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martedì 21 settembre 2021
 
Commento all'enciclica "Laudato sì"
 

«Nel 2050 per sopravvivere serviranno tre pianeti»

26/02/2016  È la provocazione lanciata dal più noto meteorologo e climatologo italiano commentando l'encliclica di papa Francesco, la prima di un pontefice sui temi dell'ecologia e della cura dell'ambiente. «Se lasciamo tutto com'è, entro fine secolo la temperatura potrebbe salire di 5 o 6 gradi e il livello del mare aumentare di circa un metro, con conseguenze disastrose. E ancora: «Abbiamo passato il limite, bruciamo più risorse di quelle che la Terra possa garantire».

L'enciclica “Laudato si'” di papa Francesco, il primo testo nella storia della Chiesa ad aver trattato in maniera sistematica il tema dell'ecologia, ci spinge ad allargare lo sguardo e pone le basi per un futuro diverso: il solo possibile. A dirlo non è un religioso, ma uno scienziato. E' il meteorologo e climatologo Luca Mercalli, noto al grande pubblico per le sue frequenti apparizioni televisive (in particolare per la pluriennale partecipazione alla trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio). Durante un pomeriggio di studio organizzato dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Torino, dialogando con il teologo don Bruno Bignami, Mercalli ha posto l'attenzione sulle basi scientifiche dell'enciclica. Basi solide, che affondano le radici in almeno duecento anni di studi e che hanno nel mondo cattolico esponenti di spicco, benché per decenni, in molti ambiti ecclesiastici, la riflessione ambientale sia stata messa ai margini o, peggio, bollata come appartenente a questa o quella corrente politica.

E' in particolare sulla prima parte dell'enciclica che lo studioso si è soffermato. Nei primi capitoli il Santo Padre ci invita a «prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo». E che il pianeta sia in uno stato di forte malessere lo dicono, da tempo, anche le osservazioni scientifiche. Non si tratta di fare inutili allarmismi, ma piuttosto di confrontarsi con dati e numeri che non lasciano scampo. «Viviamo all'interno di un sistema che ha precisi limiti fisici, ma la nostra logica miope ci porta a comportarci come se questi limiti non esistessero» ha ricordato Mercalli, toccando temi che da tempo gli sono cari. Lungo è l'elenco delle “malattie” causate alla Terra dall'azione umana: «il cambiamento climatico, l'acidificazione degli oceani (tema di cui si parla poco, ma che porta con sé conseguenze pesanti per l'ecosistema marino), il buco nell'ozono, lo squilibrio nel ciclo dell'azoto, l'eccessivo uso di acqua dolce, i processi di deforestazione e cementificazione, la perdita della biodiversità, l'immissione nell'ambiente di 140.000 sostanze prodotte dall'uomo, molte delle quali tossiche». 

E sono tutte azioni cui l'enciclica fa, più o meno direttamente, riferimento. Quanto al cambiamento climatico, il meteorologo ha sottolineato che «tutte le rilevazioni ci parlano di un aumento della temperatura, ormai ben al di fuori delle cicliche variazioni naturali. Il luglio 2015 è stato il mese più caldo di sempre e ha fatto, solo in Italia, 15.000 vittime tra gli anziani e le persone più fragili. Durante l'ondata di caldo dell'estate 2003 morirono in tutta Europa 70.000 persone. E' evidente che se situazioni di questo genere diventassero generalizzate, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche». Il fenomeno è da mettere in relazione con l'uso dissennato di combustibili fossili e con la conseguente superproduzione di anidride carbonica: «i livelli non sono mai stati così elevati, almeno negli ultimi due milioni di anni». 

I dati in nostro possesso ci permettono di immaginare alcuni scenari futuri, senza per questo fare della “fanta-climatologia”. «Se lasciamo tutto com'è, entro fine secolo la temperatura potrebbe salire di 5 o 6 gradi e il livello del mare aumentare di circa un metro, con conseguenze disastrose per l'intera umanità, cominciando dalle popolazioni costiere». Quello che Mercalli ha voluto trasmettere ai presenti è un messaggio forte: «abbiamo passato il limite, stiamo bruciando più risorse di quelle che la Terra possa garantire. Di questo passo, nel 2050 per sopravvivere avremo bisogno di “tre pianeti”, il che è ovviamente impossibile». La Conferenza sul Clima svoltasi lo scorso dicembre a Parigi ha parzialmente recepito queste indicazioni e proposto alcuni possibili rimedi per arginare i danni, «ma siamo ancora troppo lenti. La comunità internazionale e il mondo della politica devono capire che non possiamo più permetterci di perdere tempo». Il pensiero del Papa muove da queste indicazioni, però non si ferma qui. 

«Con spirito evangelico, Francesco riesce comunque a guardare verso il futuro in maniera positiva» ha sottolineato don Bruno Bignami, docente all'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Crema-Cremona-Lodi-Vigevano. «Il Pontefice ha avuto la grande intuizione di sottrarre la riflessione ecologica alla sfera dei singoli problemi, per inquadrarla invece in un orizzonte ben più ampio. La “Laudato si'” ci dice che le questioni sociali e quelle ambientali vanno in tandem, che esiste un mondo fatto di interconnessioni, che non possiamo prenderci cura dell'uomo se contemporaneamente non guardiamo al creato». Da san Francesco d'Assisi e papa Paolo VI, tanti sono i riferimenti che il Santo Padre riesce a «sintetizzare in maniera nuova nell'espressione “ecologia integrale”». Vi sono presupposti teorici, ma anche osservazioni pratiche capaci di tenere insieme ambiti diversi. In un passaggio del testo, ad esempio, Francesco riflette sugli Ogm (gli organismi geneticamente modificati). Libero da preconcetti ideologici, «si chiede quali risultati abbia prodotto, finora, l'introduzione di queste colture: gestione monopolistica dei sementi, impoverimento degli agricoltori, perdita della biodiversità». 

Tutti processi che un uomo vissuto nell'America latina ha potuto toccare con mano e che confermano l'assoluta interdipendenza tra ambiente e sviluppo umano. Nella logica dell'ecologia integrale trovano posto tanti interventi: dalle azioni, ormai improrogabili, che spettano al mondo della politica fino a quei piccoli, ma preziosi segni di attenzione al creato che ognuno di noi può mettere in atto (limitare i rifiuti, usare bene il cibo di cui disponiamo, scegliere, quando possibile, mezzi di trasporto a basso impatto inquinante, puntare sulle risorse rinnovabili). Il tutto racchiuso in uno sguardo complessivo: «la cultura della cura contro quella dello scarto».

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