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sabato 02 luglio 2022
 
 

«È un retaggio del passato, diamo più potere alle Nazioni Unite»

05/04/2019  «Siamo chiamati al coraggio della pace e alla denuncia della follia degli armamenti. L'equilibrio del terrore ha fin qui svilito il ruolo dell'IOnu». Parla monsignor Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi Italia

La Nato compie 70 anni. È un compleanno per il quale mi riesce molto difficile aggiungere l’usuale “buon”, perché non c’è niente di buono là dove prevale e predomina la logica della guerra e del “nemico” da cui  difendersi e da attaccare. Sono vescovo di una diocesi e, allo stesso tempo, presidente di Pax Christi Italia, movimento cattolico internazionale che da 65 anni opera, in nome del Vangelo, per l’educazione alla pace, per il disarmo, per la riconversione delle fabbriche di armi, per la messa al bando delle armi nucleari, per una difesa non armata e per la creazione dei corpi civili di pace. Lascio agli storici giudicare e valutare i motivi che spinsero gli Stati occidentali, a quattro anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e dalla nascita dell’Onu, a coalizzarsi per una collaborazione militare e, per tutta risposta, da parte degli Stati orientali, nel 1955, a dar vita al Patto di Varsavia.

Queste due alleanze contrapposte sostanzialmente ingabbiarono l’Onu riducendola a organismo puramente asservito alle due superpotenze (Usa e Urss). L’Italia nei fatti si è sempre dimostrata più fedele alla Nato che all’Onu. Del resto il nostro Paese è entrato nel Patto nordatlantico appena esso fu ideato il 4 aprile del 1949, schierando bombe nucleari ancora oggi presenti ad Aviano e Ghedi. Solo più tardi, quando gli fu permesso, entrò nell’Onu, nel 1955. Seguendo la Nato, i recenti Governi hanno boicottato i lavori di preparazione del trattato per il bando delle armi nucleari. L’attuale Governo ha infine favorito l’uscita dal Trattato sulle forze nucleari a medio raggio, e si prepara a ricevere dal 2020 le nuove bombe B61-12. Non posso non citare poi l’acquisto dei nuovi caccia F35, che delle nuove bombe sono ideali vettori, passato quasi intatto sotto tutte le bandiere politiche.

Come non gridare allo scandalo per il bilancio annuale Nato che impegna miliardi di dollari a fronte di una situazione mondiale segnata da ingiustizie sociali e devastazioni ambientali causate dai vari conflitti e dagli esperimenti nucleari? Come sta succedendo per la vita sociale del nostro Paese, anche a livello internazionale si alimenta la paura e si giustificano gli enormi investimenti per le armi e la guerra. Credo che questi temi debbano entrare di più nella nostra pastorale nella catechesi e nella predicazione. Siamo chiamati ad annunciare il Vangelo della pace, in comunione con il Magistero ecclesiale. Siamo chiamati a operare perché questa modalità di “difesa” venga sciolta per restituire, finalmente, tutta l’autorità all’Onu, la cui carta fondativa si basa sull’autodeterminazione dei popoli e sulla risoluzione pacifica dei conflitti.

Siamo chiamati a operare perché questa modalità di “difes   a” venga sciolta per restituire, finalmente, tutta l’autorità all’Onu, la cui carta fondativa si basa sull’autodeterminazione
dei popoli e sulla risoluzione pacifica dei confltti. Siamo chiamati al coraggio della pace, alla
denuncia della follia degli armamenti. Altrimenti, ricordando il mio predecessore in Pax Christi, don Tonino Bello, «saremo lucignoli fumiganti, invece che ceri pasquali».

                                                                                          + don Giovanni Ricchiuti

 
 
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