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lunedì 06 dicembre 2021
 
 

Nella periferia di Roma centro

19/01/2014  Il Papa in visita nella parrocchia del Sacro cuore di Gesù, a due passi dalla stazione. Incontra immigrati, senza fissa dimora, malati, ragazzi e anziani, i fedeli di quella che lo stesso parroco definisce: "una parrocchia della periferia di Roma centro"

Gli striscioni sono scritti a mano: "Benvenuto Francesco". Il Papa ascolta in piedi il saluto del parroco e poi dei bambini, bianchi e di colore, che si alternano al microfono. Piove a dirotto a Roma, ma il Papa non prende l’ombrello. Abbraccia quanti sono venuti a incontrarlo in via Marsala, a due passi dalla stazione Termini, nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio. Appena duemila abitanti, ma una grande struttura gestita dai salesiani, che anima il territorio e dà ascolto e accoglienza alle tante povertà che si raccolgono attorno alla stazione. Il parroco, don Valerio Baresi, ha visto il quartiere via via trasformarsi. Dai quindicimila di un tempo agli abitanti di oggi, con le case sostituite da alberghi a ore, bed and breakfast, bar. Nel cortile dell’oratorio, voluto da don Bosco e che il santo ha visitato venendo a Roma, i fedeli sono stipati per vedere Francesco.
Il Papa ringrazia per il calore, “nonostante la pioggia”. E invita tutti a pregare per lui. Poi l’incontro con alcuni migranti e rifugiati, con i senza fissa dimora che della stazione hanno fatto la loro casa. Ma anche con i bambini battezzati nello scorso anno, con le famiglie, con i malati della parrocchia. Si intrattiene con loro fino alle sei, in un incontro riservato, mentre gli altri parrocchiani attendono in chiesa.
“Rallegriamoci, non c’è spazio per la tristezza in questo giorno”, cantano i ragazzi accompagnati da chitarre e flauti. Il Papa entra in processione, si alzano tante mani, anche dal folto gruppo delle suore, a scattare foto con i telefonini. Ai primi posti i portatori di handicap, per terra, gambe incrociate, alcuni bambini. A loro il Papa ripete di avere fiducia in Dio: “Questo è il segreto del successo nella vita, avere fiducia in Dio”.
Commentando il Vangelo del giorno, riprende alcune osservazioni già fatte nel corso dell’Angelus: “Gesù è chiamato l’Agnello che toglie il peccato del mondo. Come fa a togliere il peccato dal mondo? Con la sua mitezza, Gesù non ha mai lasciato la sua mitezza, era lì, fra la gente, guariva tutti, insegnava, pregava: Tanto debole Gesù, come un agnello, ma ha avuto la forza di portare su di sé tutti i nostri peccati, tutti”. Il Papa ricorda che qualcuno può dire: “Padre, lei non sa la mia vita, ne ho uno che non posso portarlo neanche con un camion. Tante volte, quando guardiamo la nostra coscienza ne troviamo alcuni grossi, ma lui li porta, è venuto per quello, per fare la pace nel mondo, ma prima nel cuore. Forse ciascuno di noi ha una tormenta nel cuore, un buio, forse si sente triste per una colpa. Lui è venuto a togliere tutto quello, Lui ci dà la pace, Lui perdona tutto, ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato, ma con la radice e tutto”. E insiste: “Dobbiamo crescere nella fiducia in Gesù. Tante volte abbiamo fiducia in un medico, è buono quello, abbiamo fiducia in una persona, i fratelli e le sorelle sono per aiutarci ed è buono avere questa fiducia umana, ma dimentichiamo la fiducia nel Signore. Questa è la chiave del successo nella vita: la fiducia nel Signore, il Signore guarda la nostra vita. Allora ‘io mi affido a te”: questa è la scommessa che dobbiamo fare. E Lui mai delude. Sentite bene voi ragazzi che cominciate la vita adesso: Gesù mai delude”.
Papa Francesco chiede a tutti di chiudere gli occhi e di immaginare la scena di Gesù che passa dal Battista, in riva al fiume. “E sentiamo la voce di Giovanni: Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Guardiamo Gesù e, in silenzio, ciascuno di noi, dica qualcosa a Gesù dal suo cuore. Il Signore Gesù che è mite, buono, che è un agnello ci accompagni nella strada della nostra vita”.
Nessun discorso preparato. Il Papa parla a braccio. Una festa vera per il quartiere, una visita lunghissima - cominciata alle 16 e che si protrae fin dopo le otto di sera – per una parrocchia multiculturale che, pur essendo al centro di Roma, incrocia ogni giorno quelle periferie esistenziali tanto care a Francesco. “Una periferia di Roma centro”, come l’ha definita il parroco nel saluto finale al Papa. Don Baresi, a nome della comunità, esprime un grazie semplice e sincero: “Sei riuscito in pochi mesi a conquistare il nostro cuore, a risvegliare la sete di una fede profonda che vuole farsi annuncio.  Come vorremmo che questa sera non finisse mai”.

 
 
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