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Negli slum di Nairobi

05/12/2014  Gianfranco Morino parte per il Kenya neolaureato. Sceglie di curare i più poveri, anche perché nella capitale africana «se non hai la carta di credito, rischi di morire sul marciapiede», spiega. Lo spirito con cui opera è garantire il diritto alla salute. Per tutti. Medicina ma non solo: dal 2001 ha fondato la Ong e onlus World Friends, Amici del mondo. Ha appena ricevuto la menzione speciale del Premio per il Volontariato Internazionale Focsiv 2014.

Il medico Gianfranco Morino con una bambina della baraccopoli di Mathare, alla periferia di Nairobi. In copertina: bambini di Kibera, il più grande slum della capitale kenyana (Foto Scalettari).
Il medico Gianfranco Morino con una bambina della baraccopoli di Mathare, alla periferia di Nairobi. In copertina: bambini di Kibera, il più grande slum della capitale kenyana (Foto Scalettari).

Un poeta che di giorno è al capezzale dei malati. Un medico che di notte compone versi, confidandosi con la luna. Gianfranco Morino fa cose fuori dall’ordinario. Nato ad Acqui Terme 56 anni fa, da oltre venti vive a Nairobi, la capitale del Kenya, con la moglie Marcella e i quattro figli.

Quando racconta della sua Nairobi, Morino conquista per l’atteggiamento umile, per le idee lucide e le frasi prive di retorica. Nelle strade polverose della città convivono ricchezze smisurate e povertà immense. Le prime sono concentrate nella city, dove risiedono circa 300 mila persone; la seconda inghiotte le baraccopoli, dove vivono più di due milioni e mezzo di persone, che ogni giorno lottano contro fame, sete, malattie.  

(Foto Scalettari)
(Foto Scalettari)

«Il paradosso è che chi è povero è anche più malato, ma ha meno diritto ai servizi»

In questo inferno, la salute non è un diritto, ma un privilegio. Solo pochi riescono ad accedere agli ospedali privati («se non hai la carta di credito, rischi di morire sul marciapiede»), mentre la maggioranza della popolazione non ha mai visto un medico.

«Nelle baracche, polmoniti, gastroenteriti, Aids, tubercolosi sono letali», dice Morino. «Il paradosso è che chi è povero è anche più malato, ma ha meno diritto ai servizi». Di fronte a ciò, il chirurgo piemontese non resta con le mani in mano. E nel 2007, dopo aver lavorato per anni nei centri sanitari del Kenya, dà vita al Ruaraka Uhai Neema Hospital, un ospedale moderno ed efficiente costruito tra le baraccopoli di Mathare e di Korogocho.

In corsia vengono curati soprattutto donne e bambini. «Il tentativo è quello di avere un approccio globale, che include educazione, prevenzione, attività clinica, diagnostica, chirurgica, e formazione», spiega il medico. Non a caso, il suo chiodo fisso è la responsabilizzazione degli operatori locali, anche per evitare la fuga di cervelli, soprattutto medici, che lasciano queste terre per l’Europa o l’America.

Il Neema Hospital, fondato da Gianfranco Morino.
Il Neema Hospital, fondato da Gianfranco Morino.

La filosofia? Lavorare in punta di piedi

  

Per chi non riesce a raggiungere l’ospedale, c’è il progetto Medical camp: medici e infermieri del Neema vanno tra le baracche, fanno visite, distribuiscono farmaci, effettuano medicazioni. Altri interventi riguardano educazione sanitaria, maternità sicura, lotta alla disabilità.

Salute, quindi, ma non solo. Anche una scuola di musica e danza per coinvolgere i giovani emarginati, tenendoli lontani dalla strada. Tante iniziative, portate avanti con una sola filosofia: quella di «non rendersi indispensabili, di non essere presenzialisti, ma di lavorare in punta di piedi, mantenendo il rispetto culturale e intessendo relazioni con le autorità del posto. Occorre rifuggire dalla logica “tanto in Africa va bene tutto” per proporre interventi ad hoc, su misura per la realtà e il contesto locali».

È con questa convinzione che Morino fonda, nel 2001, World friends onlus - Amici del mondo, l’associazione nata nelle terre d’Africa, che ha qui, e non a migliaia di chilometri di distanza, le sue radici e la sua regia.

(Foto Scalettari)
(Foto Scalettari)

«Le persone ce le portiamo nelle rughe, nella mente, nel cuore»

Ne ha percorsa di strada, il medico, in questi anni. La cosa che più di tutto ha segnato i suoi passi è stata l’incontro con la gente: «Le persone ce le portiamo nelle rughe, nella mente, nel cuore».

A volte diventano anche poesie.
Come quell’uomo
«Seduto contro il muro,
lacrime secche di polvere,
gli occhi chiusi dalle mosche.
Gonfio di fame
senza il ricordo di ieri
senza sapere del mattino».

Uno scorcio della baraccopoli di Kibera, la più grande di Nairobi, attraversata anche dalla ferrovia (Foto Scalettari).
Uno scorcio della baraccopoli di Kibera, la più grande di Nairobi, attraversata anche dalla ferrovia (Foto Scalettari).

Per chi vuole sostenere World Friends onlus di Gianfranco Morino

  

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Versamento sul c/c postale n. 47882527

Entrambi intestati a:

"Amici del Mondo World Friends Onlus"

 
 
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