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venerdì 07 agosto 2020
 
NAPOLI
 

Tra antichi fantasmi e voglia di riscatto, l'afosa estate di Scampia

30/07/2020  Viaggio in un quartiere ansioso di cambiare pelle. Gli oratori e le comunità parrocchiali sono un attento termometro di come molta gente, dopo l'abbattimento di quattro Vele, in ultimo la Vela Verde, simbolo di Gomorra, intenda davvero voltare pagina

«In certi posti ‘l’urgenza di riaprire i nostri oratori per sottrarre i ragazzi a quegli ‘oratori’ che invece stanno sempre aperti è davvero molto forte». Don Federico Battaglia, 38 anni, parroco nella provincia di Napoli, sa che bisogna lavorare molto per sottrarre i ragazzi a certe situazioni. Soprattutto se si trovano in zone difficili. Scampia è una di queste. La prima Vela, (grandissimi palazzi in cemento armato) quella meno abitata, quella più piccola, è andata giù. E nell’attesa di un cambio di immagine, c’è da trascorrere il caldo e afoso mese di agosto dell’era Coronavirus. I ragazzi che normalmente affollavano l’oratorio della parrocchia Maria Santissima del Buon Rimedio quest’anno si sono dimezzati, forse impauriti dal virus. Le iscrizioni degli altri anni contavano anche 150 ragazzi. Quest’anno invece solo 55. Don Michele Esposito, 28 anni appena e da 3 a Scampia come viceparroco, insieme a tutta la parrocchia ha curato il Grest 2020 e non si da per vinto, aspetta gli altri ragazzi.

Nelle sale della chiesa tutta l’organizzazione si è messa in moto per regalare ai giovani momenti di condivisione. «Un dono importante visto che quest’anno sono rimasti chiusi in casa per mesi e non hanno avuto modo di stare insieme al prossimo - ha spiegato don Michele - non ci siamo lasciati alle spalle ciò che è accaduto anzi abbiamo deciso che il gruppo estivo di quest’anno doveva partire proprio da questo per avviare una riflessione nei ragazzi e non perderli, questa era l’ennesima occasione per far capire i valori della vita e quanto sia importante il prossimo». «Vicini ma lontani» è il titolo del Grest 2020 messo su dall’oratorio Il Buon Rimedio con la collaborazione delle suore ‘Poverelle di Bergamo’ che quest’anno ha visto impegnati bambini tra i 4 e i 10 anni in sfide molto particolari tutte incentrate sulle relazioni con il prossimo. Dunque non solo visioni di cartoni animati con morale e discussione, laboratori, quiz, ma soprattutto giochi senza contatto come salti nei cerchi, lanci con una palla che deve passare da un lenzuolo all’altro. Sfide che i ragazzi «non vedevano l’ora di affrontare - spiega don Michele - desideravano fare delle cose e siamo stati molto felici nel vedere che questi bambini si sono saputi mettere in gioco insieme alle loro famiglie. Molte mamme, infatti, ci hanno aiutato nel rispettare le regole imposte dal Covid».

 

Un aiuto che lascia intendere la voglia di non restare da soli. La voglia di far parte di una comunità che abbia una guida vicina. Una riflessione in cui ben si colloca il patto tra il cardinale Crescenzio Sepe e il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. La stretta di mano delle istituzioni vuole ‘abbracciare’ proprio questa esigenza di prossimità, di non lasciare in solitudine non solo i più piccoli ma anche i loro genitori che hanno il dovere di indirizzare i loro figli. “Perchè prima di non perdere i ragazzi, dobbiamo cercare di dare risposte ai genitori e dove viene chiesto rispondere anche alle loro di richieste di aiuto”. Continua don Federico Battaglia che insieme a don Francesco Riccio ha partecipato ai tavoli con la Regione per stipulare le linee guida dell’accordo con l’assessore regionale alle politiche Giovanili Lucia Fortini.

Con questo patto il Cardinale ed il Presidente ‘prendono per mano’ i ragazzi che abitano nelle periferie e nei luoghi dove è difficile trovare anche uno spazio piccolo per giocare e svolgere delle attività e li guidano attraverso sentinelle (le parrocchie) sul territorio. Parroci e volontari che attiveranno una rete che durerà almeno tre anni e che sarà fondamentale per sottrarre i giovani alle attrattive dell'illegalità, del malaffare. La chiamano malavita, perchè non riserva gioie né umanità. Ma il rischio maggiore è che tematiche di questo tipo siano relegate agli stereotipi di periferia. Scampia a Napoli, come Librino a Catania, il Corviale a Roma o lo Zen a Palermo sono realtà figlie di un disinteresse talvolta istituzionale che spesso ha eretto muri, barriere contro le quali il volontariato e l'impegno del terzo settore non possono essere le sole armi a disposizione. E' in quest'ottica che si inserisce il protocollo d'intesa siglato tra la Regione Campania e la Conferenza episcopale campana, che prevede azioni di contrasto alla marginalizzazione sociale attraverso la valorizzazione del ruolo delle parrocchie nella comunità civile e pastorale. Momenti di socialità, lotta alla dispersione scolastica e orientamento al lavoro saranno i tre piani di intervento.

 

Un importante progetto per sostenere i giovani appena usciti dalla terribile esperienza del lockdown in 24 Diocesi della regione, che collaboreranno con parrocchie e oratori sui territori dei quartieri a rischio. “Aprire i nostri oratori è fondamentale per sottrarre i ragazzi a quegli 'oratori del male' che stanno sempre alla ricerca di giovani. Un braccio di ferro, che possiamo e dobbiamo vincere”. Continua don Federico. “Regione e Curia interverranno dove si presenterà il bisogno d’aiuto e lavoreranno insieme su tre campi d’azione. L’affettività per favorire, dopo il lockdown, la creazione di modelli di solidarietà tra adolescenti radicati nella fraternità di relazioni stabili in questo tempo di precarietà. In particolare, per educare i giovani a recuperare una socialità e un'affettività che contribuiscano alla loro crescita. Poi la dispersione scolastica per sostenere - anche tramite il volontariato gratuito non retribuito - esperienze che lavorano sul territorio per evitare che i ragazzi vicini alla maturità abbandonino la scuola. L'orientamento al lavoro per favorire la realizzazione di progetti volti alla promozione di un lavoro creativo, solidale, sostenibile, un percorso destinato ai giovani in cerca di lavoro, che hanno una propria idea di impresa o studenti universitari”. Un piano ambizioso e importante, come il futuro di migliaia di ragazzi di periferia.

“Bisogna ricostruire il quotidiano con figure di supporto – spiega don Federico - con una socialità virtuosa con i giovani, individuiamo i bisogni, capiamo dove stanno le risorse in tutta la regione grazie alla capillarità della rete delle parrocchie e l’orizzonte resta l’evangelizzazione ma passa per la promozione umana, artistica e intellettuale che forniscono quel terreno buono per innestare il seme del Vangelo”. Un seme che sa dare i migliori frutti anche dove il terreno è arido. Arso dal sole, un sole di speranza.

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