiamo correndo il rischio di perdere le persone più qualificate e motivate, non è un problema italiano ma dei musei del mondo».

Tra i ministri del G20 della Cultura intanto c'è stato largo consenso sul fatto che il Green Pass sia uno strumento utile per spingere e favorire la vaccinazione, al di là delle discussioni giuridiche sulla possibilità o meno di obbligare alla vaccinazione. «È chiaro - dice Casini - che maggiore è l'uso del Green pass, maggiore sarà la spinta alla vaccinazione. Al G20 su questo non sono emersi contrasti. In termini di G20 questo aspetto è più legato al turismo e allo scambio di visitatori rispetto alla cultura».

 
 
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