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lunedì 15 aprile 2024
 
Ungheria
 

Il calvario di Ilaria Salis

28/03/2024  Negati i domiciliari alla 39enne insegnante italiana, da 13 mesi in carcere a Budapest con l’accusa di aver aggredito tre militanti di estrema destra, tornata oggi in aula per la seconda udienza del processo a suo carico. Ancora una volta in catene. Il giudice ha deciso che resterà in cella. Parla la deputata Zampa, presente a Budapest: «Quanto successo in aula oggi è stata una presa in giro e uno schiaffo alla Salis, all’Italia e all’Europa»

Entrata in catene e tenuta al guinzaglio per tutta l’udienza, è uscita ancora in catene. Destinazione: carcere di Budapest. Il tribunale ungherese infatti ha bocciato la richiesta degli arresti domiciliari per Ilaria Salis, la 39enne italiana in carcere in Ungheria da più di un anno con l’accusa di aver aggredito alcuni esponenti neonazisti durante in contro-corteo alla manifestazione fascista internazionale Giorno dell’onore che si tiene ogni anno a Budapest. Salis, che per la legge ungherese rischia fino a 16 anni, continuerà dunque a restare in carcere: secondo il giudice, Jozsef Sós, «le circostanze non sono cambiate» ed «esiste sempre il pericolo di fuga» visto che l’insegnante italiana ha a suo carico «severe accuse come quella di far parte di un’organizzazione criminale», che rimaste immutate e «tredici mesi di carcere non sono esagerati per questo».

La gravità dell’atto d’accusa, secondo il giudice, resta il metro di valutazione anche per decisore le condizioni della custodia cautelare. La non pericolosità dell’imputata, ha sostenuto il giudice Sos, dovrà essere valutata solo nel seguito del processo. Pesa anche il fatto che già in passato, in Italia, Ilaria Salis è comparsa altre volte in tribunale. Per per dovere di cronaca di tratta di comparse per occupazioni e cortei non autorizzati.

Come accaduto a fine gennaio, Salis è stata portata in aula per l’udienza con mani e piedi incatenati, accompagnata da una guardia che la teneva con una catena legata all’addome. La prossima udienza del processo è stata fissata per il 24 maggio.

Ad assistere all’udienza erano presenti alcuni esponenti del Parlamento italiano, il responsabile esteri di Italia viva, Ivan Scalfarotto, il leader di Si Nicola Fratoianni, la senatrice di Avs Ilaria Cucchi, la deputata M5S Stefania Ascari, l’ex presidente della Camera, la Dem Laura Boldrini, assieme a Sandra Zampa, segretaria del Pd al Senato e componente effettivo del Consiglio d’Europa che dice a Famiglia Cristiana: «Vedere Ilaria Salis in catene in tribunale a Budapest sconvolge il mio senso di giustizia e credo quello di ciascuno di noi, è una lesione della dignità umana di una gravità sconcertante che non può essere ammessa in uno Stato di diritto e ancor meno in un Paese membro dell’Unione europea».

L’Ungheria è di fatto una nazione semiautoritaria guidata da 14 anni Viktor Orbán, leader dell'estrema destra, che negli anni ha smantellato il sistema giudiziario. Al contempo Orbán è un alleato di Giorgia Meloni in ambito europeo. «Per questo il governo, che con i suoi esponenti era del tutto assente oggi, ci ha messo un anno per cominciare a interessarsi al caso di Salis!, chiosa Zampa. Che aggiunge: «Vederla così in catene ci ha fatto capire subito che i domiciliari richiesti non sarebbero arrivati, nonostante il suo avvocato avesse ha consegnato un’ampia documentazione a riguardo. Quanto successo in aula oggi è stata una presa in giro che l'Ungheria ha riservato all'Italia e all’Europa. Tutto lascia immaginare, che loro siano convinti già che lei debba stare fino alla sentenza in carcere nelle condizioni che sappiamo cioè in una condizione di restrizione molto gravosa e molto dolorosa e passeranno magari anni prima della sentenza. L’Italia deve rivolgersi alla Cedu (Corte europea dei diritti dell'uomo) europea dei diritti dell’uomo, e qui volgiamo capire se al governo italiano sta più a cuore la relazione politica con l'Ungheria, o la dignità e la giustizia per una sua cittadina. Spero che facciano una riflessione seria a Palazzo Chigi su quanto sta avvenendo visto che risulta che l'Ungheria abbiamo già tre procedimenti presso il Consiglio dei Ministri Europei aperti proprio per violazioni come questa dei diritti».

E l’Europa sulla vicenda che può avere? «Io non penso che ci sia una strada diversa se non quella di un pronunciamento della Corte europea sulla questione - conclude Zampa - e ritengo da componente effettivo del Consiglio d’Europa -, che il Consiglio d’Europa stesso debba mettere mano alla questione del sistema della giustizia in Ungheria, non solo delle condizioni delle prigioni ungheresi, ma anche del sistema di giustizia».

 
 
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