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martedì 28 giugno 2022
 
20 giugno, giornata mondiale del rifugiato
 

Save the children: sull'accoglienza dei migranti l'Europa a due velocità

17/06/2022  Il secondo rapporto "Nascosti in piena vista", presentato dalla Ong, su minori soli e famiglie in arrivo o in transito alla frontiera Nord, denuncia la disparità di trattamento fra coloro che fuggono dalla guerra in Ucraina e quelli che scappano da altri Paesi e altre crisi umanitarie

Javed, 17enne afghano.
Javed, 17enne afghano.

Javed ha 17 anni ed è arrivato dall’Afghanistan, passando attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Bulgaria (dove per 23 volte ha tentato di varcare il confine per entrare in Unione europea), Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia e infine Italia. Un’odissea segnata da enormi difficoltà, piovazioni, terribili violenze. Alla frontiera tra Turchia e Bulgaria ha subito trattamenti umilianti: «I poliziotti hanno sguinzagliato il cane su di me, questo mi ha tirato e io mi sono messo a urlare perché mi aveva morso due volte il piede […]. Si radunavano attorno al fuoco a bere vino e ci facevano sdraiare nudi sulla schiena». Il racconto di Javed, raccolto dagli operatori della Ong Save the children, è solo una delle innumerevoli testimonianze dell’atrocità dei viaggi dei minori non accompagnati e delle famiglie, in fuga da guerre, persecuzioni, discriminazioni, povertà. Di fronte a queste storie di violenza e aperte violazioni dei diritti umani, ci sono poi le storie di accoglienza dei profughi ucraini, c’è l’Europa che ha spalancato le braccia e aperto le porte per dare ospitalità e soccorso immediati a chi scappa dalle macerie in Ucraina, dimostrando una straordinaria solidarietà.

Un’Europa, dunque, a due velocità, in cui lo spirito solidale corre su due binari paralleli, generando stridenti disparità nel trattamento riservato a chi chiede di essere accolto e protetto. È la fotografia che emerge dal secondo rapporto “Nascosti in piena vista”, curato dal giornalista Daniele Biella e presentato da Save the children a pochi giorni dalla Giornata mondiale del rifugiato – che ricorre il 20 giugno - per documentare le storie di minori soli e di famiglie in arrivo o in transito alla frontiera Nord, a Trieste, per chi arriva dalla cosiddetta rotta balcanica, a Ventimiglia e ad Oulx, per chi si muove in direzione Francia.  

Nei primi tre mesi del 2022 sono stati 35 i minorenni stranieri non accompagnanti respinti alle frontiere interne o esterne dell’Ue, intercettati dalla coalizione di enti non profit europei Protecting Rights at Borders. «È difficile arrivare da soli in altri Paesi. Senza padre, senza madre, senza fratello e nessun amico. Ma dobbiamo farlo, perché abbiamo un sogno: vogliamo avere un futuro, vogliamo essere brave persone”, ha raccontato Naweed, 14 enne afghano, agli operatori di Save the Children che lo hanno incontrato ai primi di maggio a Claviere, nell’alta Valle di Susa, in Piemonte, mentre tentava per l’ennesima volta di superare il confine con la Francia, verso Mongenevre, deciso a raggiungere la Finlandia. Mahmoud, giordano-palestinese in viaggio da due anni con la moglie Mariam e cinque figli, è stato respinto tre volte al confine tra Ventimiglia e Mentone. «Nessuno provava compassione per noi (…) sia che fossimo stanchi, affamati o assetati», sono state le sue parole.

Ad aprile sono entrati nel territorio italiano 1.897 minori soli - di cui solo 272 con gli sbarchi alla frontiera sud e i restanti 1.625 entrati evidentemente dalla frontiera terrestre – in maggioranza ucraini (1.332, pari al 70,2%), egiziani (169, pari all’8,9%), afghani (71, pari al 3,7%). Con l’arrivo dell’estate, il flusso dei minori non accompagnati è cresciuto notevolmente. a Trieste (dalla rotta balcanica) dai 38 passaggi di aprile si è passati ai 60 di maggio, a Ventimiglia da 24 a 47, a Oulx addirittura da 35 a 150, la maggior parte di ragazzi afghani, sia dalla rotta balcanica che dalla frontiera marittima.

«I profughi ucraini, con ammirabile solidarietà, vengono accolti ai valichi autostradali con donazioni di cibo, vestiti e un trattamento dignitoso che fa onore all’Italia e all’Europa. Ma nei rilievi del Carso triestino, così come sul Passo della Morte tra Ventimiglia e Mentone e tra i sentieri del colle del Monginevro, numerosi vestiti, documenti e altri oggetti abbandonati testimoniano il passaggio di persone analogamente in fuga da privazioni e violazioni dei loro diritti, ma provenienti da altri Stati, obbligati a viaggiare nell’ombra, attraversando nel buio le frontiere in un’Europa che chiude loro le porte, osserva Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

La grande solidarietà dimostrata verso il popolo ucraina mostra che una via verso un’Europa migliore è possibile. Save the children avanza una serie di richieste all’Italia e all’Unione europea. «Il 10 giugno i ministri presenti al Consiglio europeo Giustizia e Affari Interni hanno discusso di un meccanismo volontario di distribuzione dei migranti, ma sullo stesso tavolo si discuteva di estendere, a determinate condizioni, la possibilità di derogare al codice Schengen per un periodo più lungo di due anni», dichiara Milano. «Chiediamo alle istituzioni europee e ai Paesi membri di avere una voce univoca in materia di protezione dei minorenni. In particolare chiediamo alla Commissione europea l’adozione di una Raccomandazione agli Stati membri per l’adozione e l’implementazione di politiche volte ad assicurare la piena protezione dei minori non accompagnati ai confini esterni ed interni dell’Europa e sui territori degli Stati membri, promuovendo il loro benessere e sviluppo psicofisico anche mediante strategie tese all’inclusione scolastica e formativa e velocizzando le procedure che riguardano i minorenni non accompagnati, tra cui i ricongiungimenti familiari. Chiediamo, altresì, ai Governi europei di astenersi dall’utilizzo di pratiche che erroneamente distinguono fra categorie di rifugiati, rispettando il diritto internazionale e il principio del non respingimento, consentendo l'accesso a tutti i richiedenti asilo, e di estendere le buone pratiche istituite per i rifugiati ucraini a tutti i richiedenti asilo, introducendole anche nelle discussioni sull’approvazione o revisione dei provvedimenti del Patto sull’asilo e la migrazione. Infine, riteniamo fondamentale l’adozione di sistemi di monitoraggio delle frontiere, che permettano anche di perseguire i casi di violazione dei diritti umani».

 
 
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