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Napoleone in Paradiso? Lo dice il Manzoni

04/05/2021  Nel prologo del saggio "Napoleone e i suoi due Papi" (Edizioni San Paolo), Luca Crippa racconta l'interpretazione del nostro più grande poeta riguardo il rapporto dell'ex Imperatore con la religione... Nei lunghi momenti di solitaria meditazione sugli scogli dell’isola di Sant’Elena, scrutando l’oceano infinito, in quei silenzi, spiega Manzoni, la fede e la speranza potrebbero aver fatto breccia nel suo cuore e nella sua mente

Pubblichiamo un estratto dal prologo del libro di Luca Crippa, Napoleone e i suoi due papi. La Chiesa alle prese con il primo «Anticristo» della storia moderna (Edizioni San Paolo)

“Ei fu.

Siccome immobile,/ dato il mortal sospiro,/ stette la spoglia immemore,/ orba di tanto spiro./ Così percossa, attonita,/ la Terra al nunzio sta…”.

Come canta Alessandro Manzoni nella sua ode Il cinque maggio, l’annuncio della morte di Napoleone Bonaparte, in quel mese del 1821, fece ovunque scalpore e, addirittura, scrive il poeta, turbò profondamente tutti. Come poteva essere che il personaggio che a lungo era parso più di un essere umano potesse spegnersi – peraltro relativamente giovane, a 52 anni – come un comune mortale? A quale cielo poteva far ritorno “tanto spiro”, cioè uno spirito vitale tanto energico ed efficace?

Di lui, una volta emesso il respiro cui non segue più un altro (il “mortal sospiro”), restava solo il corpo, che sembrava aver già dimenticato (“immemore” e quindi inerte) tutto il suo gran darsi da fare per dominare la storia.

Il potente testo del nostro massimo scrittore dell’era moderna, che non possiamo accusare né di scelta politica partigiana – con i suoi sentimenti e pensieri cattolici e liberali – né tantomeno di servilismo - essendo Napoleone all’epoca il grande sconfitto -, attira fin dai primi versi la nostra attenzione sull’anima dell’uomo più che sulla gloria del condottiero militare quasi sempre vittorioso e del sovrano obbedito e temuto da tutti gli europei della sua epoca.

Nell’ode, l’intenzione di Manzoni, piuttosto, è di narrare di una conversione tardiva, ma credibile. Anzi, più in profondità: di un disegno divino di salvezza che coinvolge, secondo lui, persino l’orgoglioso dominatore in esilio, ormai scosso dai dubbi sul proprio passato (“fu vera gloria?”): “Venne una man dal cielo,/ e in più spirabil aere,/ pietosa il trasportò… / E l’avviò, pei floridi/ sentier della speranza,/ ai campi eterni, al premio/ che i desideri avanza, /dov’è silenzio e tenebre/ la gloria che passò”.

Napoleone in paradiso?

Manzoni ne è convinto. Leggiamo al completo i versi finali dell’ode e consideriamo attentamente la parafrasi, cioè la loro “traduzione” in prosa:

Ahi! forse a tanto strazio

Cadde lo spirto anelo.

E disperò: ma valida

Venne una man dal cielo,

E in più spirabil aere

Pietosa il trasportò:

 

E l’avviò, pei floridi

Sentier della speranza,

Ai campi eterni, al premio

Che i desidéri avanza,

Dov’è silenzio e tenebre

La gloria che passò.

 

Bella Immortal! benefica

Fede ai trionfi avvezza!

Scrivi ancor questo, allegrati;

Ché più superba altezza

Al disonor del Golgota

Giammai non si chinò.

 

Tu dalle stanche ceneri

Sperdi ogni ria parola:

Il Dio che atterra e suscita,

Che affanna e che consola,

Sulla deserta coltrice

Accanto a lui posò.

“Ahm forse fra tanto dolore [per i ricordi del passato glorioso e ormai perduto] crollò il suo spirito e si disperò: ma arrivò potente una mano dal cielo, che lo condusse in una realtà più serena. E lo guidò, per i floridi sentieri della speranza, verso i campi eterni, alla beatitudine che supera ogni desiderio umano. Là dove la gloria passata non è che silenzio e tenebre [a confronto con la gloria e bellezza cui si partecipa in cielo].

Bella, immortale, benefica fede, abituata ai trionfi! Considera e registra anche questo tuo trionfo e rallegrati, perché nessuna personalità più grande di questa si è mai inchinata davanti alla croce di Cristo. Tu allontana dalle ceneri di quest’uomo ogni parola maligna: il Dio che atterra e rialza, che dà dolori e che consola, si è posto accanto a lui per consolarlo nel momento solitario della sua morte”.

Napoleone, in effetti, era stato battezzato e sappiamo che nell’imminenza della morte si confessò e ricevette il viatico.

Manzoni pensa a questo, ma soprattutto ai lunghi momenti di solitaria meditazione dell’ex imperatore sugli scogli dell’isola di Sant’Elena, ore e ore a scrutare l’oceano, che doveva sembrargli immenso come la sua impotenza. Il poeta si dice convinto che in quei silenzi la meditazione sulla vanità del mondo – particolarmente efficace in uno dei suoi indiscussi padroni – abbia fatto breccia nel suo cuore e nella sua mente, protandogli la fede e quindi la speranza.

In questo saggio ci occuperemo della personalità del grande uomo e cercheremo di avvicinarci, come possiamo, al mistero del suo spirito potente, visionario, volitivo.

Se fossimo poco istruiti circa la tradizione cristiana a proposito del giudizio finale sui singoli, riservato a Dio, e sul suo intrinseco mistero, potremmo proporre una domanda  a Manzoni rubandogli e adattando una sua felice espressione: “Fu vera fede?”. Ma siamo prudenti, e non vogliamo decidere della “conversione” in extremis né di Napoleone Bonaparte né di un qualunque altro meno celebre mortale. Qui ci occuperemo piuttosto di una questione sulla quale un giudizio della storia può invece essere tentato: cosa provocarono Napoleone Bonaparte, la visione culturale e politica di cui egli si fece portatore, il suo ambizioso disegno di unificazione dell’Europa, il suo sogno di una pace universale (imposta con la forza…) nella coscienza dell’Europa e, di conseguenza, nel cammino della Chiesa?

Si disse di lui, lo vedremo, che era l’”Anticristo” e che sconfiggerlo avrebbe significato portare nel mondo un’epoca di armonia e di speranza ispirate ai valori cristiani e al Vangelo (uno dei suoi più importanti nemici, lo zar Alessandro I, lo ripeteva continuamente). Cosa possiamo dire di questo giudizio così radicale? E cosa possiamo imparare del mondo e dell’azione dello Spirito nella storia dal conflitto tra quest’uomo potente e la tradizione cristiana?

Per rispondere a questa domanda percorreremo la sua biografia: non per aggiungere una ricostruzione delle sue vicende alle tante – e in diversi casi ottime – già a disposizione del pubblico, ma per considerare, con sguardo vigile, prima la formazione, poi le scelte di vita, poi le ambizioni e i successi di un uomo importante sullo sfondo della sua epoca: un’epoca di cui faceva parte, ovviamente, anche la Chiesa coinvolta prima con il cosiddetto Ancien régime, poi con la passione con cui i rivoluzionari sognavano di rinnovare il mondo e la stessa natura umana.

Tratteremo poi di come queste due forze, il dominatore del mondo e la Chiesa, si scontrarono e quale fu l’esito del confronto.

Napoleone e i suoi due papi. La Chiesa alle prese con il primo «Anticristo» della storia moderna

€ 22,00 € 20,90 -5% Editore: San Paolo Edizioni Collana: I protagonisti Pubblicazione: 19/04/2021 Pagine: 240 Formato: Libro rilegato ISBN: 9788892224926 "Napoleone e i suoi due papi" propone al pubblico un punto di vista originale sul personaggio Bonaparte: la sua visione della religione - anche nella vita privata - e i suoi rapporti con la Chiesa cattolica e con i due papi che la guidarono negli anni del suo potere: Pio VI, che nel 1798 i francesi cacciarono da Roma e costrinsero a morire in esilio in Francia e Pio VII, che fu prigioniero di Napoleone dal 1809 al 1814.

 
 
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