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venerdì 06 dicembre 2019
 
Roma
 

Neofascisti romani. I neri che fanno paura (e non sono gli immigrati)

29/09/2017  Una giovane famiglia italiana di origine eritrea ottiene regolarmente una casa popolare, prima occupata abusivamente da una famiglia italiana. Ma interviene “Roma ai romani”, che difende gli abusivi contro questi “italiani dalla pelle nera”. Risultato: la famiglia rinuncia alla casa. È la seconda volta che succede, in pochi mesi. Ecco chi sono i neofascisti e qual è la strategia della galassia nera della capitale.

Puntano ad occupare la grande periferia romana, dove cresce povertà e criminalità organizzata. Usano la guerra ai migranti come un ariete, in grado di penetrare nel disagio. Creano consenso, sanno che gli scontri con le forze di polizia li possono usare come una carta per accreditarsi in quelle strade e quartieri da decenni abbandonati dalla politica, dalle amministrazioni, dai media. Si chiamano “Roma ai romani”, sono una costola – “antagonista” – di Forza nuova, l'organizzazione dell'estrema destra neofascista fondata vent'anni fa. Alimentano la xenofobia, la caccia allo straniero, inserendosi nei conflitti sociali o nelle curve dello stadio.

Il Blitz in via Giovanni Porzio

L'ultimo blitz – portato avanti da una trentina di militanti – è finito ieri con quattro arresti e una famiglia italo-eritrea costretta ad abbandonare, almeno per il momento, la casa popolare dell'Ater ottenuta dopo una lunga attesa, in via Giovanni Porzio, tra il Corviale e il Tufello. I militanti neofascisti hanno provato a bloccare l'ingresso della famiglia (madre, padre e un figlio piccolo), arrivata nella zona per entrare in un appartamento in un palazzone di ediliza popolare. Loro, assegnatari regolari, che avevano ottenuto l'alloggio dopo anni di attesa, si sono trovati la casa occupata – abusivamente – da una famiglia italiana.

La Polizia locale di Roma capitale era intervenuta, per aiutare la famiglia di origine eritrea ad entrare nei locali. Si sono trovati di fronte quel gruppo di una trentina di militanti dell'estrema destra, guidati dal leader di “Roma ai romani” Giuliano Castellino, pronti a far rientrare gli occupanti abusivi, impedendo alla giovane famiglia eritrea di prendere possesso della casa. Prima slogal, poi spintoni e alla fine il lancio di pietre, con il ferimento di due agenti.

Azione fermata dall'intervento della Polizia che ha arrestato per resistenza a pubblico ufficiale tre militanti di Forza nuova – compreso Giuliano Castellino – e un residente del posto. Alla fine la famiglia italo-eritrea ha lasciato la casa e il quartiere. Forse seguirà il destino di altri migranti che nella Roma sempre più intollerante – dove in tanti soffiano sul fuoco della xenofobia – vuol dire rinunciare ai propri diritti, all'abitazione popolare, a una vita minimante dignitosa. Già all'inizio dell'anno una famiglia di origine egiziana aveva rinunciato – dopo scontri e proteste – alla casa ottenuta mettendosi in fila per anni. Anche in quel caso gli occupanti italiani abusivi erano stati difesi dall'organizzazione neofascista. Diritti negati, un'ostilità sempre più pericolosa, con l'estrema  destra xenofoba alla conquista di consensi e spazi politici.

Da poco più di un anno Giuliano Castellino – volto noto del neofascismo della capitale, finito ieri agli arresti – con l'organizzazione “Roma ai romani” guida il progetto dell'area neofascista della capitale di conquista dei consensi nelle periferie. Pochi slogan e tanti muscoli, scontri e social network (anche se ieri Facebook ha chiuso la loro pagina, che aveva circa 15 mila follower), per racimolare consenso e militanza nelle aree più estreme della capitale.

(Foto in Alto: le forze dell'ordine intervenute in via Giovanni Porzio a Roma, ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

La "galassia nera" romana

  

La galassia nera romana è da sempre la più numerosa e, per alcuni aspetti, pericolosa del Paese. È anche la più divisa, con sigle che a volte raggruppano poche decine di militanti. Ci sono spesso dietro i “vecchi maestri”, gli ideologi del neofascismo degli anni '70 e '80, sempre attivi, pronti a far schierare i giovanissimi con il braccio teso, mandandoli avanti quando si tratta di menare le mani.

I poli principali sono due: da una parte Casapound, che a Roma ha la sede nazionale nel quartiere multietnico dell'Esquilino e diverse migliaia di attivisti. Tanto marketing, ma anche un culto dello scontro che riassumono nello slogan “Nel dubbio mena”. Un militante storico dell'organizzazione, Alberto Palladino detto Zippo, ha visto pochi giorni fa la conferma da parte della Cassazione di una condanna per l'aggressione con colpi di bastoni e spranghe di alcuni giovani militanti del Pd.

Dall'altra c'è Forza nuova, la sigla di Roberto Fiore, forte di collegamenti internazionali ereditati dalla passata esperienza del leader di cofondatore  di Terza posizione, sigla attiva alla fine degli anni '70. C'è poi Militia, riconducibile a Maurizio Boccacci, ex Movimento politico, già condannato per le sue posizioni antisemite e xenofobe. Era in prima fila, nel 2013, quando ad Albano i neo fascisti italiani salutarono con le braccia tese il corpo del gerarca nazista Eric Priebke. Ed era sui primi banchi del pubblico nelle udienze di Mafia Capitale, pronto a non perdere una parola della deposizione del nero Massimo Carminati.

Ci sono poi gli ex Nar, come Luigi Aronica, detto “er pantera”, che oggi non perde una manifestazione di “Roma ai romani”, schierato al fianco di Castellino. Personaggi e gruppi magmatici e pericolosi. La Questura – divenuta nei loro comunicati un nemico da insultare – già da tempo ha segnalato l'ascesa violenta del gruppo, proponendo la misura della sorveglianza speciale – che verrà discussa il prossimo 3 ottobre – per lo stesso Castellino. Una nebulosa in ebollizione, con nuove alleanze, inimmaginabili fino a poco tempo fa.

La lunga marcia di “Roma ai romani” è partita un anno fa. La prima apparizione in pubblico è davanti a Montecitorio e in largo del Nazzareno, dove lo scorso febbraio erano scesi al fianco di tassisti e ambulanti “No Bolkestein”. Ma fin dall'inizio hanno puntano alle periferie, con un unico obiettivo: colpire gli stranieri, i migranti, i rifugiati.

“La feccia” è il nome usato dall'altra organizzazione che a Roma sta mettendo radici, Generazione identitaria. Negli ultimi due mesi i militanti dell'organizzazione legata a Forza nuova hanno organizzato almeno tre ronde notturne nella capitale. Prima al Tiburtino III, zona periferica tradizionalmente di sinistra, nonostante i divieti che erano arrivati dalla Questura. Poi a Villa Borghese, dopo la violenza subita da una donna polacca. E ancora a Colle Oppio, zona sotto il controllo di Casapound, segno di una alleanza, o almeno di un patto di non conflittualità. Cercando lo scontro, conquistando terreno, puntando al consenso dove la politica non arriva più. In attesa della prova di forza, quella marcia su Roma del 28 ottobre che Forza nuova ha messo in calendario.

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