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lunedì 15 agosto 2022
 
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Nella Bibbia gli esempi che consolano chi non ha il dono di un figlio

24/01/2022  Giovanni Gentili e Maria Rosaria Fiorelli, genitori adottivi, affrontano il tema della infertilità: «Chi sta vicino alle coppie che soffrono è prodigo di consigli. Invece spesso c'è semplicemente bisogno di tempo, di vicinanza, accoglienza, ascolto, ma soprattutto di normalità»

Si intitola E voi, ancora niente figli? (San Paolo) il testo scritto a quattro mani da Giovanni Gentili e Maria Rosaria Fiorelli. Lui ingegnere, lei insegnante di liceo, entrambi consulenti familiari, collaborano alle attività che i Frati minori dell’Umbria propongono per i fidanzati e per le giovani coppie di sposi e hanno dato vita al ritiro “Conta le stelle” per chi è alle prese con l’infertilità.

Cinque coppie bibliche per parlare di fecondità/infecondità. Cosa ci raccontano?

«Nel libro ripercorriamo la storia di coppie bibliche, per la maggior parte infertili. Ogni coppia ci riconsegna comportamenti e dinamiche umane, aspetti della vita di coppia e della relazione con Dio. Non sono storie perfette, anzi, sono spesso segnate da peccato, contraddizioni, fallimenti. Tutte sono proprio come noi, alternano grandi sì e grandi cadute, momenti di fiducia nella promessa di Dio e momenti di bassezze tutte umane. Ogni coppia ci permette di rileggere una tematica: Giobbe e la moglie ci aiutano a riflettere sul dolore, Adamo e Eva ci consegnano la missione degli sposi, Abramo e Sara la voglia di risolvere da soli le situazioni…fino a Maria e Giuseppe, che ci permettono di contemplare i frutti del sì alla chiamata di Dio nella propria storia, anche se è diversa da come l’avevamo immaginata. Ma mi fermo, non voglio spoilerare troppo!».

Nel libro parlate della differenza tra fertilità e fecondità. Che valore hanno le parole?

«Le parole distinguono e definiscono la realtà: la fertilità è data dalla natura, si riceve, la fecondità è la scelta di portare frutto, e possiamo abbracciarla in ogni condizione, tutti, sempre nella vita, anche da singoli, anche se infertili. La fecondità è molto di più della fertilità, perché, se è vero che la vita non passa dal tuo corpo, passa, tuttavia, dalla tua coppia, da quel “sì” pronunciato all’inizio e si nutre di tanti altri “sì” fino al punto che l’amore trabocchi nella possibilità di donarsi agli altri, a un altro, a un figlio. La fecondità è la realizzazione di una chiamata, è la risposta a un Tu, il Signore, che ci chiama, che ci raggiunge nella nostra realtà, anche nella condizione di infertilità, là dove siamo, così come siamo. E’ la “chiamata  a portare frutto secondo la vocazione specifica di ogni coppia” e consente di fare spazio all’altro in modi sempre diversi e straordinari».

 

 

 

Che consigli date a chi si chiede “perché proprio a me”?

«Nella vita non esiste l'immunità al dolore, essere “retti” non garantisce di non soffrire, di non imbattersi nei problemi. Vale anche per l’infertilità. Perciò questa domanda, sebbene spontanea, non può trovare una risposta. La storia di Giobbe riletta nel libro, tuttavia, ci racconta della nostra libertà di fronte al dolore: non siamo destinati a subirlo, ma siamo chiamati a scegliere come reagire. “Possiamo incattivirci, amareggiarci, piangerci addosso, persino allearci con la sventura e accomodarci in essa, e vivere della compassione nostra e altrui, possiamo fuggire, eluderlo, volgere lo sguardo, voltarci altrove, cercare scorciatoie o accettare il macigno della colpa, oppure possiamo accettare il suo buio, nonostante la paura, e attraversarlo.”  A Giobbe che si sfoga con Lui, ma non fugge, Dio presterà il suo sguardo, per scoprire che non è solo in quel dolore, che attraverso questo farà verità sulla sua fede e sulle sue relazioni, per andare oltre la logica del merito e accogliere la propria storia».

E a chi sta vicino a una coppia che soffre  (parenti o amici…) 

«Chi sta vicino, solitamente reagisce con zelo o con imbarazzo, in entrambi i casi sente il desiderio di risolverti la situazione, di offrirti consolazione, di suggerire vie efficaci, e allora, con le migliori intenzioni e per grande affetto si prodiga in ipotesi, incoraggiamenti, suggerimenti, aneddoti e condivisioni …non richiesti, dalla dieta ai consigli spirituali.  È da questa esperienza che accomuna moltissime coppie infertili, che nasce il titolo del libro. Invece spesso una coppia nella sofferenza ha semplicemente bisogno di tempo, desiderio di vicinanza, accoglienza, ascolto, ma soprattutto di normalità». 

Quando e come siete giunti alla scelta dell’adozione

«L’adozione è una chiamata, non l’alternativa all’infertilità. Poco dopo sposati abbiamo aperto i cantieri, ma la vita non ha risposto. E’ iniziato un tempo di disorientamento, che poi è diventato dolore, rabbia, …e, poi, abbiamo attraversato una fase di diagnosi che, però, non ci ha indicato “cosa aggiustare”, perché siamo una coppia sine causa, di quelle cui la scienza non sa dare risposta. Abbiamo avuto sempre chiaro che le soluzioni cliniche non fossero la via per noi…finché un giorno il mio ginecologo ci ha parlato di adozione.  Ci siamo messi in cammino, cercando di capire, di conoscere questo mondo ed è grazie al percorso fatto con i servizi territoriali e al non essere rimasti soli che abbiamo compreso che era la nostra chiamata, che era un percorso complesso, ma di sicuro possibile. A distanza di sei anni abbiamo incontrato i nostri figli: uno in Italia, uno in Colombia».

 
 
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