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martedì 21 maggio 2024
 
Natale
 

Il Papa: «Torniamo a Betlemme, dove il Signore è al primo posto»

24/12/2021  Nella messa di Natale il Pontefice esorta i cristiani a destarsi e amettersi al cammino. Per ritrovare DIo e ritrovare l'uomo. E, ricordando i pastori e i lavoratori di oggi dice: «Basta morti sul lavoro»

Messa in anticipo, anche quest’anno, all’altare della confessione Circa 1.500 persone per la messa della vigilia che papa Francesco ha celebrato alle 19,30.

Il Pontefice parte dall’annuncio degli angeli ai pastori. «Sorprende quello che l’angelo aggiunge. Indica ai pastori come trovare Dio venuto in terra: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”». Non ci sono fulgori, non ci sono cori di angeli. C’è la piccolezza. Questo è il messaggio: «Dio si cala nella piccolezza. La piccolezza è la via che ha scelto per raggiungerci, per toccarci il cuore, per salvarci e riportarci a quello che conta». Il centro. Il Bambino. «Nella sua piccolezza c’è tutto Dio. Riconosciamolo: “Bambino, Tu sei Dio, Dio-bambino”. Lasciamoci attraversare da questo scandaloso stupore. Colui che abbraccia l’universo ha bisogno di essere tenuto in braccio. Lui, che ha fatto il sole, deve essere scaldato. La tenerezza in persona ha bisogno di essere coccolata. L’amore infinito ha un cuore minuscolo, che emette lievi battiti. La Parola eterna è infante, cioè incapace di parlare. Il Pane della vita deve essere nutrito. Il creatore del mondo è senza dimora. Oggi tutto si ribalta: Dio viene al mondo piccolo. La sua grandezza si offre nella piccolezza».

E il Pontefice chiede se noi sappiamo accogliere questa piccolezza di Dio. Questa è «la sfida di Natale: Dio si rivela, ma gli uomini non lo capiscono. Lui si fa piccolo agli occhi del mondo e noi continuiamo a ricercare la grandezza secondo il mondo, magari persino in nome suo. Dio si abbassa e noi vogliamo salire sul piedistallo. L’Altissimo indica l’umiltà e noi pretendiamo di apparire. Dio va in cerca dei pastori, degli invisibili; noi cerchiamo visibilità. Gesù nasce per servire e noi passiamo gli anni a inseguire il successo. Dio non ricerca forza e potere, domanda tenerezza e piccolezza interiore».

Allora per Natale dobbiamo chiedere solo questo: «la grazia della piccolezza. “Signore, insegnaci ad amare la piccolezza. Aiutaci a capire che è la via per la vera grandezza”». Concretamente significa riscoprire le piccole cose della vita. «È nel nostro vissuto ordinario», sottolinea il Papa, che Dio «vuole realizzare cose straordinarie. Ed è un messaggio di grande speranza: Gesù ci invita a valorizzare e riscoprire le piccole cose della vita. Se Lui è con noi lì, che cosa ci manca? Lasciamoci allora alle spalle i rimpianti per la grandezza che non abbiamo. Rinunciamo alle lamentele e ai musi lunghi, all’avidità che lascia insoddisfatti!».

Ancora di più, Gesù vuole venire non solo nella piccolezza delle nostre cose, ma anche nella piccolezza della nostra vita, «nel nostro sentirci deboli, fragili, inadeguati, magari persino sbagliati. Sorella, fratello, se, come a Betlemme, il buio della notte ti circonda, se avverti intorno una fredda indifferenza, se le ferite che ti porti dentro gridano: “Conti poco, non vali niente, non sarai mai amato come vuoi”, stanotte Dio risponde. Stanotte ti dice: “Ti amo così come sei. La tua piccolezza non mi spaventa, le tue fragilità non mi inquietano. Mi sono fatto piccolo per te. Per essere il tuo Dio sono diventato tuo fratello. Fratello amato, sorella amata, non avere paura di me, ma ritrova in me la tua grandezza. Ti sono vicino e solo questo ti chiedo: fidati di me e aprimi il cuore”».

Infine, accogliere la piccolezza significa anche «abbracciare Gesù nei piccoli di oggi. Amarlo, cioè, negli ultimi, servirlo nei poveri. Sono loro i più simili a Gesù, nato povero. Ed è in loro che Lui vuole essere onorato. In questa notte di amore un unico timore ci assalga: ferire l’amore di Dio, ferirlo disprezzando i poveri con la nostra indifferenza. Sono i prediletti di Gesù, che ci accoglieranno un giorno in Cielo». Cita Emily Dickinson per dire che «Chi non ha trovato il Cielo quaggiù lo mancherà lassù». E dunque non dobbiamo perdere di vista il Cielo, «prendiamoci cura di Gesù adesso, accarezzandolo nei bisognosi, perché in loro si è identificato».

Gesù non solo si fa Bambino, ma è circondato dai piccoli, dai poveri., da persone che «stavano lì per lavorare, perché erano poveri e la loro vita non aveva orari, ma dipendeva dal gregge. Non potevano vivere come e dove volevano, ma si regolavano in base alle esigenze delle pecore che accudivano. E Gesù nasce lì, vicino a loro, vicino ai dimenticati delle periferie. Viene dove la dignità dell’uomo è messa alla prova. Viene a nobilitare gli esclusi e si rivela anzitutto a loro: non a personaggi colti e importanti, ma a gente povera che lavorava. Dio stanotte viene a colmare di dignità la durezza del lavoro. Ci ricorda quanto è importante dare dignità all’uomo con il lavoro, ma anche dare dignità al lavoro dell’uomo, perché l’uomo è signore e non schiavo del lavoro. Nel giorno della Vita ripetiamo: basta morti sul lavoro! E impegniamoci per questo».

Attorno a Gesù ci sono anche i dotti e i ricchi, ci sono i re magi «e capiamo che attorno a Gesù tutto si ricompone in unità: non ci sono solo gli ultimi, i pastori, ma anche i dotti e i ricchi, i magi. A Betlemme stanno insieme i poveri e i ricchi, chi adora come i magi e chi lavora come i pastori. Tutto si ricompone quando al centro c’è Gesù: non le nostre idee su Gesù, ma Lui, il Vivente».

Per questo dobbiamo tornare a Betlemme, «alle origini: all’essenzialità della fede, al primo amore, all’adorazione e alla carità. Guardiamo i magi che peregrinano e come Chiesa sinodale, in cammino, andiamo a Betlemme, dove c’è Dio nell’uomo e l’uomo in Dio; dove il Signore è al primo posto e viene adorato; dove gli ultimi occupano il posto più vicino a Lui; dove pastori e magi stanno insieme in una fraternità più forte di ogni classificazione. Dio ci conceda di essere una Chiesa adoratrice, povera e fraterna. Questo è l’essenziale. Torniamo a Betlemme». Dobbiamo metterci in cammino, «perché la vita è un pellegrinaggio. Alziamoci, ridestiamoci perché stanotte una luce si è accesa. È una luce gentile e ci ricorda che nella nostra piccolezza siamo figli amati, figli della luce».

 
 
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