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martedì 24 maggio 2022
 
 

Nascere sicuri, istruzioni per l'uso

13/02/2015  Come si sceglie la struttura per un parto sicuro? Che cosa si potrebbe fare per migliorare l'efficienza del sistema e non ripetere casi come quello della neonata di Catania? Intervista al Professor Mauro Stronati, direttore della neonatologia, patologia neonatale e T.i.n del Policlinico San Matteo di Pavia.

I casi di complicanze durante gravidanza e parto, che hanno portato alla morte madri e neonati, preoccupano chi aspetta o desidera un bambino. Non è difficile immaginare che le storie sfortunate di cui si parla spingano mamme e papà in attesa a domandarsi, più di quanto non farebbero senza l'onda emotiva della cronaca, quali siano i criteri per scegliere la struttura dove far nascere in sicurezza il proprio bambino.

Premesso che singole vicende possono avere numerose concause e che, nel caso concreto, sono ancora tutte da accertare, abbiamo chiesto a Mauro Stronati, Direttore della neonatologia, patologia neonatale e terapia intensiva neonatale, della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, di aiutarci a capire come ci si orienta.

Professor Stronati, quali sono gli elementi da tenere presenti per scegliere con criterio una struttura in cui far nascere un figlio?

«Se non vi sono fattori di rischio va bene qualsiasi ospedale con una buona assistenza ostetrica e neonatale anche senza terapia intensiva neonatale. In presenza di fattori di rischio la condizione più sicura è far nascere un bambino in una struttura che abbia la terapia intensiva neonatale, in grado così di far fronte subito a qualsiasi urgenza.  E’ vero  - e non dobbiamo dimenticarlo – che il parto è un fatto fisiologico, ma può sempre presentare delle situazioni impreviste motivo per cui sconsiglio vivamente il parto in casa. Il mio consiglio è di far nascere un neonato preferibilmente in una struttura dotata di terapia intensiva neonatale se vi sono fattori di rischio, anche perché dobbiamo tenere presente che oggi vi è un aumento di questi fattori di rischio come l’aumentata età delle primipare o l’aumento dei parti gemellari dovuti alle gravidanze medicalmente assistite».  

Quando morì una neonata un anno fa a Catania, il presidente della Regione Sicilia Crocetta propose di cambiare le norme per far sì che tutte le cliniche anche private, in cui si possa far nascere un bambino, avessero la terapia intensiva neonatale. Alla luce della sua esperienza sarebbe una proposta condivisibile?
 
«Non mi sembra un’opzione realistica, porterebbe a una parcellizzazione dei centri e un aumento inutile dei costi per niente auspicabile. Chi amministra  una Regione deve preoccuparsi prima di tutto di ridurre i punti nascita eliminando i centri con pochi nati, quindi di concentrare le Unità di terapia Intensiva Neonatali. Poi avere un efficiente trasporto in utero in caso di bisogno ed infine avere un adeguato trasporto neonatale. Infatti per un corretto impiego delle risorse sarebbe da evitare una parcellizzazione dei punti nascita al fine di ridurre i costi e sarebbe auspicabile un accorpamento delle terapie Intensive per concentrare in poche strutture le competenze altamente specialistiche. Dai centri periferici si dovrebbe essere garantito il trasporto in utero ovvero trasportare la mamma in attesa che presenti fattori di rischio per il feto a centri dove è possibile ricevere una assistenza di elevato livello per la madre e il neonato».

E quando invece il rischio si presenta per il bambino subito dopo la nascita?

«Qualora un neonato si trovi in condizioni critiche in un ospedale periferico deve poter usufruire del trasporto neonatale ovvero di un’ambulanza dedicata per il neonato, dotata di culla apposita con ventilatore meccanico e monitoraggio, in modo che un neonato in caso di necessità possa essere rianimato già in ambulanza dal neonatologo rianimatore e dall’infermiera neonatale che sono sempre a bordo. Questo in Lombardia c’è e funziona».

Parlava di parcellizzazione non auspicabile, poche strutture grandi sono più sicure di tante piccole?

«Indubbiamente i centri che vedono più casi acquisiscono esperienza e sono  quindi maggiormente pronti a gestire situazioni difficili e impreviste».

Poter nascere ovunque, a casa o in strutture molto piccole, può aumentare le distanze e complicare il trasporto oppure  un buon sistema di ambulanze dedicate basta?
«Il Portogallo ha fatto una scelta importante che ha dato a distanza di anni ottimi risultati: ha ridotto drasticamente i punti nascita, personalmente credo che, in Italia, dovremo seguire questo esempio chiudendo almeno i punti nascita con meno di 500 nati. Se lo facessimo faremmo un grande passo avanti, concentrando punti nascita e rianimazioni. Come ho già detto non sono favorevole al parto in casa e il trasporto deve servire solo nei casi in cui non è stato possibile trasferire prima la donna gravida o in presenza di complicanze inaspettate durante o dopo il parto».

Facile immaginare che il suo sia un punto di vista che incontra resistenze...
«Mi auguro di no. Le persone sono portate a desiderare sempre un punto nascita sotto casa, ma non sanno che questo non va a favore della sicurezza loro e dei loro figli, forse perché non sono adeguatamente informate:  la popolazione deve capire che è più sicura se ha meno punti nascita ma meglio attrezzati, in grado di garantire più personale e più esperienza».

Esiste un rapporto ottimale posti/bacino d’utenza?
«
Si calcola che il rapporto ottimale sia 1 posto di rianimazione neonatale ogni 750 neonati. In Lombardia abbiamo circa 150 posti letto di terapia intensiva per circa 98000 nati/anno (stando ai dati del 2013): un buon rapporto tra numero di nati e posti disponibili per assistenza intensiva. Un sistema sanitario organizzato dovrebbe prevedere l’esistenza di una rete che permetta di conoscere in tempo reale la disponibilità di posti nelle diverse strutture dotate di terapia intensiva. In Lombardia abbiamo questa organizzazione e l’eventualità che non ci sia posto è altamente improbabile dal momento che i posti di terapia intensiva neonatale sono commisurati alle esigenze della Regione».

 
 
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