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"Nati per morire"

31/10/2014  Nel recente Rapporto di Save the Children sulla mortalità infantile, si misura per la prima volta il fattore di rischio rappresentato dalle difficili condizioni di vita e di salute delle madri. All'ultimo posto la Somalia, che ha i tassi di mortalità infantile più elevati del mondo.

Expat Kennedy, 35 anni, è operatore sanitario di comunità nel distretto di Thyolo, in Malawi. Tutti i giorni si reca in diversi villaggi del distretto, visitando mamme e bambini nelle capanne e presso la clinica, che è anche la sua casa. Una parte importante del suo lavoro consiste nel sensibilizzare le mamme e le famiglie sull’importanza di far eseguire ai propri figli tutte le vaccinazioni necessarie per la salute dei piccoli (Foto di Paolo Patruno/STC).
Expat Kennedy, 35 anni, è operatore sanitario di comunità nel distretto di Thyolo, in Malawi. Tutti i giorni si reca in diversi villaggi del distretto, visitando mamme e bambini nelle capanne e presso la clinica, che è anche la sua casa. Una parte importante del suo lavoro consiste nel sensibilizzare le mamme e le famiglie sull’importanza di far eseguire ai propri figli tutte le vaccinazioni necessarie per la salute dei piccoli (Foto di Paolo Patruno/STC).

    Se ogni anno 6,3 milioni di bambini sotto i 5 anni continuano a morire per cause prevenibili come una diarrea o una polmonite, per la prima volta Save the Children ha misurato il rischio rappresentato per la loro sopravvivenza dalle difficili condizioni di vita e di salute delle madri. Lo ha fatto nel nuovo rapporto "Nati per morire - Indice di rischio mortalità mamma-bambino", dal quale risulta che la giovanissima età materna spesso incide in modo negativo per la sopravvivenza dei piccoli. Ogni anno diventano madri 7 milioni di ragazze tra i 15 e i 19 anni, e tra loro 70.000 muoiono di parto.   D'altronde, i neonati rappresentano quasi la metà delle morti precocissime: sono 2,8 milioni. Oltre all'età materna precoce, anche la malnutrizione della madre può incidere sullo sviluppo fisico e cognitivo del bambino, così il mancato accesso alle cure prenatali della puerpera, e anche i bassi livelli materni di scolarizzazione e di reddito.

    All'ultimo posto del nuovo "Indice di rischio mortalità mamma-bambino" c'è la Somalia, con i valori peggiori in tutti gli indicatori presi in esame e, non a caso, la nazione con i tassi di mortalità infantile più elevati del mondo, pari a 180 decessi ogni 1.000 nati vivi. Insieme a Somalia, agli ultimi dieci posti dell'Indice risultano Ciad, Etiopia, Niger, Repubblica Centrafricana, Eritrea, Repubblica democratica del Congo, Burkina Faso, Tanzania e Mozambico. Nel complesso, in Africa subsahariana e in Asia meridionale si concentrano i quattro quinti delle morti infantili. I Paesi al mondo dove i fattori di rischio materni, e anche i tassi di mortalità infantile, presentano i numeri più bassi, sono Danimarca e Norvegia. L'Italia si colloca al 19mo posto, una posizione di buon livello.

    Conflitti ed emergenze umanitarie peggiorano i fattori di rischio per i bambini. Vale ora per l'epidemia di Ebola in Liberia, Guinea e Sierra Leone, dove si stima che circa 2,5 milioni di bambini sotto i 5 anni siano esposti al rischio di contagio e che diverse migliaia siano morti o rimasti orfani. Questo si aggiunge al fatto che in questi Paesi ogni giorno più di 100 bambini muoiono di malaria, polmonite e diarrea. Per l'emergenza Ebola, Save the Children ha raggiunto finora 265.000 tra bambini e adulti e ha formato 3.000 operatori sanitari. Quanto alla campagna "Every One", avviata nel 2009 per la salute e la nutrizione materno-infantile, l'organizzazione nel solo 2013 ha effettuato programmi di nutrizione per 14,4 milioni di bambini e attuato interventi di salute materno-infantile per 13,2 milioni di mamme e bambini.

 
 
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