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giovedì 24 giugno 2021
 
NAPOLI
 

San Gregorio Armeno, anche il cielo piange sull'arte del presepe

08/12/2020 

Piove su via San Gregorio Armeno. Come se anche il cielo volesse piangere davanti alla desolazione di un settore che rischia di estinguersi: l'arte del presepe. Ma c'è una piccola luce, fatta di speranza, che tiene vive le sorti degli artigiani napoletani. La pioggia, infatti, non ha scoraggiato i cittadini che lunedì 7 dicembre 2020 hanno voluto partecipare all’iniziativa organizzata dalle associazioni di San Gregorio Armeno per la riapertura delle botteghe dei maestri dell’arte del presepe.

Per il simbolico taglio del nastro è stato invitato il fratello di Diego Maradona, Hugo, che ormai da otto anni vive a Napoli. Il suo sguardo commosso e fiero davanti alle statuine che raffigurano il fratello campione con la maglia azzurra del Napoli e le ali di angelo resta l'immagine della giornata. «Volevo ricambiare l’amore che questa città ha sempre mostrato a mio fratello – ha raccontato – da quando è morto non sono uscito di casa, oggi l’ho fatto per aiutare gli artigiani che ne hanno bisogno». Intanto nella via dei presepi, nonostante la pioggia incessante, si ricomincia a vedere un po’ di via vai. E anche le istituzioni scendono in campo per salvare gli storici artigiani. L’agenzia campana per il turismo diventa il primo cliente delle botteghe storiche dell’Arte Presepiale e le salva dall’estinzione. In tempo di pandemia il rischio di veder sparire in pochissimo tempo una strada come via San Gregorio Armeno, simbolo dei presepi e del Natale, è da bollino rosso. 

«Se non riusciamo a stare dietro i conti, un diavolo tentatore con la valigetta piena di soldi potrebbe far gola ai proprietari degli immobili dove noi abbiamo da anni le nostre botteghe e sfrattarci». Aldo Vucai maestro dell’arte presepiale con la sua bottega di via San Gregorio Armeno è uno degli artigiani che rischia di scomparire. E insieme a lui rischia di scomparire anche l’anima di San Gregorio Armeno. Un cuore che porta artigiani come Aldo a donare una statuina ad una bambina a cui erano piaciute le sue creazioni ma che sua madre non poteva permettersi o ad insegnare a ragazzi con sindrome di Down a fare il presepe o ad ospitare bambini di scuola elementare in bottega per fare poi il presepe in classe. Non solo tradizioni che non devono essere perse ma gesti così umani e caritatevoli, naturali nell'animo di chi crea e poi vende un presepe.

Le difficoltà di Aldo che a 66 anni lavora in bottega insieme a sua figlia Olga di 36 sono quelle di tanti altri artigiani dell’arte presepiale: «La gran parte della stagione  andata via - spiega -  oggi ci tocca aprirla alla vigilia dell'Immacolata con il cuore triste nel vedere questa strada ferita. Viviamo un periodo drammatico e il ricordo delle persone che non ci sono più ci fa affrontare il Natale con lo spirito di rinascita. Io ci credo ancora e  faccio di tutto per spronare i colleghi demoralizzati ma il problema nascerà presto se questi aiuti non saranno veloci ed effettivi. Perché i risparmi sono andati via e col Natale noi affrontiamo il resto dell’anno grido d’allarme di chi con le proprie sculture, da sempre rende palpabile la natività di Gesù si è fatto sentire forte».

La crisi che s'accompagna all’emergenza Covid 19 si è abbattuta su quella strada famosa in tutto il mondo e su chi la rappresenta, artigiani che oggi fanno fatica a restare aperti. Niente turisti e nemmeno clientela che arriva dagli altri paesi campani. Il 2020 ha cancellato anche la possibilità di aggiungere quel particolare in più al presepe che nelle case ogni anno si arricchisce di un nuovo pastore o di una nuova scenografia.  Ma soprattutto il 2020 non poteva permettere quella folla che in via San Gregorio Armeno e nella zona del centro storico partenopeo comincia nei giorni dedicati al ricordo dei cari defunti. Così arriva una speranza. Una delibera approvata dalla Giunta della Regione Campania in cui si crea una sorta di piccolo centro commerciale virtuale esclusivamente dedicato alla produzione dell’antica arte presepiale napoletana, dove si consente ad ogni artigiano di presentarsi e di aprire le porte della propria bottega all’Agenzia campana per il Turismo che potrà decidere di acquistare ciò che ritiene opportuno per promuovere l’arte ed il turismo tipico della Campania e spendere, in ogni bottega, fino ad un massimo di 20 mila euro per un totale di 450 mila euro.

Ma c’è di più. C’è anche un’altra delibera, questa volta dell’Agenzia delle Entrate che dedica fondi ai centri storici. Una battaglia che ha fortemente sostenuto Vincenzo Schiavo, Presidente interregionale Confesercenti Campania e Molise e responsabile nazionale per le politiche relative al  Mezzogiorno. «Napoli rientra in quei centri storici dove è stato previsto un finanziamento per le aziende che avranno la facoltà di avere tra il 10 e il 15 per cento di fondo perduto del fatturato dell’anno precedente - spiega Schiavo - una battaglia che abbiamo voluto fortemente perché nessuno deve essere lasciato indietro, nemmeno la bottega più piccola che in un tessuto rischioso come quello napoletano potrebbe finire nel mirino di un sistema alternativo e pericoloso come quello dell’illegalità che noi dobbiamo combattere. Dobbiamo difendere il territorio perché oggi c’è la certezza che delinquenti e malavita hanno una disponibilità economica immediata che il Governo non ha. E allora dobbiamo mettere in atto tutto ciò che si può. Ognuno deve fare la propria parte, la regione con i fondi e il Comune che poi magari può rivalersi sul Governo con azioni legislative che aiutano. L’unica cosa che non si deve fare è creare confusione e allarmismo”. Si perché la paura è tanta. Ma non esistono solo i sussidi e la conseguente ‘battaglia’ per conquistarli. È il caso dei Fratelli Scuotto che con la loro idea di ‘contaminazione’ hanno esportato il presepe in altri settori: “Non solo abbiamo aperto boutique virtuali cercando di diffondere la cultura presepiale il più possibile ma abbiamo lavorato per dare nuovi spazi al presepe napoletano e renderlo all’avanguardia arrivando nel mondo del design, studiando quindi nuove forme di marketing” racconta Lello Scuotto, La Scarabattola, infatti, già in passato ha avuto vetrine diverse da quelle napoletane, i loro pastori, conquistarono un posto d’onore nelle vetrine natalizie di Dolce  e Gabbana a Milano. “Questo periodo è stato doloroso per tutti ma è stato quasi un dovere morale pensare a come creare nuove opportunità per il futuro affinché tutti possano beneficiarne - spiega Lello Scuotto de la Scarabattola - Anche se noi non siamo fisicamente su via San Gregorio, quella strada rappresenta tutta la categoria e tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa per non spegnere mai quelle luci».

 
 
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