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sabato 16 ottobre 2021
 
 

Nella Villa del Papa

08/08/2014  Viaggio a Castelgandolfo nelle Ville del Papa,da qualche mese aperte e piccoli gruppi di turisti. Giardini favolosi, fontane, boschi. Con una fattoria e l'orto dove crescono anche le zucchine di Obama.

Il bastione dei papi è il belvedere più poderoso e celato del mondo. C’è il mare Tirreno là in fondo. Il vento s’insinua tra lecci secolari e spiffera attorno ai cipressi. La Villa è irta di storia, racconta secoli di fulgore e anni d’abbandono, narra di imprese edilizie e archeologiche, natura come architettura, memoria che torna fino alla mitica Albalonga e memoria che si inchioda alla più straordinaria opera di salvezza di un papa, Achille Ratti, Pio XI, che aprì la Villa agli sfollati dei Castelli nel 1944, trasformando per sei mesi le Ville Pontificie in uno sterminato bivacco di popolo che cercava riparo dalla guerra. Dice Osvaldo Gianoli, direttore delle Ville Pontificie di Castelgandolfo: “la Villa è un libro della storia, si voltano le pagine una sopra l’altra”. Ora Papa Francesco ha deciso di aprire al pubblico lo scrigno sul lago, Versailles dei Colli Albani, residenza estiva non più esclusiva di un capo di Stato. Jorge Mario Bergoglio lo ha deciso a gennaio e da marzo piccoli gruppi di turisti possono vedere la Villa. Sono venuti gli handicappati dell’Unitalsi, centinaia di bambini delle scuole e poco più di duemila turisti, frutto della collaborazione con i  Musei Vaticani. Prove di Versailles vaticana, analisi, test e collaudo di un futuro che forse verrà. Le Ville Pontificie sono un patrimonio immenso di tutto, di pietre e di botanica, ma sono anche una chiesa aperta, calligrafia del silenzio e della meditazione, sintassi di alberi, prati e fontane, relazione mirabile tra le opere dell’uomo e le opere di Dio. Eppure Francesco non fa vacanze, nemmeno qui. Per la gente di Castelgandolfo e dei paesi vicini è quasi un accidente. Il direttore Gianoli invita a riflettere: “Dobbiamo metabolizzare il cambiamento e convincersi che se c’è la gente è come se ci fosse il papa”. E’ stata la splendida risolutezza del papa ad aprire la Villa più velata del mondo. Sono 55 ettari di Stato Pontificio, 11 più della Città del Vaticano, 10 chilometri di strade interne e di siepi di busso e mortella. Un tempo qui sorgeva l’Albanum Domitiani, la grandiosa residenza di campagna dell’imperatore Diocleziano, persecutore di cristiani. La storia fa strani giri di giostra. Nel 1200 una famiglia genovese i Gandolfi, da cui il nome Castelgandolfo, eresse sulla rovine una rocca quadrata. Secoli di lotte e di passaggi di proprietà finché Clemente VIII ne prese possesso e con un decreto lo dichiarò “patrimonio inalienabile della Santa Sede”. Urbano VIII, papa Barberini, eletto nel 1623 l’ama moltissimo, restauri, lavori importanti, lascia aperti i giardini alla gente. Vi soggiorna a lungo con piacere. Nel 1870 quando i bersaglieri entrano a Roma la residenza finisce dimenticata, nonostante la Legge delle Guarentige l’aveva inclusa tra le pertinenze papali. La riapre Pio XI dopo i Patti Lateranensi e vi si dedica con passione. Compera alcuni orti verso Albano, avvia una piccola fattoria agricola. Il suo stemma, tre palle con l’aquila, si vede in ogni dove. Ne era talmente innamorato che tra il 1934 e il 1938 si ferma sei mesi all’anno. Piace a Pacelli, un terzo del pontificato lo passa qui. E qui muore il 9 ottobre 1958. Come Paolo VI trent’anni dopo. Roncalli fu il primo papa a recitare l’Angelus la domenica in estate a Castello. Don Giacinto di Polito e i pellegrini della sua parrocchia di Casciano Murlo, in provincia di Siena, oggi hanno il privilegio di vedere ciò che dal tempo di papa Barberini è rimasto nascosto. Lo stupore sorride sui loro volti. Negli anni Trenta sono stati fatti importanti lavori di scavo. Così oggi si può ammirare il teatro di Diocleziano, la strada romana, statue equestri, terracotte. E’ un trionfo di alberi, lecci di 500 anni, querce e filari di cipressi che neppure nel San Guido di Carducci, migliaia di ulivi secolari, laghetti e nefee. C’è l’ulivo del Getzemani regalato da re Hussein a Paolo VI durante lo storico viaggio a Gerusalemme 50 anni fa, cedri del Libano, sugheri. Oltre un boschetto in uno dei luoghi più nascosti la Fontana della Madonna era la meta giornaliera di Joseph Ratzinger, che sbriciolava un po’ di pane per i pesci. Il giardino è una scultura di verde e di pietra, con il breve intermezzo del colore dei fiori. Della grande Villa e della fattoria si occupano 55 persone. Sperimentano innesti e hanno creato una varietà bianca e gialla di ibisco, che hanno intitolato a Giovanni Paolo II. La collaborazione con l’Orto botanico di Firenze è una sinergia importante. La Villa è una scenografia che cambia e sorprende: i resti delle scuderie di Diocleziano, il Criptoportico meglio conservato e più lungo del mondo, i giardini all’italiana, composizioni da Anni Trenta, boschi e prati di erba medica. La produzione agricola è ultrabiologica, 700 litri di latte al giorno, yogurt e formaggi venduti in Vaticano, uova, polli e galline che beccano i resti della lavorazione delle ostie delle Clarisse qui vicino. L’orto è uno spettacolo di ordine e qualità. I semi di Michelle Obama li hanno piantati oltre il sedano, zucchine gialle buonissime. C’è una fila lunghissima di lavanda sulla quale ronzano api. In fondo alla Villa, praticamente davanti ad Albano, la stalla ospita manze di razza frisona. Poco fa è nato un vitello.

Alberto Bobbio

 
 
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