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lunedì 22 aprile 2024
 
 

Muti: «Macbeth sono io»

28/11/2011  All'inaugurazione della stagione lirica romana, il maestro ha mostrato di identificarsi sempre più con l'opera verdiana. Adeguata la regia di Peter Stein. Ottima Tatiana Serjan.

Il Macbeth inaugurale della stagione lirica romana è stato, come all’ultimo Festival di Salisburgo, un veni vidi vici di Riccardo Muti, il quale sempre più tende a identificarsi con quest’opera giovanile di Verdi al punto che diventa difficile sottrarsi al fascino esercitato dalla sua bacchetta. Fra i momenti particolarmente felici cito la tensione emotiva del finale del primo atto, sospesa fra ripiegamenti intimistici e irresistibili esplosioni sonore, e il suggestivo accompagnamento del brindisi del secondo atto, che si afferma, anche grazie a Muti, come una delle pagine più ispirate del primo Verdi. 

La regia di Peter Stein – inserita nello spettacolo modernamente tradizionale allestito a Salisburgo – è risultata consona alle esigenze di Muti, ma, quel che più conta, perfettamente in linea con la chiarezza e la credibilità dell’esposizione. La compagnia di canto non ha nuociuto alla compattezza di questo Macbeth. L’uruguayano Dario Solari è un protagonista che dà il meglio di sé nei primi due atti, dove occorrono soprattutto dizione ficcante e attenzione al gioco di contrasti e sfumature, salvo poi trovarsi alquanto a disagio nei momenti in cui occorre invece un maggior peso vocale. Riccardo Zanellato è un Banco puntuale; i due tenori, Antonio Poli (Macduff) e Antonio Corianò (Malcolm), cercavano di sopperire con la professionalità ai loro precisi limiti di timbro e di finezza. Su tutto e tutti ha dominato la russa Tatiana Serjan, timbro non particolarmente gratificante, ma in compenso dotata di quella lucida aggressività che tanto si addice alla malefica Lady.

 
 
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