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venerdì 19 agosto 2022
 
l'iniziativa
 

Napoli, apre la casa famiglia per rifugiati dedicata a don Tonino Bello

30/07/2022  Inaugurata venerdì dall’arcivescovo Mimmo Battaglia: «Più che una casa famiglia è una casa della pace, perché in questo luogo si vuole sperimentare la pace, e tutti possiamo imparare ad essere artigiani di pace». Accoglierà madri e bambini in fuga dalle guerre

“Più che una casa famiglia è una casa della pace, perché in questo luogo si vuole sperimentare la pace, e tutti possiamo imparare ad essere artigiani di pace”. Dopo aver pronunciato queste parole l’arcivescovo di Napoli, Monsignor Domenico Battaglia ha invitato un piccolo rifugiato africano di appena due anni, stretto nelle braccia della sua mamma, a tirare la coda del fiocco bianco e giallo con cui è stata inaugurata venerdì pomeriggio la nuova casa famiglia nel cuore di Napoli dedicata a don Tonino Bello.

I volontari accoglieranno rifugiati, coloro che scapperanno da una delle tante guerre presenti nel mondo. E Napoli, punto di riferimento nel Mediterraneo, con le sue mille culture, non si è mai tirata indietro nell’accoglienza. La casa famiglia si trova a piazza Ottocalli, precisamente, in quella Napoli dal cuore verace che ha dato i natali ad Enrico Caruso. Ed anche il tenore dei due mondi ci ricorda quanto sia importante l’accoglienza in terra straniera.

Per questo, ma soprattutto per un costruire un altro tassello della Napoli impegnata nel XXXI Sinodo diocesano, ovvero costruire un presidio permanente di pace, che l’arcivescovo Battaglia ha fortemente voluto l’apertura della casa famiglia. Insieme al parroco don Salvatore Melluso della parrocchia Santi Giovanni e Paolo e con il coordinamento della Caritas diocesa, diretta da Suor Marisa Pitrella, la chiesa di Napoli ha camminato insieme alle istituzioni e alle associazioni per ospitare madri e bambini che scappano dalle guerre. Non solo ucraine ma anche alcune donne africane (al momento una decina) che hanno chiesto aiuto in Italia, presto abiteranno gli ampi locali attigui alla chiesa completamente ristrutturati grazie all’intervento della Fondazione Grimaldi.

Un’operazione costata oltre 200 mila euro che non è rimasta isolata. “Quando ho parlato al quartiere di questa iniziativa ho chiesto aiuto a tutti gli abitanti - spiega don Salvatore che incarnando lo spirito sinodale del camminare insieme sa bene che le persone sono parte integrante della parrocchia - nessuno si è tirato indietro, avevo invocato un aiuto e mi è stato dato il triplo di ciò che avevo chiesto, non solo in termini materiali ma soprattutto in termini di vicinanza e amore che sono certo permetteranno alle madri straniere di sentirsi a casa e non ospiti”.

È la pace, il presupposto da cui parte l’iniziativa che ha visto anche la collaborazione del comune di Napoli con il sindaco Gaetano Manfredi, il progetto si inserisce in una rete più ampia che mira a vedere le parrocchie nel ruolo di protagoniste nell’aiuto ai poveri.

“Don Tonino Bello è stato il vescovo della pace, colui che ha insegnato a tutto il mondo che pace e vangelo camminano insieme - ha sottolineato l’arcivescovo Battaglia - questa comunità è benedetta perché è abitata da Dio. Accogliendo chi sta vivendo momenti di difficoltà e sta scappando dal dolore. La porta di questa chiesa deve stare sempre aperta, non perché la gente deve entrare ma perché deve uscire e condividere”.

 
 
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